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25.6.12

Maurizio Musto - Karl Marx, Il ritorno del gigante @ Unità 25.06.2012



Se la perpetua giovinezza di un autore sta nella sua capacità di riuscire a stimolare sempre nuove idee, si può allora affermare che Karl Marx possiede, senz’altro, questa virtù.
Nonostante, dopo la caduta del Muro di Berlino, conservatori e progressisti, liberali ed ex-comunisti, ne avessero decretato, quasi all’unanimità, la definitiva scomparsa, con una velocità per molti versi sorprendente, le sue teorie sono ritornate di grande attualità. Di fronte alla recente crisi economica e alle profonde contraddizioni che dilaniano la società capitalistica, si è ripreso a interrogare il pensatore frettolosamente messo da parte dopo il 1989 e, negli ultimi anni, centinaia di quotidiani, periodici, emittenti televisive e radiofoniche, di tutto il mondo, hanno celebrato le analisi contenute ne Il capitale.
Nuovi sentieri per la ricerca
Questa riscoperta è accompagnata, sul fronte accademico, dal proseguimento della nuova edizione storico-critica delle opere complete di Marx ed Engels, laMEGA². In essa, le numerose opere incompiute di Marx sono state ripubblicate rispettando lo stato originario dei manoscritti e non, come avvenuto in precedenza, sulla base degli interventi redazionali cui essi furono sottoposti.
Grazie a questa importante novità e tramite la stampa dei quaderni di appunti di Marx (precedentemente quasi del tutto sconosciuti), emerge un pensatore per molti versi differente da quello rappresentato da tanti avversari e presunti seguaci. Alla statua dal profilo granitico che, nelle piazze di Mosca e Pechino, indicava il sol dell’avvenire con certezza dogmatica, si sostituisce l’immagine di un autore fortemente autocritico che, nel corso della sua esistenza, lasciò incompleta una parte significativa delle opere che si era proposto di scrivere, perché sentì l’esigenza di dedicare le sue energie a studi ulteriori che verificassero la validità delle proprie tesi.
Diverse interpretazioni consolidate dell’opera di Marx vengono, così, rimesse in discussione. Le cento pagine iniziali de L’ideologia tedesca (testo molto dibattuto nel Novecento e da tutti considerato pressoché terminato) sono state pubblicate, per la prima volta, in ordine cronologico e nella veste originaria di sette frammenti separati. Si è scoperto che essi erano degli scarti delle sezioni, del libro in cantiere, dedicate agli esponenti della Sinistra hegeliana Bauer e Stirner. La prima edizione del testo, stampata a Mosca nel 1932, ma anche le numerose e successive versioni, che non ne variarono di molto la sostanza, crearono, invece, l’errata impressione che il cosiddetto “capitolo su Feuerbach” rappresentasse la parte principale del libro scritto da un Giano bifronte (Marx ed Engels), nel quale – secondo gli studiosi sovietici – erano state esposte esaustivamente le leggi del materialismo storico (espressione, per altro, mai utilizzata da Marx), o – secondo il marxista francese Althusser – era stata partorita niente meno che “una rottura epistemologica senza equivoci, chiaramente presente nell’opera di Marx”.
Ulteriore motivo di interesse di questa edizione è l’avanzamento nella distinzione tra la concezione di Marx e quella di Engels. Passaggi precedentemente considerati del tutto unitari vengono letti in modo differente. La frase, oggetto di critiche feroci e difese ideologiche, ritenuta da diversi autori come una delle principali descrizioni della società post-capitalistica secondo Marx (“la società comunista […] regola la produzione in generale e […] mi rende possibile il fare oggi questa cosa, domani quell’altra; la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare”), fu, in realtà, opera del solo Engels (ancora influenzato dalle idee degli utopisti francesi) e del tutto respinta dal suo amico più caro.
