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14.7.12

Codebreaker - Alan Turing's life and legacy @ Science Museum, London, June-July 2012

Alan Turing is most widely known for his critical involvement in the codebreaking at Bletchley Park during the Second World War. But Alan Turing was not just a codebreaker. Watch this short film and learn how Alan Turing broke codes in both his work and society. Codebreaker is an exhibition developed by the Science Museum to celebrate the centenary of the birth of this pioneering British figure. Find out more on our website http://sciencemuseum.org.uk/turing

8.5.12

Pietro Greco: La profezia di Turing. 2040: quando il computer sarà più intelligente di noi @ L'Unità, 7 maggio 2012


Pietro Greco:
La profezia di Turing.
2040: quando il computer sarà più intelligente di noi

Con l’evoluzione delle idee di uno dei geni del XX secolo verrà superata la potenza di calcolo del cervello umano. E’ la società delle macchine più avanzata

Nel 1936 il sogno del giovane Alan diventò una realtà. La «macchina universale di Turing» è nata in maniera inattesa. 1936: uno studente di 24 anni èalle prese con un problema posto nel 1928, da uno dei più grandi matematici, il tedesco David Hilbert. È noto come l'Entscheidungsproblem, il «problema della decidibilità». In pratica Hilbert si chiede: esiste una procedura rigorosa, automatica e universale in grado di «decidere», se un qualsiasi enunciato matematico che le proponiamo, tipo 2 + 2 = 5, sia vero o falso? David Hilbert è convinto che tutti gli enunciati, in matematica, sono o veri o falsi. E che, dunque, debba esistere un algoritmo per separare il grano dal loglio. Nessuno lo ha trovato quell’algoritmo. Nessuno ha risolto il «problema della decidibilità». Il giovane Turing sta lavorando alla sua soluzione quando, nel 1936, dopo una corsa si assopisce su un prato. Nel dormiveglia intuisce la soluzione: no, contrariamente a quanto si aspettava Hilbert, non può esistere nessuna procedura universale in grado di decidere se ogni e qualsiasi enunciato matematico è vero o falso. Occorre stabilire la veridicità degli enunciati caso per caso. È sognando come si risolve il problema di Hilbert che Turing pensa a una «macchina universale» capace di manipolare simboli. E inventa il computer. Il sogno si trasforma in un articolo scientifico.


L’APPUNTAMENTO È PER IL 2040, AL MASSIMO PER IL 2050. ALLORA, SOSTIENE L’AUSTRIACO HANS MORAVEC, ESPERTO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CELEBREREMO IL DEFINITIVO TRIONFO DEL LOGICO INGLESE, ALAN TURING. 

Nel 2040, nel 2050 al massimo, prevede Maravec, computer abbastanza economici (10.000 dollari o giù di lì) e quindi molto diffusi saranno capaci di effettuare diecimila miliardi di operazioni al secondo e raggiungeranno, così, la potenza computazionale del cervello umano. Sarà quello il momento della «singolarità», l’evento che cambierà il nostro universo cognitivo. Perché da quel momento in poi il computer sarà più intelligente dell’uomo. E la rete di computer formerà una società più avanzata di quella umana.
E se oltre a una mente acuta possiederanno anche un sentimento di riconoscenza, allora quelle macchine non più (semplici) macchine celebreranno un membro della specie perdente che, forse più di ogni altro, ha contribuito a farle nascere: Alan Turing, appunto. Uno dei grandi geni del XX secolo. Quello che, forse, ha modellato il futuro.

FAMIGLIA DI GIRAMONDO

Alan Turing è venuto al mondo a Londra, dopo essere stato concepito in India da genitori giramondo, il 23 giugno 1912: cento anni fa. E, dunque, quest’anno ne celebriamo il centenario della nascita. È stato una persona eccezionale, con una vita eccezionale. Potrebbe essere ricordato per un’intera costellazione di motivi. Per la sua creatività applicata alla logica. Per le sue capacità sportive: correva la maratona come pochi altri al mondo e avrebbe partecipato alle Olimpiadi di Londra del 1948 se non avesse subito un incidente. Per il contributo dato allo sviluppo di Enigma, il sistema capace di decriptare i codici segreti dei tedeschi. Per la condanna inflittagli in quanto omosessuale (un reato in Gran Bretagna, fino al 1967). Per la dignità esibita fino alle estreme conseguenze: rivendicare pubblicamente il diritto ad avere le proprie preferenze sessuali. Per il suicidio conseguente alla umiliante pena in quello che è ritenuto e si ritiene il più libero Paese al mondo. Ma il modo migliore per celebrare Alan Turing, a cent’anni dalla nascita, è cercare di prevedere come il suo pensiero e la sua azione espressi in una breve vita continueranno a modellare, probabilmente per sempre, il futuro dell’umanità.

Alan Turing è, a ragion veduta, considerato il padre sia del computer sia dell’intelligenza artificiale. Nel 1936, infatti, risolse in maniera inattesa l’Entscheidungsproblem, ovvero il «problema della decidibilità» sollevato nel 1928 dal grande matematico tedesco David Hilbert e «inventa» una macchina universale capace di manipolare simboli e quindi di calcolare con grande rigore e precisione. Una simile macchina – che sarà chiamata «macchina universale di Turing» – esiste solo nella mente del ventiquattrenne londinese. Ma entro nove anni, nel 1945, assumerà una consistenza reale e diventerà una macchina elettronica, grazie all’opera di un altro grande logico, John von Neumann. È nato il computer.

