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7.12.13

Ismaël Jude: Gilles Deleuze, théâtre et philosophie, La méthode de dramatisation, éd. Sils Maria, « De nouvelles possibilités d’existence », 2013


Ismaël Jude, Gilles Deleuze, théâtre et philosophie, La méthode de dramatisation, éd. Sils Maria, « De nouvelles possibilités d’existence », 2013. 226 p. ISBN : 978-2-930242-64-4. Diffusion Vrin.

La notion de « dramatisation » a été formulée par Gilles Deleuze en 1967 dans 
Différence et répétition pour être délaissée ensuite. Cet ouvrage tâche de clarifier le sens de ce concept en distinguant une acception « dramatique » d’une acception « scénique ». Deleuze n’ayant cependant pas énoncé explicitement de théorie de la scène, une partie de l’entreprise vise à déduire l’hypothèse de cette définition. Cette déduction suppose un « retour aux sources ». Il s’agit non seulement de relire attentivement les textes de Deleuze mais aussi des auteurs qu’il commente, critique ou utilise à ses propres fins, tels que : Platon, Aristote, Kant, Hegel, Simondon, Nietzsche ou Kierkegaard. Un remaniement de la méthode de division platonicienne et de la méthode transcendantale kantienne associé à l’élaboration du concept de répétition à partir de l’éternel retour nietzschéen et de la reprise kierkegaardienne permet d’énoncer l’agencement conceptuel du drame, de la scène et de la répétition. Ainsi l’approche spéculative assumée de cet ouvrage se veut résolument tournée vers les aspects les plus pratiques de la scène. Cet ouvrage est la thèse de Doctorat soutenue par Ismaël Jude sous la direction de Denis Guénoun en 2012.

31.8.13

L'immagine del pensiero: Filosofia e Performance - XX Edizione del Festival Crisalide @ Forlì, 5-10 settembre 2013


