Showing posts with label Free Software. Show all posts
Showing posts with label Free Software. Show all posts
25.1.12
Programmed Visions Software and Memory Wendy Hui Kyong Chun (MIT Press, Usa, April 2011)
New media thrives on cycles of obsolescence and renewal: from celebrations of cyber-everything to Y2K, from the dot-com bust to the next big things--mobile mobs, Web 3.0, cloud computing. In Programmed Visions, Wendy Hui Kyong Chun argues that these cycles result in part from the ways in which new media encapsulates a logic of programmability. New media proliferates "programmed visions," which seek to shape and predict--even embody--a future based on past data. These programmed visions have also made computers, based on metaphor, metaphors for metaphor itself, for a general logic of substitutability. Chun approaches the concept of programmability through the surprising materialization of software as a "thing" in its own right, tracing the hardening of programming into software and of memory into storage. She argues that the clarity offered by software as metaphor should make us pause, because software also engenders a profound sense of ignorance: who knows what lurks behind our smiling interfaces, behind the objects we click and manipulate? The less we know, the more we are shown. This paradox, Chun argues, does not diminish new media’s power, but rather grounds computing’s appeal. Its combination of what can be seen and not seen, known (knowable) and not known--its separation of interface from algorithm and software from hardware--makes it a powerful metaphor for everything we believe is invisible yet generates visible, logical effects, from genetics to the invisible hand of the market, from ideology to culture.
Contents:
You
Invisibly Visible, Visibly Invisible
1 On Sourcery and Source Codes Computers that Roar
2 Daemonic Interfaces, Empowering Obfuscations II Regenerating Archives
3 Order from Order, or Life According to Software The Undead of Information
4 Always Already There, or Software as Memory
Conclusion: In Medias Res
Epilogue: In Medias Race
You, Again
About the Author: Wendy Hui Kyong Chun is Professor of Modern Culture and Media at Brown University. She has studied both Systems Design Engineering and English Literature.
Read more about the book
Extracts fron the introduction: Software, a Supersensible Sensible Thing
Debates over new media resonate with the parable of the six blind men and the ele- phant. Each man seizes a portion of the animal and offers a different analogy: the elephant is like a wall, a spear, a snake, a tree, a palm, a rope. Refusing to back down from their positions since they are based on personal experience, the wise men engage in an unending dispute with each “in his own opinion / Exceeding stiff and strong / Though each was partly in the right, / And all were in the wrong!” The moral, accord- ing to John Godfrey Saxe’s version of this tale, is: “So oft in theologic wars, / The disputants, I ween, / Rail on in utter ignorance / Of what each other mean, / And prate about an Elephant / Not one of them has seen!”1 It is perhaps irreverent to compare a poem on the incomprehensibility of the divine to arguments over new media, but the invisibility, ubiquity, and alleged power of new media (and technology more generally) lend themselves to this analogy. It seems impossible to know the extent, content, and effects of new media. Who can touch the entire contents of the World Wide Web or know the real size of the Internet or of mobile networks? Who can read and examine all time-based online interactions? Who can expertly move from analyzing social networking sites to Japanese cell phone novels to hardware algorithms to databases? Is a global picture of new media possible? In response to these difficulties, many within the field of new media studies have moved away from specific content and technologies toward what seems to be common to all new media objects and moments: software. All new media objects allegedly rely on—or, most strongly, can be reduced to—software, a visibly invisible or invisibly visible essence. Software seems to allow one to grasp the entire elephant because it is the invisible whole that generates the sensuous parts. Based on and yet exceeding our sense of touch—based on our ability to manipulate virtual objects we cannot entirely see—it is a magical source that promises to bring together the fractured field of new media studies and to encapsulate the difference this field makes. To know software has become a form of enlightenment—a Kantian release from self-incurred tutelage. (...)
