Prefazione e cura di Gigi Roggero
il libro
I saggi e gli articoli raccolti nel presente volume - in buona misura pensati e discussi all'interno dell'esperienza collettiva di UniNomade - formano un materiale prezioso per molteplici aspetti. Innanzitutto per il metodo, cioè per il processo di produzione e costituzione del pensiero dentro la materialità delle composizioni sociali e dei conflitti. Mettendo in discussione la statica separazione tra teoria e prassi, Antonio Negri mostra come non esista creazione di sapere critico al di fuori delle lotte. È in questa direzione che vengono riletti Marx e Foucault, per strappare la cassetta degli attrezzi marxiana ai polverosi sgabuzzini della filosofia della storia e quella foucaultiana alla lettura edulcorata dell'accademia. Si profila così una genealogia materialista della modernità: da Spinoza e Machiavelli, fino a Nietzsche e il post-strutturalismo francese. È qui dentro che emerge la scoperta del comune. Nelle pagine di questo volume il concetto si precisa e si afferma, trova la sua radice nel lavoro vivo: non origine, ma produzione. C'è comune solo quando c'è potenza costituente. Lo dimostrano le lotte dentro la crisi, dalla Tunisia alla Spagna, fino ad arrivare ai riot inglesi. Attraverso le pratiche e le questioni che i movimenti pongono, Negri individua le tracce attraverso cui inventare il comune degli uomini e delle donne.
l'autore
Antonio Negri ha insegnato in diverse Università europee. La sua ricca produzione teorica ha avuto riconoscimenti in vari ambiti internazionali. Tra i suoi lavori più recenti: Goodye Mr Socialism (Feltrinelli, 2007), Fabbrica di porcellana (Feltrinelli, 2008) e, con Michael Hardt, Impero (Rizzoli, 2004), Moltitudine (Rizzoli, 2004) e Comune. Oltre il pubblico e il privato (Rizzoli, 2010). Per i nostri tipi, la nuova edizione di Dall'operaio massa all'operaio sociale, Il lavoro nella costituzione e Dentro/contro il diritto sovrano
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8.3.12
Occupy! I movimenti nella crisi globale - a cura di ANNA CURCIO e GIGI ROGGERO - Ombre corte, It, 2012
Gli anni Novanta del secolo scorso si aprivano con la retorica della fine della storia, per nutrire l’apologia dell’unico mondo possibile. Il primo decennio del nuovo millennio si chiude con la crisi, ormai permanente, di quello stesso mondo. È in questo quadro che possiamo cogliere la straordinaria importanza di un movimento emerso nel cuore del capitalismo finanziario: Occupy Wall Street, il cui esempio sarebbe immediatamente stato seguito da molte città negli Stati Uniti, a cominciare da Oakland. Dalla composizione sociale alle nuove forme di organizzazione, dalle pratiche di lotta all’uso dei nuovi media, dalla crisi della rappresentanza all’occupazione degli spazi metropolitani, Occupy ha dei tratti fortemente comuni con gli altri movimenti nella crisi, dalle insorgenze del Nord Africa alle acampadas spagnole. È un movimento che non pone domande, ma che agisce su un piano immediatamente costituente: proprio per questo motivo la sua comprensione sfugge a media e istituzioni della rappresentanza politica. I testi raccolti nel presente volume – documenti prodotti dalle occupazioni e materiali di inchiesta, interventi nelle piazze occupate e narrazioni, articoli di analisi e interviste – costituiscono allora contributi unici e indispensabili per comprendere dall’interno il movimento Occupy, le possibili prospettive, i nodi irrisolti. Ci aiutano quindi a interrogare gli elementi comuni e le differenze con le lotte in Italia degli ultimi anni, nel profilarsi di un movimento globale dentro la crisi strutturale del capitalismo.
gli autori
F. Barchiesi, B. Buczynski. J. Butler, G. Caffentzis, P. Carpigano, N. Chomsky, A. Davis, M. Davis, Z. Eisenstein, S. Federici, H. Gautney, M. Haiven, M. Hardt, D. Harvey, N. Klein, G. Lasagni, L. Loofbourow, C.T. Mohanty, A. Negri, Occupy Student Debt, F. Fox Piven, M. Premo, J. Read, A. Ross, N. Saval, G. Ch. Spivak, S. Zizek
F. Barchiesi, B. Buczynski. J. Butler, G. Caffentzis, P. Carpigano, N. Chomsky, A. Davis, M. Davis, Z. Eisenstein, S. Federici, H. Gautney, M. Haiven, M. Hardt, D. Harvey, N. Klein, G. Lasagni, L. Loofbourow, C.T. Mohanty, A. Negri, Occupy Student Debt, F. Fox Piven, M. Premo, J. Read, A. Ross, N. Saval, G. Ch. Spivak, S. Zizek
Anna Curcio (1971) fa parte dell'esperienza di UniNomade e del collettivo transnazionale edu-factory, collabora con "il manifesto" ed è ricercatrice precaria. È autrice di La paura dei movimenti (Rubbettino, 2006) e co-autrice di Precariopoli (Manifestolibri, 2005). Di recente ha curato The Common and the Forms of the Commune ("Rethinking Marxism", 2010) e Comune, comunità, comunismo (ombre corte, 2011).
