Showing posts with label Bach. Show all posts
Showing posts with label Bach. Show all posts
11.10.14
Along it. Around it. Against it. For an algorithmic counter-design
24.2.12
24 marzo 2012 - L'orecchio del sabato - Monica Boni: Bach, i cubisti e gli altri per una rappresentazione della polifonia @ Conservatorio Reggio Emilia "Achille Peri"
Monica Boni Bach, i cubisti e gli altri per una rappresentazione della polifonia Johann Sebastian Bach Das wohltemperierte Klavier, v. 2: Preludio e Fuga n. 2 in do minore BWV 871 Die Kunst der Fuge, BWV 1080: Contrapunctus 2 Französische Suiten -n.2BWV813:Airindominore - n. 4 BWV 815: Air in mi bemolle maggiore Trio Sonata in sol magg. per due flauti e basso continuo BWV 1039: Adagio, Allegro ma non presto
Johann Joachim Quantz, Trio Sonata in do maggiore per flauto dolce contralto, traverso e basso continuo: Affettuoso, Fuga alla breve
Pietro Mareggini, flauto di voce e flauto dolce contralto Patrizia Filippi, traversiere Ioana Carausu, clavicembalo
Nei molteplici papier collés realizzati dai cubisti ricorre abbastanza frequentemente un omaggio a Bach, quasi a sottolineare la necessità di percepire lo spazio visivo come uno spazio musicale. Robert Delaunay, con lucida intelligenza e col raziona- lismo metafisico proprio dei cubisti, paragona il dinamismo della sua pittura alla musica e in particolare “il verbo-colore, la forma-colore, la profondità verso il più grande realismo creato e vivo, un realismo umano, [...] alla prima emozione mu- sicale suscitata da Bach e dalle sue fughe, frasi di colore. Le fratture delle forme attraverso il colore creano piani colorati: ora questi piani costituiscono la struttura del quadro e la natura non è più soggetto di descrizione, ma pretesto, evocazione poetica di espressione mediante piani coordinati che si ordinano attraverso i contra- sti simultanei.” Mentre le ricerche del cubismo pittorico trovano un riscontro nelle parallele conquiste musicali della politonalità e della polimodalità, Paul Klee dà vita alle sue “creazioni polifoniche” con le quali si prefigge di trascrivere in pittura alcune battute delle composizioni di Bach.
Read more
Read more
20.10.11
Hommage à Pierre Boulez - Reggio Emilia - Red + Rec 12 ottobre 2011
Icarus Ensemble
Giovanni Mareggini, flauto - Luciano Cavalli, viola - Giacomo Baldelli, chitarra - Brian Archinal, vibrafono - Simone Beneventi, xilomarimba - Alessandro Carobbi, percussioni
Leonardo Zunica, pianoforte
Anna Radziejewska, mezzosoprano
Marco Angius, direttore
Johann Sebastian Bach, Das musikalische Opfer (L'Offerta musicale), selezione
Pierre Boulez, Douze Notations, per pianoforte
Pierre Boulez, Le Marteau sans maître (testo di René Char) per mezzo soprano e 6 strumenti
«La mia indole tende a costruire regole per avere, successivamente, il piacere di distruggerle.» (P. B.)
Un ritratto di Pierre Boulez attraverso la sua composizione più famosa, Le Marteau sans maître (1954), uno dei cardini della musica della seconda metà del XX secolo, un'avventura sonora abbacinante, costruttiva e poetica al tempo stesso; e le 12 Notations (1945) per pianoforte, fulminee ed energetiche. Dopo le devastazioni materiali e spirituali della guerra mondiale, la ricostruzione europea, il riannodarsi delle relazioni fra gli uomini, passò anche attraverso la musica, specialmente nei memorabili Corsi di Nuova Musica che si tennero a partire dal 1946 nella cittadina tedesca di Darmstadt, all'insegna di uno spirito di radicale innovazione dei linguaggi sonori in senso strutturalista. Boulez è portatore lucidissimo di tale spirito, non soltanto come compositore, ma anche come organizzatore, polemista e interprete.
