29.10.13

SquarePusher doing it again

28.10.13

Tony D. Sampson: intervista su Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo @ Obsolete Capitalism


Intervista di Tony D. Sampson su "Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo" a cura dei blog Obsolete Capitalism e Rizomatika. Intervista raccolta il 14 giugno 2013 e tradotta dall'inglese. Qui potete leggere le interviste in lingua inglese precedentemente pubblicate:
Jussi Parikka 14 settembreSaul Newman 21 settembreTony D. Sampson 28 settembreSimon Choat 5 ottobre.
Mente in lingua italiana abbiamo pubblicate Jussi Parikka 12 ottobreSaul Newman 19 ottobre.


 EDIT: Abbiamo raccolto l'intervista in un unico PDF che si può scaricare o leggere online. Tutte le interviste sul populismo digitale, in lingua italiana, sono disponibili per essere lette o scaricate QUI, in un unico file.

Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo

'Fascismo di banda, di gang, di setta, di famiglia, di villaggio, di quartiere, d’automobile, un Fascismo che non risparmia nessuno. Soltanto il micro-Fascismo può fornire una risposta alla domanda globale: “Perchè il desiderio desidera la propria repressione? Come può desiderare la propria repressione?'
—Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Mille Piani, pg. 271

    Sul micro-fascismo
    OC Partiamo dall’analisi di Wu Ming, esposta nel breve saggio per la London Review of Books intitolato 'Yet another right-wing cult coming from Italy', che legge il M5S e il fenomeno Grillo come un nuovo movimento autoritario di destra.  Come è possibile che il desiderio di cambiamento di buona parte del corpo elettorale (nelle elezioni italiane del febbraio 2013) sia stato vanificato e le masse abbiano di nuovo anelato –ancora una volta– la propria repressione ? Siamo fermi nuovamente all’affermazione di Wilhelm Reich: sì, le masse hanno desiderato, in un determinato momento storico, il fascismo. Le masse non sono state ingannate, hanno capito molto bene il pericolo autoritario, ma l’hanno votato lo stesso. E il pensiero doppiamente preoccupante è il seguente: i due movimenti populisti autoritari, M5S e PdL, sommati insieme hanno più del 50% dell’elettorato italiano. Una situazione molto simile si è venuta a creare in UK, nel Maggio 2013, con il successo della formazione populista di destra dello UKIPLe tossine dell’autoritarismo e del micro-fascismo perché e quanto sono presenti nella società europea contemporanea?
Tony D. Sampson Mi piacerebbe pensare alla figura del sonnambulo così come la utilizza Gabriel Tarde in quanto la situazione sembra prestarsi a una teoria dei soggetti in preda al sonnambulismo e questo approccio dovrebbe valere anche per il contesto politico britannico. Quindi sì, ancora una volta, siamo di fronte a un aumento della destra populista, soprattutto  nella contea dove abito, l'Essex: una contea a nord-est di Londra, situata lungo il Tamigi, molto criticata per il suo profilo conservatore. In tutto il Regno Unito l'aumento della destra non dovrebbe essere una sorpresa. I lavoratori delle classi meno abbienti e i disoccupati sono stati colpiti duramente dai tagli voluti e imposti dal governo presieduto dai Conservatori. Queste fasce di lavoratori e disoccupati cercano un colpevole per la crisi attuale e forze politiche come l'UKIP (United Kingdom Independence Party), BNP (British National Party) ed EDL (English Defence League) hanno la politica giusta (l'unica loro possibile) per farlo: incolpare gli "Altri". Molte di queste persone, un tempo situate a sinistra, hanno completamente voltato le spalle alle forze progressiste. In parte è dovuto alle demonizzazioni propagandistiche orchestrate sia dalla Thatcher sia da Murdoch nel corso degli anni Ottanta, e in parte dal fallimento della forma di democrazia borghese che hanno esperito durante i governi targati New Labour. La "Terza via" di Blair ha decimato il pensiero di sinistra nei suoi