La ventesima edizione del Festival Crisalide (Forlì, dal 5 al 10 settembre), ideato e organizzato da Masque Teatro, è un intreccio distillato di filosofia e performance. L’immagine (dogmatica) del pensiero, uno dei principali bersagli critici del pensiero di Gilles Deleuze, viene assunta come linea guida di riflessione da Masque per riflettere sulla tessitura di regole precostituite che indirizzano, limitandolo, l’atto del pensare. L’immagine del pensiero sarebbe un sistema di coordinate e di orientamenti che “anticipano” l’atto filosofico e designano il presupposto implicito che il pensiero si dà di se stesso come “naturale” e “universale”: naturalmente indirizzato al vero nonché universalmente giusto. In altre parole, è solo un'illusione credere di pensare “liberi”, svincolati da sovrastrutture, metodi, modalità  all’interno delle quali viaggia il pensiero. Lo sforzo di Deleuze si esplica allora nella volontà di inventare, a forza di sperimentazioni, un pensiero libero e strettamente legato alla realtà dei fatti – non “universale” o “Vero”, ma vitale e concreto. Un ritorno agli scritti del grande filosofo novecentesco, dopo l’affondo dedicato ai concetti di minorità e normalizzazione e a Felix Guattari con il progetto triennale Winter Years (2010>2012).
A partire da queste riflessioni Crisalide si propone di esplorare diverse modalità di esercizio creativo, sul piano della composizione artistica così come sul piano filosofico, privilegiando quegli interventi che si propongano come reale produzione di pensiero, che possano creare quelle condizioni di incontro, di «imbattersi fortuito», necessarie alla produzione di “una nuova capacità di pensare”.         
Vent’anni fa nasceva il Festival non come vetrina ma come luogo dove potessero nascere e svilupparsi scambi di pensiero e confronto tra artisti e pensatori. L’Ex Filanda Maiani è diventata nel tempo il punto di riferimento per una messa in discussione non solo del fare teatrale e performativo ma anche per una messa in campo di alcune questioni teoriche che si muovevano dentro e fuori dalla scena. Obiettivo chiaro da sempre è stato per il Festival trovare vie di pensiero che potessero scardinare i dogmi, anche teatrali, e mettere in luce la forza propulsiva che risiede nel ricchissimo mondo delle marginalità produttive.
Crisalide XX | il programma nel dettaglio:
Il Festival inaugura giovedì 5 settembre con il laboratorio filosofico Critica della Ragion Creativa, ideato e coordinato da Paolo Vignola con i filosofi Vincenzo Cuomo,  Eleonora de Conciliis, Riccardo Baldissone, Alberto Martinengo,  Alessia Solerio. Il Laboratorio, uno dei primi esperimenti del genere in Italia, suddiviso in due sessioni, una mattutina di dibattito interno e una pomeridiana (dalle 15 alle 18, Palazzo Albertini - Piazza Saffi, 50) aperta al pubblico, indagherà lo stato di salute della creatività e la sua deleteria captazione da parte dell'industria culturale, dell'economia della conoscenza e dei loro dispositivi di potere. Alle ore 19 ci sarà il vernissage sempre a Palazzo Albertini di 10x12, la retrospettiva dedicata al fotografo di scena Enrico Fedrigoli (fino all’8 settembre). Alle ore 21 all’Ex Filanda Maiani (Via Orto del fuoco, 3) la danzatrice e coreografa Simona Bertozzi presenta Bird’s eye view il suo assolo “a volo d’uccello” che, quasi fosse un lungo piano sequenza, mostra esercizi di mimetismo e trasfigurazioni di immagini che rimandano al volo, al frullo e al respiro e che, smaterializzandosi nel momento stesso in cui si svelano, hanno tutto il fascino di un’apparizione fantasmagorica. Alle ore 22 verrà proiettato Filosofia80, il documentario che contiene contributi di Massimo Cacciari, Carlo Sini, Gianni Vattimo e Vincenzo Vitiello che racchiudono il distillato delle tendenze della filosofia italiana a cavallo tra la fine degli anni 70 e gli inizi degli anni 80. Viene presentato dal filosofo Rocco Ronchi che ha contribuito alla sua ideazione.
Venerdì 6 settembre continua l’apertura al pubblico del laboratorio filosofico Critica della Ragion Creativa (dalle 15 alle 18) e la mostra fotografica di Enrico Fedrigoli (dalle 19 alle 20:30, entrambi a Palazzo Albertini). Gli spettacoli, all’Ex Filanda Maiani, iniziano alle 20:30 con Francesca Proia che presenta Voce Lattea (in replica alle ore 21) una “lettura terapeutica” in cui la voce produce una “vibrazione curativa” che avvolge gli spettatori. A seguire (ore 21:30) la performance Il presente di Eleonora Sedioli. La performer, raggiungendo posture ai limiti del contorsionismo, abita una superficie metallica sospesa su tre pistoni pneumatici che variano il profilo imponendo perimetri variabili. La serata prosegue (ore 22) con l’intervento filosofico di Florinda Cambria, affezionata ospite del Festival, che parla del gesto e della gestazione del pensare. Alle 23 il concerto di Matteo Ramon Arevalos e Maria Chiara Zenzani chiude l’intesa programmazione della giornata.
Prosegue anche sabato 7 settembre l’apertura al pubblico del laboratorio filosofico Critica della Ragion Creativa (dalle 15 alle 18) e la mostra fotografica di Enrico Fedrigoli (dalle 19 alle 20:30 fino a domenica 8 settembre) entrambi a Palazzo Albertini. La programmazione degli spettacoli apre alle ore 21 all’Ex Filanda Maiani con una presenza internazionale, la danzatrice Myriam Gourfink, che in prima nazionale, dopo il debutto in luglio al Festival D’Avignone, presenta Abois una scrittura coreografica che utilizza la “modificazione delle distanze” come nozione cardine da cui prendere le mosse. A seguire (ore 22) l’incontro con l’artista coordinato da Enrico Pitozzi. Chiude la serata il concerto del compositore e musicista Kasper T. Toeplitz, che propone un “assolo per computer”.
Dream theory in Malaya è la seconda lettura che Francesca Proia propone per aprire la giornata di domenica 8 settembre (ore 19, in replica alle ore 19:30) all’Ex Filanda. Il giovane critico teatrale Lorenzo Donati incontra il fotografo Enrico Fedrigoli in un incontro aperto al pubblico alle ore 20:30, a seguire la performer Silvia Costa (ore 21) presenta Quello che di più grande l’uomo ha realizzato sulla terra. Amore, morte, felicità, dolore, sono le parole chiave che muovono il lavoro di Silvia Costa, sulle quali la performer cerca i gesti per riuscire ad afferrarli. La serata volge alla sua conclusione con l’intervento del filosofo Paolo Vignola (ore 22) sul “disagio della creatività”.
La serata conclusiva del Festival porta a compimento alcuni nuclei tematici e filosofici sollevati nelle giornate precedenti, proponendo Just Intonation (ore 21) di Masque Teatro. Una ricerca forte e precisa della relazione tra corpo e suono. Brecht versus Heidegger. Materialismo e fenomenologia è il titolo dell’esposizione filosofica di Rocco Ronchi (ore 22). Il Festival chiude alle ore 22:45 con il concerto per contrabbasso di Giacomo Piermatti che propone due brani di Stefano Scodanibbio, il musicista e compositore maceratese.
luoghi del Festival