La dialettica fra struttura ed espressione – oggetto di costante ricerca in Boulez – è alla base dell'accostamento/contrapposizione con Johann Sebastian Bach, essendo la Musikalische Opfer (Offerta musicale) uno dei luoghi bachiani in cui più efficacemente si attua il miracolo di tale sintesi.
L'Offerta venne scritta da Bach senza indicare la destinazione strumentale, il che offre l'occasione di “riempirla” di suoni nuovi, utilizzando l'organico bouleziano – voce, flauto, viola, xilofono, vibrafono, chitarra –, bizzarro a tutta prima, ma in effetti rispondente a un preciso piano di contiguità timbriche... un “offerta” a Bach, attraverso la lente di Boulez.
7.6.11
Variations on the Cross: Bach as icon of modernity. LaiBACH - Kunstderfuge - Contrapunctus 15, Canon per Augmentationem in Contrario Motu
Se oggi il nostro Dio è la Tecnica, anche nelle sue varianti ridondanti come l'elettricità o l'elettronica, allora J.S.Bach è l'icona della modernità e l'Arte della Fuga il suo canto sublime. Le variazioni sul simbolo della Croce non sono altro che l'ennesimo omaggio della Remix Culture all'abbandono del mito dell'Origine e alla forza della Ripetizione Differenziata. Non esiste più l'Originale bensì variazioni di variazioni come nelle 33 Diabelli Variations di Beethoven, o nel leitmotif del Ring nel Das Rheingold di Wagner, o nella piccola frase di Vinteuil nella Recherche di Proust. Buona parte dell'Arte Contemporanea non è che remix, variazioni, canoni cancrizzanti, ritmi non retrogradabili, personaggi ritmici e paesaggi melodici, soggetti relazionati e contrappunti ambientali, narrative parallele...
Read More 1
Read More 2
LaiBACH @ Macba (12/05/2011) + Museum of Parallel Narratives @ Macba (12/05/11 * 02/10/2011)
| Laibach 'Die Kunst der Fuge' |
| Concert To coincide with the opening of the exhibition Museum of Parallel Narratives (1956-1986). In the framework of l’Internationale, Slovenian industrial band Laibach presents its singular interpretation of Johann Sebastian Bach’s The Art of Fugue at the MACBA. This show is not one of Laibach’s usual concerts, but a performative installation, a concert for a cross-shaped chess board for four players (Kreuzschach und vier Schachspieler), with sound and visual effects. The event is dedicated to Bach, Schönberg, Kraftwerk, George Hope Verney, Fischer and Spassky. Read more |
16.5.11
Sul nome B.A.C.H. - Francesco Leprino
“Qualcosa di più di un film, un viaggio nel mondo di Bach, delle sue passioni, della sua musica”. Così è stato definito, durante la presentazione avvenuta a Milano alla Terrazza Martini, quest’ultimo lavoro musicale di Francesco Leprino, regista, musicologo e musicista che lavora non “con” ma “tra” immagine e musica. Una personalità amante della completezza dell’arte e che da anni insegue il sogno di abbattere i confini che racchiudono i fruitori delle diverse espressioni artistiche: coinvolgere gli appassionati di lirica nell’ascolto della musica concertistica, gli appassionati di arti visive nell’ascolto dei capolavori della musica. Coerente con la sua concezione di fruizione complessiva dell’arte, ha prodotto un film di difficile definizione. Non è una biografia del grande genio musicale, è molto di più: è il ripercorrere i suoi ultimi dieci anni di vita scavandone i moti più segreti dell’animo attraverso la sua ultima musica, il capolavoro incompiuto dell’Arte della Fuga, interpretando attraverso di esso l’evoluzione dell’animo di Bach, il suo percorso esistenziale, sempre più metafisico.
Un’impresa per la quale si potrebbe adottare la definizione di Quirino Principe che, in una dichiarazione all’interno del film, sostiene che la musica di Bach “sembra essere fatta come qualcosa che abbia una sua superficie liscia, nella quale possiamo penetrare solo con la visione orizzontale e ammirarla nella sua sapienza. Poi, se invece riusciamo a penetrarvi, vediamo in essa tante scatole una dentro l’altra, in cui ci sono i segreti di fabbricazione”.
Read more: alcinema.org