Read more on MIT website
2.12.11
Dmytri Kleiner - Manifesto telecomunista (Ombre Corte, novembre 2011)
| |
| Manifesto telecomunista | |
Il libro Prove tecniche di una società di liberi e uguali. Il laboratorio scelto è quello della Rete, o meglio del variegato mondo del peer-to-peer, della produzione di software libero e dei conflitti contro il regime della proprietà intellettuale. Ma l'obiettivo è quello di cominciare a pensare come queste esperienze possono uscire dallo schermo e svilupparsi anche nella produzione hard. Dmytri Kleiner è un mediattivista consapevole dei limiti della cultura della Rete. Questo suo manifesto è un atto pienamente politico, perché punta decisamente a superare gli angusti steccati tra produzione materiale e produzione immateriale, invitandoci a guardare senza remore il volto di Medusa del capitalismo cognitivo. E per sfuggire alla possibilità di restarne pietrificati, l'autore fa leva sulle riflessioni provenienti dalla componente sovversiva della cosiddetta Italian theory, mettendola in relazione con il meglio della cultura della rete. Il Manifesto parte così dall'analisi di alcune caratteristiche fondamentali del capitalismo cognitivo - la finanza in quanto strumento di governance del regime di accumulazione, una composizione eterogenea del lavoro vivo, in bilico tra rivolta e su-balternità - con l'obiettivo di dimostrare che è possibile sviluppare esperienze che consentano di prendere congedo dal regime del lavoro salariato. Per farlo, cambiando radicalmente di segno alla diffusa finanziarizzazione della realtà sociale, ritiene che l'accesso al credito, così come a forme di finanziamento autorganizzate, sia uno strumento fondamentale per costruire una società di liberi e uguali. Come un virus, la cooperazione produttiva può dunque diffondersi, mettendo così a nudo il carattere residuale e parassitario dei rapporti sociali di produzione capitalistici. L'autore DMYTRI KLEINER è uno sviluppatore di software. Ha lavorato su progetti che indagano l'economia politica di Internet e l'auto-organizzazione della produzione come forma di lotta di classe. Nato in Urss e cresciuto a Toronto, ora vive a Berlino. È uno dei fondatori del Collettivo Telekommunisten, che fornisce servizi internet e telefonici. È inoltre impegnato in progetti artistici che esplorano il modo in cui le tecnologie della comunicazione incorporano relazioni sociali. Tutti i suoi lavori sono reperibili in www.telekommunisten.net. Ombre corte website Telekommunisten |
26.11.11
Oltre Marx. L'urgenza della de-proletarizzazione - Bernard Stiegler @ Kainos, nr. 11 (interview by Paolo Vignola)
Paolo Vignola: Ars Industrialis, l’associazione di cui lei è uno dei fondatori, ha pubblicato il suo secondo manifesto nel 2010 (il primo era del 2005), dimostrando un’attenzione politica encomiabile di fronte alla crisi planetaria attuale. In particolare, avete lanciato una proposta economica molto ‘‘filosofica’’ per uscire da questa situazione: l’economia della contribuzione, dei software liberi e della partecipazione civica. Inoltre, Ars Industrialis produce cultura – economica, politica, ma soprattutto ‘‘industriale’’ – attraverso seminari, riflessioni, assemblee e conferenze pubbliche, ecc. In altre parole, combattete l’ignoranza al di fuori del ‘‘regno dell’ignoranza’’, ossia all’interno di spazi che restano estranei ai territori della telecrazia – se non quando qualcuno di voi compare in televisione. In quest’ultimo caso vincere l’ignoranza diventa molto difficile. Come pensate allora di combattere l’ignoranza all’interno del suo regno?
STIEGLER: La risposta che ho dato in precedenza riguardava la televisione, ma disgraziatamente il regno dell’ignoranza ha incominciato a svilupparsi ben prima della televisione, attraverso la proletarizzazione. Ora, il programma di Ars Industrialis è ciò che chiamiamo la “deproletarizzazione”. Pensiamo infatti che oggi la proletarizzazione abbracci tutte le categorie sociali, compresa l’alta borghesia, perché per noi la proletarizzazione non è la pauperizzazione né l’impoverimento. Sovente la proletarizzazione può avere tali conseguenze e purtroppo oggi la pauperizzazione è una conseguenza massiva, ma la proletarizzazione è un’altra cosa. La proletarizzazione è precisamente la perdita del sapere, ossia l’estensione dell’ignoranza, la crescita dell’ignoranza. Essa si produce, secondo noi, innanzitutto per delle ragioni tecnologiche. Ciò significa che la proletarizzazione non è indotta dalla volontà di qualcuno, ma dal fatto che l’industrializzazione e lo sviluppo della tecnologia si producono essenzialmente attraverso l’esteriorizzazione dei saperi nelle macchine, negli strumenti, ecc. Così, lo sviluppo della tecnica comincia sempre con il corto-circuitare i saperi, ossia producendo proletarizzazione. Ed è questo ciò che vuol dire ‘‘proletarizzazione’’ nel senso principale che è stato utilizzato per la prima volta da Marx – ma che è descritto in modo più generale anche da Adam Smith. Noi pensiamo che per combattere questo processo di proletarizzazione non sia assolutamente necessario opporsi alla tecnologia, perché non crediamo che sia possibile opporsi alla tecnologia e all’industria; lo si può combattere, invece, sviluppando un altro rapporto con l’industria e la tecnologia. Da questo punto di vista siamo post-marxisti (lo stesso Marx pensava che fosse necessario impadronirsi dell’industria, e non opporvisi), poiché non utilizziamo la stessa logica dei marxisti, ma al tempo stesso riprendiamo alcune analisi di Marx. Possiamo prendere come esempio il software libero, perché si sviluppa come una nuova pratica della tecnologia che non si basa sulla distruzione dei saperi, ma al contrario è fondato sulla loro condivisione e sul loro sviluppo. Questo aspetto del software libero è stato compreso da molti, a cominciare dai pensatori italiani – Paolo Virno, per esempio, e molti altri che sono vicini a Toni Negri (io mi riferisco maggiormente a Simondon). Insomma, anche noi siamo vicini a chi, in Italia, pensa che il software libero porti in effetti a un nuovo modello economico e industriale in grado di svilupparsi parallelamente. Inoltre, noi pensiamo che tale modello sia generalizzabile, semplicemente poiché è razionale.