assunti fondamentali. Blair ha traghettato il centro sinistra più a destra rispetto alle posizioni politiche dei Conservatori, grazie alle iniziative economiche propugnatrici di un sistema misto "pubblico-privato" e a un "laissez-faire" integrale nel settore bancario e nelle tele-comunicazioni. Il risultato è che ora abbiamo una coalizione governativa composta da Conservatori e Liberal-Democratici che ripete il proprio slogan "siamo tutti nella stessa barca" come un mantra offensivo. La disoccupazione è in aumento così come i mini-posti di lavoro e i loro contratti irrisori. I Liberal-Democratici sono stati utilizzati per raccogliere il voto di protesta popolare. Nessuno credeva che potessero mai arrivare al potere. Ma lo hanno ottenuto! La disillusione, riguardo la democrazia borghese, è - se possibile - ancora più macroscopica - e questa è una buona notizia - ma potrebbe significare che, in futuro, molte persone si rivolgeranno ancora più a destra. 
Questo ampio fallimento macro-politico non spiega, però, tutto. A livello microsociale, del "popolo", stiamo vedendo, a quanto pare, il perdurare dell' inconscio politico fascista. Nell’Essex le persone hanno votato il Partito Conservatore per anni. In effetti, una domanda che la sinistra ha posto, per lungo tempo, è stata  la seguente: perché le persone, in questa trascurata e traboccante Londra, sostengono una classe di politici di professione, costosamente istruiti, le cui politiche sono in netta contraddizione con i propri interessi? È la repressione che viene cercata da questo popolo?  Allora sì, la domanda di Reich è ancora una volta pertinente. Dobbiamo ritornare a riflettere su ciò che Reich considerava fossero i "perversi impulsi dell'inconscio fascista"; un desiderio di repressione che filtra attraverso gli strati  profondi delle scelte razionali coscienti. Perché così tante persone desiderano questo tipo di fascismo populista? Sono persone consapevoli. Non sono ingannate. I cervelli fascisti sono catturati in un misto di emozioni ribelli e idee reazionarie contrarie al cuore marcio della società. Ma non è la democrazia che desiderano. Hanno bisogno di una religione per proteggersi dal caos. Bramano l'autorità, come sosteneva Reich. Vogliono credere.
Come è noto, in Reich, il pensiero binario utilizzato può aver contribuito a confondere il desiderio di essere represso con la perversione irrazionale di uno stato altrimenti razionale, ma allo stesso tempo lo psichiatra austriaco ci è utile in quanto ha mostrato che la sociologia marxista offre una prospettiva altrettanto binaria della macchina desiderante. I sociologi marxisti hanno sbagliato analisi sulla psicologia di massa. Contrariamente a come percepiamo le masse attraverso le lenti del pensiero marxista, le masse stesse non si percepiscono come il proletariato maltrattato che si scaglia contro l'élite borghese. Il desiderio non ha una distinzione di classe nascosta al suo interno. Come Reich sottolinea, l'ideale marxista di abolire la proprietà privata sembra scontrarsi con il desiderio del popolo per ogni tipo di merci. Reich elenca nei "desiderata" camicie, pantaloni, macchine da scrivere, carta igienica, libri e molto altro, ma noi, oggi, possiamo aggiungere all'elenco gli iPhone e le TV a schermo piatto. I cittadini, peraltro, non sembrano minimamente interessati al fatto che, del proprio plus-lavoro, se ne appropri lo Stato o il settore privato. Non sorprende quindi che le promesse per un ritorno alle proteste studentesche del 1968 si siano del tutto spente durante l'inverno del 2011. Infatti, sono stati i tumulti estivi inglesi di quell'anno che sono emersi come una forza dirompente. Ma questi "riots" non si sono trasformati in una "primavera araba". Nessuno ha occupato Trafalgar Square. Sono andati dritti al centro commerciale. Forse il desiderio di saccheggio del ribelle deve essere analizzato come una perversione del desiderio di fare shopping.