Le acquisizioni filologiche della MEGA² hanno prodotto risultati di rilievo anche rispetto al magnum opus di Marx. Nel corso dell’ultimo decennio sono stati pubblicati quattro nuovi volumi, contenenti tutte le bozze mancanti dei Libri Secondo e Terzo de Il capitale – lasciati, com’è noto, da lui incompleti. La stampa di questi testi consente di ricostruire l’intero processo di selezione e composizione dei manoscritti marxiani svolto da Engels (i suoi interventi ammontano a diverse migliaia – cifra inimmaginabile fino a pochi anni fa), nel lungo arco di tempo compreso tra il 1883 e il 1894. Oggi si può valutare, dunque, dove egli apportò consistenti modifiche e dove, invece, rispettò più fedelmente il testo di Marx che pure, occorre affermarlo con chiarezza, non rappresenta affatto l’approdo finale della sua ricerca (incluse le pagine sulla celebre Legge della caduta tendenziale del saggio di profitto).
Non solo un classico
Credere di poter relegare Marx alla funzione di classico imbalsamato, al campo degli specialismi dell’accademia, costituirebbe, però, un errore pari a quello commesso da coloro che lo trasformarono nella fonte dottrinaria del “socialismo reale”. Le sue analisi sono più attuali che mai.
Quando Marx scrisse Il capitale,il modo di produzione capitalistico era ancora in una fase iniziale del proprio sviluppo. Oggi, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica e alla sua espansione geografica in nuove aree del pianeta (in primis la Cina), esso è divenuto un sistema compiutamente globale – che invade e condiziona tutti gli aspetti (non solo quelli economici) della vita degli esseri umani – e le riflessioni di Marx si rivelano più feconde di quanto non lo fossero al suo tempo.
Dopo vent’anni di lodi incondizionate alla società di mercato, pensieri deboli subalterni e vacuità post-moderne, poter ritornare a guardare l’orizzonte sulle spalle di un gigante come Marx è una notizia positiva per tutti quelli che sono impegnati nella ricerca, politica e teorica, di un’alternativa democratica al capitalismo.
SCHEDA 1: La Mega 2
La nuova edizione tedesca (Marx-Engels Gesamtausgabe) si articola in quattro sezioni: la prima comprende le opere egli articoli; la seconda Il capitale e tutti i suoi manoscritti preparatori; la terza l’epistolario; e la quarta i quaderni diestratti. Dei 114 volumi previsti, ad oggi ne sono stati pubblicati 58 (18 dalla ripresa avvenuta nel 1998), ognuno dei quali comprende un amplio apparato critico.
La traduzione italiana (Marx Engels Opere – Editori Riuniti), iniziata nel 1972 e basata sull’edizione tedesca del 1956-68, venne interrotta nel 1990, quando erano stati dati alle stampe solo 32 dei 50 volumi programmati. Di recente le case editrici Edizioni Lotta Comunista e La Città del Sole hanno pubblicato alcuni dei 18 tomi rimanenti.
 SCHEDA 2: Marx oggi nel mondo
Dopo 20 anni di silenzio, si ritorna a scrivere e parlare di Marx in molti paesi. Nel mondo anglosassone sono tornati di moda riviste, convegni e corsi universitari a lui dedicati. In Germania Il capitale è divenuto nuovamente un best seller, mentre in Giappone ha riscosso grande successo la sua versione manga. In Cina è in corso di stampa una nuova mastodontica traduzione (dal tedesco e non – come avvenuto in passato – dal russo) delle sue opere complete e vengono ora pubblicati anche i principali lavori dei “marxisti occidentali”. In America latina, infine,una nuova domanda di Marx è ripresa anche dal versante politico.
SCHEDA 3: In libreria
 Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica, Manifestolibri 2012 (60 € – 631 pp.)
Inventare l’ignoto. Testi e corrispondenze sulla Comune a Parigi, Alegre 2011 (22 € – 300 pp.)
L’alienazione,Donzelli 2010 (7 € – 128 pp.)
Introduzione alla critica dell’economia politica,Quodlibet 2010 (12 € – 136 pp.)
Il capitalismo e la crisi, Derive e Approdi 2009 (15 € – 176 pp.)
Quaderni antropologici,Unicopli 2009 (15 € – 314 pp.)