> Ex-Filanda Maiani / Via orto del fuoco 3 - Forlì
> Palazzo Albertini / Piazza A. Saffi, 50 - Forlì
La storia:
CRISALIDE nasce nel 1994, sotto la direzione artistica e l’organizzazione di Masque Teatro con l’intento di far incontrare filosofia e teatro nel territorio complesso della riflessione, ma anche e soprattutto in quello della pratica.
Una pratica capace di dar vita a una comunità e a un’identità, a un linguaggio e a un fare condiviso, una pratica che sappia sapientemente creare un luogo dove le idee possano circolare ed essere partecipate in uno spazio pubblico.
Tra le scorse edizioni: HOW SHALL I ACT? (2012); Why Italy? (2011); Winter Years (2010); Ecosofia. Per una ecologia politica (2009); Dissenso. Un taglio nel caos (2008); I would prefer not to (2007); Atto Libero (2006); Epochè (2004); Felix culpa (2003); Impasse creativa (2002); Pensiero-occhio (2001); Duchamp, Don Chisciotte, Wittegenstein, o il problema della realtà (2000); Fine dell’opera (1999); Atto di creazione (1998); Lo spazio scenico (1997).
Tra gli artisti ospitati: Cindy Van Acker, Socìetas Raffaello Sanzio, Kinkaleri, Mk, Cristina Rizzo, Simon Vincenzi, Motus, Thierry Salmon, Francois Tanguy e Laurence Chable/Theatre du Radeau, Teatro Valdoca, Teatrino Clandestino, Habillé d'eau, Fanny & Alexander, Accademia degli artefatti, Giardini Pensili, Terza Decade, Egumteatro, Ooff-ouro, Alessandro Carboni, Sonia Brunelli e Barokthegreat, Agostino di Scipio, Zapruder, Santasangre, Richard Pinhas e Jerome Schmidt, Dalija Aćin, Snejanka Mihaylova.
Tra i teorici: Raimondo Guarino, Tiziana Villani, Ubaldo Fadini, Antonio Caronia, Rocco Ronchi, Florinda Cambria, Paolo Vignola, Fabio Polidori, Antonio Attisani, Elio Grazioli, Nicholas Ridout, Gianni Zanarini, Silvano Petrosino, Riccardo Caldura, Daniela Cascella, Manola Antonioli.

27.12.12

Laura Cull - Theatres of Immanence. Deleuze and the ethics of performance - Palgrave Macmillan, Uk, October 2012


Theatres of Immanence: Deleuze and the Ethics of Performance is the first monograph to provide an in-depth study of the implications of Gilles Deleuze's philosophy for theatre and performance. Engaging with a wide range of interdisciplinary practitioners including Goat Island, Butoh, Artaud, John Cage, the Living Theatre, Robert Wilson and Allan Kaprow, as well as with the philosophies of Deleuze and Guattari, Henri Bergson and François Laruelle, the book conceives performance as a way of thinking 'immanence': the open and endlessly creative whole of which all things are a part. 

Theatres of Immanence builds upon Deleuze's emphasis on immanence, affect, change and movement to provide new approaches to five key topics in theatre and performance: 1) authorship and collaboration, 2) voice and language, 3) animals in performance, 4) audience participation and 5) time or duration. The book provides an accessible introduction to Deleuze's ideas and draws attention to the ethical dimensions of performance, asking: 'what good is theatre, and particularly immanent theatre, anyway?'


