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20.5.11

Gilles Deleuze - Che cos'è un dispositivo ?


Cronopio pubblica la prima traduzione italiana della conferenza di Gilles Deleuze tenuta ad un convegno su Michel Foucault a Parigi nel 1988. In questa conferenza, che è anche la sua ultima apparizione pubblica, Deleuze riflette su quel concetto, così decisivo nell'opera di Michel Foucault, che è il dispositivo e al quale non aveva dedicato molto spazio nella sua monografia su Foucault (Cronopio 2009). Concetto polimorfo e trasversale che interrompe e biforca linee e tracciati univoci, che attraversa saperi e discipline, epoche storiche diverse mettendoli in rapporto con il nuovo e l'attuale, il dispositivo è essenziale non solo per comprendere le strutture e le strategie del potere, ma anche i processi di soggettivazione.
"Noi apparteniamo a dei dispositivi e agiamo in essi. La novità di un dispositivo rispetto a quelli precedenti, la chiamiamo la sua attualità, la nostra attualità. Il nuovo è l'attuale. L'attuale non è ciò che siamo, ma piuttosto ciò che diveniamo, che stiamo divenendo, cioè l'Altro, il nostro divenir-altro. In ogni dispositivo, bisogna distinguere ciò che siamo (ciò che non siamo già più) e ciò che stiamo divenendo: ciò che appartiene alla storia e ciò che appartiene all'attuale".

Gilles Deleuze

10.5.11

Che cos'è un dispositivo? - Giorgio Agamben




Il mondo in cui viviamo si presenta come una gigantesca proliferazione e accumulazione di dispositivi, al punto che non vi è oggi un solo istante della vita degli individui che non sia modellato, controllato o contaminato da un qualche dispositivo. Alla radice di ogni dispositivo – dal telefono cellulare alla televisione, dal PC all’automobile – sta, infatti, un desiderio di felicità e la cattura di questo desiderio costituisce la potenza specifica del dispositivo. Ma se i dispositivi non stanno di fronte all’uomo come oggetti neutri di consumo, ma, al contrario, sono proprio loro a creare la personalità di chi li usa, in che modo possiamo far fronte a questa situazione, quale strategia dobbiamo seguire nel nostro quotidiano corpo a corpo coi dispositivi?” 


(Nottetempo, Roma, 2006)