A guerra finita, l’ancora giovane Turing inizia a immaginare non solo una macchina calcolante, ma anche pensante. Le sue idee sono la base si cui si fonderà la nuova scienza dell’intelligenza artificiale. I computer e le macchine intelligenti di Turing hanno rimodellato il mondo negli ultimi 60 anni. È per questo che la rivista Nature ha chiesto di celebrare il centenario di Turing battezzando il 2012 «anno dell’intelligenza». Ma è il futuro quello che ci interessa. Perché, grazie alle macchine di Turing, da qui a 30 anni vivremo in un nuovo universo cognitivo. Anche se, probabilmente, dovremo ringraziare Turing non per i motivi immaginati da Hans Moravec. Che i computer supereranno prima o poi le capacità computazionali del cervello umano è scontato. Mentre non è affatto scontato che queste macchine sempre più perfette diventeranno, per questo, più intelligenti dell’uomo. L’intelligenza computazionale è, infatti, solo una componente dell’intelligenza umana. Nulla vieta, tuttavia, che un giorno le macchine di Turing, magari dotato di un corpo sensibile, possano acquisire capacità che definiamo intelligenti in modo superiore a quella dell’uomo. Ma certo non basterà che superino per potenza computazionale il cervello umano.

SCOLARIZZAZIONE ELEVATA

E allora perché diciamo che, da qui a 30 anni, vivremo in un diverso universo cognitivo? Beh, il motivo è molto semplice: lungi dall’essere separati, uomini e computer sono sempre più integrati. È da questo punto di vista che nel 2040 vivremo in una situazione originale. Recenti studi sull’attuale situazione relativa all’educazione terziaria mostrano che ci sono Paesi – come il Giappone, il Canada, la Russia – dove oltre il 55% dei giovani in età compresa tra i 25 e i 34 anni sono laureati. In Corea la percentuale sale addirittura al 63%. Fra trent’anni, questi giovani saranno adulti. Ed è probabile che tra i futuri giovani il tasso di laureati sarà ancora maggiore. Dunque, fra 30 anni, molti Paesi saranno in una situazione sconosciuta nella storia: la maggior parte della popolazione in età da lavoro sarà composta da persone con 20 anni di studi alle spalle. E queste persone avranno a disposizione reti di computer sempre più potenti. È questa ibridazione spinta di computer potenti e persone qualificate che creerà un nuovo universo cognitivo. Un «universo di Turing». Nell’attesa, i problemi aperti sono almeno due: quale sarà il destino di quei Paesi che, come l’Italia, rischiano di non entrare nel nuovo universo cognitivo (i nostri laureati non arrivano al 20%)? L’«intelligenza ibrida» sarà un fattore di inclusione o di esclusione sociale? Saranno temi decisivi, nei prossimi decenni. Nel centenario della nascita di Alan Turing è il caso di iniziare a pensarci.

19.11.11

17.11.2011 Matteo Pasquinelli: Capitalismo macchinico e plusvalore di rete: note sull’economia politica della macchina di Turing

Negli anni sessanta Gilbert Simondon notò come le macchine industriali fossero già relais informazionali, in quanto introducevano per la prima volta una biforcazione tra la sorgente di lavoro meccanico (l’energia naturale) e la sorgente di informazione (il lavoratore). Nel 1963, descrivendo le nuove condizioni di lavoro alla fabbrica Olivetti di Ivrea, Romano Alquati coniò la nozione di informazione valorizzante come ponte concettuale tra il valore marxiano e la definizione cibernetica di informazione. Nel 1972, Gilles Deleuze e Felix Guattari inaugurarono la loro ontologia macchinica, cogliendo il momento in cui la cibernetica abbandonava la fabbrica per innervare l’intera società. Attraverso questi attrezzi concettuali (sviluppati quasi mezzo secolo fa) si introduce la macchina di Turing come il modello più empirico tra quelli disponibili per studiare gli intestini del capitalismo cognitivo contemporaneo. In accordo con la definizione marxiana di macchina come mezzo per l’amplificazione di plusvalore, l’algoritmo della macchina di Turing è proposto come motore delle nuove forme di valorizzazione, misura del plusvalore di rete e ‘cristallo’ del conflitto sociale. La macchina informatica non è semplicemente una ‘macchina linguistica’ ma invero un nuovo relais tra informazione e metadati. Questa ulteriore biforcazione tecnologica apre in particolare a nuove forme di controllo biopolitico: una società dei metadati viene delineata come evoluzione di quella ‘società del controllo’ già descritta da Deleuze nel 1990 in relazione al ‘potere’ esercitato attraverso le banche dati.


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10.10.11

Matteo Pasquinelli - Machinic Capitalism and Network Surplus Value: Towards a Political Economy of the Turing Machine

Gilbert Simondon once noticed that the industrial machine was already an information relay, as it was bifurcating for the first time the source of energy (nature) from the source of information (the worker). In 1963 Romano Alquati was using the notion of valorising information as a conceptual bridge between the notions of information in cybernetics and value in Marxism in order to describe the new industrial labour conditions. In 1972 Deleuze and Guattari introduced the notion of machinic as soon as the regime of cybernetics started to exit the factory and expanding to the whole society. In this text I focus again on the Turing machine as the most empirical model available to study the guts of cognitive capitalism. Specifically, the algorithm of the Turing machine is proposed as engine of the new forms of valorisation and 'measure' of the so-called network surplus value. Information machines are not just 'linguistic machines' but indeed a relay between information and metadata that makes possible the passage to a further technological composition and new forms of biopolitical control: a society of metadata is outlined as the current evolution of the 'society of control' pictured by Deleuze.

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