    1919, 1933, 2013. Sulla crisi
    OC Slavoj Zizek ha affermato, già nel 2009,  che quando il corso normale delle cose è traumaticamente interrotto, si apre nella società una competizione ideologica “discorsiva” esattamente come capitò nella Germania dei primi anni ’30 del Novecento quando Hitler indicò nella cospirazione ebraica e nella corruzione del sistema dei partiti i motivi della crisi della repubblica di Weimar. Zizek termina la riflessione affermando che ogni aspettativa della sinistra radicale di ottenere maggiori spazi di azione e quindi consenso risulterà fallace in quanto saranno vittoriose le formazioni populiste e razziste, come abbiamo poi potuto constatare in Grecia con Alba Dorata, in Ungheria con il Fidesz di Orban, in Francia con il Front National di Marine LePen e in Inghilterra con le recentissime vittorie di Ukip. In Italia abbiamo avuto imbarazzanti “misti” come la Lega Nord e ora il M5S, bizzarro rassemblement che pare combinare il Tempio del Popolo del Reverendo Jones e Syriza, “boyscoutismo rivoluzionario” e disciplinarismo delle società del controllo. Come si esce dalla crisi e con quali narrazioni discorsive “competitive e possibilmente vincenti”? Con le politiche neo-keynesiane tipiche del mondo anglosassone e della terza via socialdemocratica nord-europea o all’opposto con i neo populismi autoritari e razzisti ? Pare che tertium non datur.
TS Dovrei iniziare a interrogarmi sui limiti del mio approccio filosofico. Non riesco a fornire una dimostrazione “discorsiva”. Si tratta di concetti relazionali, piuttosto che una serie di proposizioni logiche. In questo contesto “A” non porterà necessariamente  a “B”. Dobbiamo avvicinare le formazioni discorsive svelando le relazioni non discorsive degli Incontri con gli Eventi. Ad esempio, possiamo chiedere come il microsociale incontri la macro-politica. Dopo Reich, quali sono i nuovi livelli di esperienza? Che cos’è che attrae visceralmente il "popolo" dell’Essex ? Proprio la paura! Ecco la cospirazione/contagio proveniente dall’Europa dell’Est (sono arrivati qui per rubarci benefici e posti di lavoro). Si getta poi la colpa ai musulmani (ci vogliono uccidere tutti). Come possiamo fuggire da queste affermazioni? Quale tipo di intervento potrebbe spazzare via la nebbia del populismo che oscura le relazioni affermative percepite, l'empatia che tutte le persone represse dovrebbero avere in comune tra di loro?

    Sul popolo che manca
    OC Mario Tronti afferma che “c’è populismo perché non c’è popolo”. Tema eterno, quello del popolo, che Tronti declina in modalità tutte italiane in quanto “le grandi forze politiche erano saldamente poggiate su componenti popolari presenti nella storia sociale: il popolarismo cattolico, la tradizione socialista, la diversità comunista. Siccome c’era popolo, non c’era populismo.” Pure in ambiti di avanguardie artistiche storiche, Paul Klee si lamentava spesso che era “il popolo a mancare”. Ma la critica radicale al populismo - è sempre Tronti che riflette - ha portato a importanti risultati: il primo, in America, alla nascita dell’età matura della democrazia; il secondo, nell’impero zarista, la nascita della teoria e della pratica della rivoluzione in un paese afflitto dalle contraddizioni tipiche dello sviluppo del capitalismo in un paese arretrato (Lenin e il bolscevismo). Ma nell’analisi della situazione italiana ed europea è tranchant: “Nel populismo di oggi, non c’è il popolo e non c’è il principe. E’ necessario battere il populismo perché nasconde il rapporto di potere”. L’abilità del neo-populismo, attraverso l'utilizzo spregiudicato di apparati economici-mediatici-spettacolari-giudiziari, è nel costruire costantemente  "macchine di popoli fidelizzati” più simili al “portafoglio-clienti” del mondo brandizzato dell’economia neo-liberale. Il "popolo" berlusconiano è da vent’anni che segue blindato le gesta del sultano di Arcore; il "popolo" grillino, in costruzione precipitosa, sta seguendo gli stessi processi identificativi totalizzanti del “popolus berlusconiano”, dando forma e topos alle pulsioni più deteriori e confuse degli strati sociali italiani. Con le fragilità istituzionali, le sovranità altalenanti, gli universali della sinistra in soffitta (classe, conflitto, solidarietà, uguaglianza) come si fa popolo oggi? E’ possibile reinventare un popolo anti-autoritario? E’ solo il popolo o la politica stessa a mancare?
TS Una sorgente della nebbia del populismo è la relazione apparentemente reciproca tra le persone e i media . Mentre le proteste in Turchia stanno scomparendo nella parte finale dei notiziari della BBC, sul sito web delle notizie, in cima all’elenco dei più visti e/o ascoltati, vi sono gli articoli relativi al prezzo della nuova playstation PS4, al nuovo look di Apple grazie al sistema operativo iOS7; e, in diretta da Westminster Abbey,  un servizio speciale per celebrare il 60° anniversario dell'incoronazione della regina Elisabetta II. I media hanno anche perpetuato l'ascesa degli amabili buffoni di destra: Nigel Farage di UKIP e Boris Johnson dei Tories. Queste personalità “concettuali” della destra aiutano a oscurare i rapporti di potere nel Regno Unito, che sta rapidamente sprofondando grazie a un popolo dominato dai bulli di Bullingdon, i “nati per governare".1 Quindi sì, sono d'accordo con la tesi di Tronti che avete proposto, c’è populismo perchè manca il popolo, o almeno, per dirla in un altro modo, è difficile scorgere il popolo in tutta questa nebbia. Bisogna “trovare” un nuovo popolo.