Contents: Immanent Authorship: From the Living Theatre to Cage and Goat Island
Disorganizing Language, Voicing Minority: From Artaud to Carmelo Bene, Robert Wilson & Georges Lavaudant
Immanent Imitations, Animal Affects: From Hijikata Tatsumi to Marcus Coates
Paying Attention, Participating in the Whole: Allan Kaprow Alongside Lygia Clark
Ethical Durations,Opening to Other Times: Returning to Goat Island with Wilson
In-Conclusion: What 'Good' is Immanent Theatre? Immanence as an Ethico-aesthetic Value


LAURA CULL is Senior Lecturer in Theatre Studies at the University of Surrey, UK. She is editor of Deleuze and Performance(2009) and co-editor with Karoline Gritzner of On Philosophy and Participation (2011) – an issue of the journal Performance Research. She has published chapters on Deleuze and performance in the edited collections Deleuze and Ethics andContemporary French Theatre (both, 2011) and a range of articles on Performance and Philosophy including in Theatre Research International (2009 & 2012). Laura is Secretary of Performance Studies international (PSi) and the founder and Chair of the PSi Performance and Philosophy working group.


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19.3.12

Daniele Ninarello: Man Size - Sabato 17 marzo ore 21 Sala delle Scenografie del Teatro Grande


Sabato 17 marzo ore 21

Sala delle Scenografie del Teatro Grande

Coreografia e danza: DANIELE NINARELLO
Musica Music: MASSIMILIANO BARACHINI
Scene: MATILDE SERRINI
Coproduzione: MOSAICO DANZA/FESTIVAL INTERPLAY, CENTRO COREOGRAFICO RETTILARIO/BALLETTO DELL ´ESPERIA
In collaborazione con  Network Anticorpi XL e Festival Insoliti
La performance, ideata, coreografata e danzata da Daniele Ninarello, prende spunto dalla lettura di “Logica della sensazione” di Gilles Deleuze, in cui il filosofo affronta una serie di temi e prospettive esaminando i lavori del pittore Francis Bacon, concentrandosi sulla Figura, sul suo isolamento, sulla struttura materiale che la circonda, e sullo sforzo muscolare e organico che il corpo compie nell’affrontare lo spazio per evaderlo, rendendo visibili le forze e le sensazioni che lo animano. Man Size vuole raccontare con il corpo, un’esperienza emozionale sulla trasformazione che lo spazio esterno, recipiente di storie, induce sullo spazio interno che si fa anima pesante, e viceversa. Si affronta così una danza deforme, una danza intenta a trovare un allineamento con l’intorno, una danza di arti che sembrano ipnotizzarsi nell’ arrangiarsi con fatica per guadagnarsi un angolo comodo in cui restare ad osservare per agire.
Man Size è stato selezionato per CDC- Les Hivernales Avignon 2011- 100% Danse “Quand les régions s’en mêlent…”project supported by Regione Piemonte, Ministère de la culture et de la communication (DRAC Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Côte d’Azur, Rhône-Alpes), Régions Provence-Alpes-Côte d’Azur, Rhône-Alpes, Réseau en scène Languedoc-Roussillon (soutenu par la DRAC et la Région Languedoc-Roussillon), NACRe Rhône-Alpes, l’ARCADE Provence-Alpes-Côte d’Azur, et ouvert à la Collectivité Territoriale de Corse.



19.2.12

La Macchina Desiderante - Gogmagog @ Teatro della Limonaia (Sesto Fiorentino, Fi, 19 febbraio 2012)



Domenica 19 febbraio ore 21.00
Al teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino (FI) Gogmagog in collaborazione con Fosca porta in scena “La Macchina Desiderante” riflessioni sulla nascita dello sguardo e sull’epidemiologia delle credenze, dalla tragedia greca alle tragedie contemporanee liberamente tratto da La macchina infernale di Jean Cocteau e ispirato al pensiero di Guy Debord, Gille Deleuze, Sofocle. Ideazione e regia Caterina Poggesi.



La Macchina Desiderante in collaborazione con Fosca

riflessioni sulla nascita dello sguardo e sull’epidemiologia delle credenze, 
dalla tragedia greca alle tragedie contemporanee

liberamente tratto da  La macchina infernale di Jean Cocteau e ispirato al pensiero 
di Guy Debord, Gille Deleuze, Sofocle

di e con Cristina Abati, Carlo Salvador, Tommaso Taddei, Emiliano Terreni 
ideazione e regia Caterina Poggesi


produzione Gogmagog 2011 con il sostegno di Regione Toscana-Sistema Regionale dello Spettacolo e in collaborazione con Teatro Studio di Scandicci, Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, Fondazione Pontedera Teatro-Pontedera, Armunia, Castiglioncello.