1.4.12

Karl Marx - Grundrisse - Manifestolibri, It, 2012



Tradotti in italiano per la prima volta all'inizio degli anni Settanta, da decenni ormai introvabili, i "Grundrisse" costituiscono l'opera più inquieta e anticipatrice, nonché controversa, dell'autore del "Capitale". Un grande classico e al tempo stesso un testo che col passare del tempo sembra acquistare impreviste dimensioni di attualità. Primo geniale abbozzo della critica di Marx all'economia politica, i "Grundrisse" (1857-1858) costituiscono il laboratorio più avanzato e avventuroso del pensiero marxiano. Un'opera aperta che coglie sul nascere le tendenze e le dinamiche dello sviluppo capitalistico, e che per la prima volta prende in esame le rivoluzionarie conseguenze dell'applicazione della scienza alla produzione. E al tempo stesso polemizza con le visioni semplificate e consolatorie del socialismo, affacciandosi oltre l'orizzonte della sua epoca. Prefazione di Terrell Carver. Introduzione di Marcello Musto.



Marcello Musto: 
Diffusione e recezione dei Grundrisse nel mondo. Un contributo alla storia dei marxismi


1. 1858-1953: cent’anni di solitudine


Tralasciati nel maggio del 1858 per fare posto alla stesura di Per la critica dell’economia politica, dopo essere stati adoperati per la redazione di questo testo, i Grundrisse non furono quasi piu` riutilizzati da Marx. Nonostante fosse sua consuetudine richiamarsi agli studi precedentemente svolti, trascrivendone talvolta interi passaggi, ad eccezione di quelli del 1861-1863, nessun manoscritto preparatorio de Il capitale contiene, infatti, alcun riferimento a essi. I Grundrisse giacquero tra le tante bozze provvisorie di Marx che, dopo averli redatti, sempre piu` assorbito dalla soluzione di questioni piu` specifiche di quelle che essi racchiudevano, non ebbe dunque piu` modo di servirsene.


Sebbene non vi sia alcuna certezza in proposito, e` probabile che i Grundrisse non siano stati letti dallo stesso Friedrich Engels. Com’è noto, alla morte, Marx era riuscito a completare soltanto il libro primo de Il capitale, e i manoscritti incompiuti dei libri secondo e terzo furono ricostruiti, selezionati e dati alle stampe da Engels. Nel corso della sua attivita` editoriale, quest’ultimo dovette prendere in esame decine di quaderni contenenti abbozzi de Il capitale ed è plausibile ipotizzare che quando, in fase di sistemazione della montagna di carte ereditate, sfogliò i Grundrisse, dovette ritenerli una versione troppo prematura dell’opera dell’amico – precedente persino alla pubblicazione di Per la critica dell’economia politica del 1859 – e, a ragione, inutilizzabile per il suo proposito. D’altronde, Engels non menzionò mai i Grundrisse, nè nelle prefazioni ai due volumi de Il capitale che diede alle stampe, ne ́ in alcuna lettera del suo vasto carteggio.


Dopo la sua morte, gran parte degli originali di Marx venne custodita nell’archivio del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) di Berlino, ma fu trattata con la massima negligenza. I conflitti politici in seno alla Socialdemocrazia impedirono la pubblicazione dei rilevanti e voluminosi inediti di Marx e pro- dussero anche la dispersione dei suoi manoscritti, cosı` da compromettere, per lungo tempo, la possibilita` di un’edizione completa delle sue opere. Nessuno, inoltre, si occupo` di stilare un elenco del lascito intellettuale di Marx e i Grundrisse restarono sepolti assieme alle altre sue carte.
L’unico brano dato alle stampe durante quel periodo fu l’Introduzione. Essa fu pubblicata nel 1903, sulla rivista Die Neue Zeit, da Karl Kautsky, il quale nella breve nota che accompagno` il testo, la presentò come un «abbozzo frammentario» datato 23 agosto 1857.

Kautsky sostenne che si trattava dell’introduzione dell’opera principale di Marx e, per questo motivo, le diede il titolo di Einleitung zu einer Kritik der politischen O ̈konomie (Introduzione a una critica dell’economia politica). Aggiunse inoltre che: «nonostante il suo carattere frammentario, anche il presente lavoro offre una grande quantita` di nuovi punti di vista». Intorno a essa, infatti, si manifestò un notevole interesse.
Tradotta, inizialmente, in francese (1903) e inglese (1904), prese a circolare rapidamente dopo che Kautsky l’ebbe pubblicata, nel 1907, in appendice a Per la critica dell’economia politica e apparve anche in russo (1922), giapponese (1926), greco (1927), cinese (1930), fino a divenire poi uno degli scritti piu` commentati dell’intera produzione teorica di Marx.  

Nonostante la fortuna dell’Introduzione, i Grundrisse rimasero ancora a lungo sconosciuti. E` difficile credere che, insieme con l’Introduzione, Kautsky non abbia ritrovato anche l’intero manoscritto. Egli, comunque, non vi fece mai riferimento e, quando poco dopo decise di pubblicare alcuni inediti di Marx, si concentrò solo su quelli del 1861-63, che diede alle stampe parzialmente, dal 1905 al 1910, con il titolo di Teorie sul plusvalore.