Gigi Roggero (1973) fa parte dei collettivi UniNomade ed edu-factory, collabora con "il manifesto" ed è ricercatore precario. Tra i suoi lavori: Intelligenze fuggitive (Manifestolibri, 2005), Introduzione all'archivio postcoloniale (Rubbettino, 2008), La misteriosa curva della retta di Lenin (La casa Usher, 2011). Per i nostri tipi ha pubblicato La produzione del sapere vivo (2009; tradotto negli Stati Uniti nel 2011) e curato La testa del drago (2010).
Introduzione: Occupare la crisi di Anna Curcio e Gigi Roggero
Il 17 dicembre 2010 Mohamed Bouazizi (ventiseienne, diplomato, costretto a fare il venditore ambulante di frutta e verdura per campare) si immola nella città tunisina di Sidi Bouzid, per protestare contro l’arroganza della polizia e l’insopportabilità delle condizioni di vita. Pochi, allora, potevano pensare quel gesto come l’inizio simbolico di un processo insurrezionale che avrebbe condotto alla caduta del regime di Ben Ali e a quello di Mubarak in Egitto, per poi estendersi ad ampie aree del Nord Africa e del cosiddetto mondo arabo. Ed era ancora meno facile prevedere che ciò sarebbe stato il preludio di una sollevazione globale dentro la crisi economica contemporanea. Non si è trattato, tuttavia, di un evento privo di radici: al contrario, in Tunisia come altrove le genealogie sono profonde e complesse. Da un lato, affondano nei conflitti operai e studenteschi, nelle lotte e nelle dinamiche di sedimentazione politica e organizzativa che hanno attraversato l’ex colonia francese a partire dagli anni Ottanta. Dall’altro, la composizione che ha guidato il processo insurrezionale – giovani, altamente scolarizzati e produttori di saperi, precari e disoccupati, in qualche modo simboleggiati dalla biografia dello stesso Bouazizi, a cui si può aggiungere il grande protagonismo delle donne – ha in tutta evidenza tratti affatto comuni con i movimenti che si sono sviluppati nella crisi sull’altra sponda del Mediterraneo, dall’Inghilterra all’Italia, dall’Au- stria alla Grecia, e poi ancora in Cile e, appunto, negli Stati uniti.
Non è solo, allora, un ponte ideale che collega i movimenti del Nord Africa a quelli del Nord America. Esattamente nove mesi dopo che il fuoco aveva avvolto il corpo di Bouazizi, il 17 settembre 2011 alcune centinaia di altri corpi sfruttati che bruciano di indignazione si sono sollevati raccogliendo l’appello lanciato dalla rivista militante canadese Adbusters il 4 luglio precedente su Twitter (...)
21.2.12
Gigi Roggero @ Uninomade Bologna: Da Marx all’operaismo: storia, concetti, problemi - 24 gennaio 2012
Gigi Roggero @ Uninomade Bologna - 24/01/2012 - Intro @ Commonware Sessions
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4.11.11
The Labour of the Multitude? - Conference at Free/Slow University of Warsaw
At the Free/Slow University of Warsaw - a network of initiatives that live by the motto ‘Freedom through slowness’ - a three-day conference was organised on the political economy of social creativity. Lately one can observe an increasing visibility of research and events related to the Italian post-operaist thought in the Netherlands and beyond. The concepts of precarity, the common and immaterial labour pervade art theory, media studies, urban planning, activism and many other fields. It was interesting to see how the talks given at the conference The Labour of the Multitude? The Political Economy of Social Creativity, that took place in Warsaw (Poland) between the 20 and 22nd of October, could comment on the changing, economically growing Warsaw. I was curious how the context of Poland could inspire different readings of the ‘blockbuster’ concepts. How specific, still rather unknown case studies could bring the theory into different trajectories of interpretations? More than twenty speakers from different fields – Martha Rosler, Diedrich Diederichsen, Gigi Roggero, Matteo Pasquinelli, Hito Steyerl and Marina Vischmidt among many others – came to Warsaw. The conference started with a keynote lecture by a French sociologist Luc Boltanski. In his lecture Boltanski laid bare the institutional and semantic mechanisms such as attribution, valorisation, qualification and capitalist regime of circulation that turn an object into an artwork. Boltanski made clear that the originally art historical methods of valorisation have become a common strategies to bring a work into an artistic but most of all economic modes of circulation. The problematic issue of complex interrelations between art, art market and mechanisms that in fact make the artwork aligns well with some statements of the Institutional Critique movement in 1970s.
The Italian theorist Gigi Roggero addressed an important issue about how the precarity is usually being presented. Roggero pointed out that a specific scheme of recognition that frames the discussions on precarity excludes possible modes of struggle and supports dis-identification with the worker’s identity. The precarious workers are presented as victims, and precarity as a social phenomenon is presented as a form of identity in itself. As a result of victimization of precarity the experience and performance of being a precarious worker does not motivate to look for modes of struggle for change. Moreover, as a constructed identity built on one’s functioning in a specific overwhelming working culture and conditions, precarity becomes a replacement of the worker’s identity. Roggero’s suggestion hints at the necessity of challenging theory through concrete social action. (...)
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