“sei nutrito da una sola unica notte, così che non potresti danneggiare né me nè alcun altro che veda la luce.” “ma dove sono? dove si potrà trovare l’oscura traccia di questa colpa antica?” Edipo Re, Sofocle
                                                                                

Il progetto vuole indagare sulla perdita indecifrabile di processi sociali e politici concernenti la percezione del reale e il destino dell’essere umano. Forze incontrollabili, fuori dall’autorialità del gesto, creano sistemi che, in autonomie feroci, controllano e determinano il vivere, come se avessero esistenza propria al di là della società dei soggetti. La figura mitica di Edipo e la sua lucida e scaltra rielaborazione nell’opera di Cocteau, insieme al pensiero di Debord e Deleuze, ci guidano in questo interrogarsi. Si tratta di una riflessione che, dalla radice insondabile della tragedia e dell’origine della cultura occidentale, tenta di indagare sull’ombra della nostra epoca e sulla sua genesi. Quale bivio? Dove venne smarrita la strada? Dove lo sguardo si fece solo voyeurismo? Dove il desiderio divenne capriccio? Dove venne nascosto il tabù della morte e uccisa la cura? Dove si perse l’esperienza del vivere? Quando si perse la necessità degli approfondimenti? Dove è rimasta la coscienza? Dove assopito l’immaginario? Quale responsabilità hanno ancora le arti performative in rapporto alla società dello spettacolo?

L’azione, come una fiaba, dalla linearità della sua narrazione, si intoppa e comincia a contorcersi suicida e kamikazee senza possibilità di ritorno. Diventa la macchina infernale. Un Tiresia fool cattivo e mediatico, a volte corpo, a volte immagine. Edipo aitante e inconsapevole, idiosincratico maschile. Giocasta violacea, diva, una Isadora Duncan della tragicità contemporanea. Creonte manifestazione dell’evidenza dei fatti, antipatico e puntuale ammonito. Apparizioni solitarie, come quadri isolati che poi intessono traiettorie di incontri improponibili e onirici. La traccia della visione e quella del suono percorrono la durata della pièce quasi fossero estranee e parallele tra loro. Un passo dopo l’altro. Voci della Sfinge, del popolo, del coro, eco di altre dimensioni. La scena essenziale e agile si articola attraverso la partitura della luce che delimita, distrugge e ricrea e va progressivamente a incontrare la visione cieca e soggettiva dell’Edipo. Solo i corpi, gli oggetti e i cromatismi costruiscono la visione, come una sciarada da decifrare. 





1.5.11

JUST INTONATION - MASQUE

Just Intonation epitomises the long research that Masque carried out on Franz Kafka, through the theoretical diagram by Gilles Deleuze. Our new work Just Intonation drops the machines of The Kafka Machine but retains the animal component… waiting for the danger to materialise. Two destinies are at the centre of the story: the destiny of the instrument and the destiny of the figure. There are still the body and the movement who make the form imperceptible. Now, the scene is able to reflect a secret. The secret works in a complete visibility, due to the reproduction of abstract and animal figures that create the effect of something hidden. The body-woman is becoming-secret, hiding nothing, by means of innocence and precision, even at the cost of a frightful technicality.Just Intonation is a work of decoding. The pianist who doesn’t play creates sound by not playing and its musicality is spread in the whole body insofar as it doesn’t utter any music. Everywhere, music is crossed by an abolition line, as language draws sense from an accidental line, in order to free an expressive living substance that speaks by itself and has no need of moulding. In other words, here the sound doesn’t appear as a form of expression but as an “unmoulded substance of expression”, fed by desire, which is a development, a process. Only then it will be able to fight with the weapons at its disposal: sound powers, acoustic impacts and memory acuphens. Just Intonation is a sound body. We move away from the melodic horizontality heading for harmony and long silences: a verticality of glissandi on intensity and frequency, a slight progression with a rhythm broken when originating a body-sound, without any appendage or prosthesis.




MASQUE: JUST INTONATION