La scoperta dei Grundrisse avvenne, invece, nel 1923 grazie a David Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels (IME) di Mosca e promotore della Marx Engels Gesamtausgabe (MEGA), l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels. Dopo aver esaminato il Nachlaß di Berlino, egli rese pubblica l’esistenza dei Grundrisse in una comunicazione sul lascito letterario di Marx ed Engels, tenuta all’Accademia Socialista di Mosca nel 1923:
ho ritrovato tra le carte di Marx altri otto quaderni di studi di economia. [...] Il mano- scritto e` databile alla meta` degli anni Cinquanta e contiene la prima stesura dell’opera di Marx [Il capitale], della quale, al tempo, egli non aveva ancora stabilito il titolo, e che rappresenta [anche] la prima elaborazione del suo scritto Per la critica dell’economia politicaIn quella stessa sede affermò inoltre: «in uno di questi quaderni [...] Kautsky ha trovato l’Introduzione a Per la critica dell’economia politica» e riconobbe al complesso dei manoscritti preparatori de Il capitale «straordinario interesse per conoscere la storia dello sviluppo intellettuale di Marx, cosı` come la peculiarita` del suo metodo di lavoro e di ricerca». 


Grazie all’accordo di collaborazione per la pubblicazione della MEGA, stipulato tra l’IME, l’Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte e lo SPD, detentore del Nachlaß di Marx ed Engels, i Grundrisse furono fotografati assieme a molti altri inediti e gli specialisti di Mosca cominciarono a studiarli su esemplari in copia. Tra il 1925 e il 1927, Pavel Veller, collaboratore dell’IME, catalogò tutti i manoscritti preparatori de Il capitale, il primo dei quali erano proprio i Grundrisse. Sino al 1931, essi furono completamente decifrati e dattilografati e nel 1933 ne fu dato alle stampe, in lingua russa, il Capitolo sul denaro, cui fece seguito, due anni dopo, l’edizione tedesca. Nel 1936, infine, l’Istituto Marx-Engels-Lenin (IMEL), subentrato all’IME, riuscì ad acquistare sei degli otto quaderni dei Grundrisse, circostanza che rese possibile la soluzione dei problemi editoriali ancora irrisolti.

Poco dopo, dunque, i Grundrisse poterono essere finalmente pubblicati: furono l’ultimo importante manoscritto di Marx, per giunta molto esteso e risalente a una delle fasi più feconde della sua elaborazione, reso noto al pubblico. Essi apparvero a Mosca nel 1939, a cura di Veller, che ne scelse il titolo: Grundrisse der Kritik der politischen O ̈konomie (Rohentwurf) 1857-1858. Due anni dopo, seguì la stampa di un’appendice (Anhang), che comprese gli appunti di Marx del 1850-51 dai Principi di economia politica e dell’imposta di David Ricardo, le note su Bastiat e Carey, gli indici sul contenuto dei Grundrisse da lui stesso redatti e, infine, il materiale preparatorio (Urtext) a Per la critica dell’economia politica del 1859. La prefazione al libro del 1939, siglata dall’IMEL, evidenziò decisamente il valore del testo: «il manoscritto del 1857-1858, pubblicato per la prima volta e integralmente in questo volume, costituisce una tappa decisiva dell’opera economica di Marx».


Tuttavia, seppure principi editoriali e formato fossero analoghi, i Grundrisse non furono inclusi tra i volumi della MEGA, ma uscirono, invece, in edizione singola. Inoltre, la loro pubblicazione a ridosso della Seconda Guerra Mondiale fece sì che l’opera restasse praticamente sconosciuta. Le 3.000 copie realizzate divennero presto molto rare e solo pochissime di esse riuscirono a oltrepassare i confini sovietici. Successivamente, i Grundrisse non furono inseriti nella Socinenija (Opere Complete) (1928-47), la prima edizione russa degli scritti di Marx ed Engels e per la loro ristampa in tedesco si dovette attendere sino al 1953. Se desta grande stupore che un testo come i Grundrisse, sicuramente eretico rispetto agli allora indiscutibili canoni del Diamat (Dialekticeskij Materializm - Materialismo Dialettico), sia stato pubblicato durante l’era staliniana, bisogna altresì considerare che essi costituivano lo scritto più rilevante di Marx non ancora diffuso in Germania. 


Così, in occasione della celebrazione del Karl-Marx-Jahr (anno di Karl Marx), che coincideva con il settantesimo anniversario della sua morte e il centotrentacinquesimo della nascita, i Grundrisse furono dati alle stampe a Berlino in 30.000 copie. Redatti nel 1857-1858, essi cominciarono a essere letti e scoperti in tutto il mondo soltanto nel 1953. Dopo cent’anni di solitudine.