1 Il Bullingdon Club è un club esclusivo per studenti dell’università di Oxford, i cui membri sono segreti; non esistono luoghi di ritrovo permanenti, per cui gli associati si ritrovano in sale da pranzo che regolarmente distruggono; infatti gli associati sono noti sia per la loro ricchezza che per le intemperanze causate da baldorie distruttive. L’iscrizione è solo tramite invito personale diretto ed è molto costoso aderirivi data la necessità di provvedere personalmente a uniformi, pranzi e danni causati. Sia l’attuale primo ministro inglese, David Cameron, sia il rieletto sindaco di Londra, Boris Johnson, che il cancelliere George Osborne, sono stati membri del Bullingdon Club, così come il finanziere Nathaniel Philip Rothschild.

    Sul Controllo
    OC Gilles Deleuze nel Poscritto delle Società di Controllo, pubblicato nel maggio del 1990, afferma che, grazie alle illuminanti analisi di Michel Foucault, emerge una nuova diagnosi della società contemporanea occidentale. L’analisi deleuziana è la seguente: le società di controllo hanno sostituito le società disciplinari allo scollinare del XX secolo. Deleuze scrive che “il marketing è ora lo strumento del controllo sociale e forma la razza impudente dei nostri padroni”. Difficile dargli torto se valutiamo l’incontrovertibile fatto che, dietro a due avventure elettorali di strepitoso successo - Forza Italia e Movimento 5 Stelle - si stagliano due società di marketing: la Publitalia 80 di Marcello Dell’Utri e la Casaleggio Asssociati di Gianroberto Casaleggio. Meccanismi di controllo, eventi mediatici quali gli exit polls, sondaggi infiniti, banche dati in/penetrabili, data come commodities, spin-doctoring continuo, consensi in rete guidati da influencer, bot, social network opachi, digi-squadrismo, echo-chambering dominante, tracciabilità dei percorsi in rete tramite cookies: queste sono le determinazioni della società post-ideologica (post-democratica?) neoliberale. La miseria delle nuove tecniche di controllo rivaleggia solo con la miseria della “casa di vetro” della trasparenza grillina (il web- control, of course). Siamo nell’epoca della post-politica, afferma Jacques Ranciere: Come uscire dalla gabbia neo-liberale e liberarci dal consenso ideologico dei suoi prodotti elettorali? Quale sarà la riconfigurazione della politica - per un nuovo popolo liberato - dopo l’esaurimento dell’egemonia marxista nella sinistra? 

TS Non abbiamo solo bisogno di trovare il popolo, ma anche di comprendere meglio quali potrebbero essere i suoi desideri. Partendo da questo assunto, è, forse, interessante osservare la retorica del contagio dispiegata dai Tories. Non vogliono difendere i loro privilegi; li vogliono diffondere!2 Questo è il tipo di discorso vuoto che è facile svelare, ma a cui è più difficile resistere! Non solo perché i rapporti di potere sono dominati dai privilegiati, ma perché il "popolo" desidera l’invenzione del privilegio. Il soggetto sonnambulo è talmente guidato dall'esempio che gli esempi che desidera li incarna in sè. Egli desidera diventare l' esempio che sta copiando. Nell’Essex i sonnambuli sono del tutto coinvolti nella loro passione per diventare ricchi uomini d'affari, calciatori, personaggi famosi, soldati, gangster. Ovviamente la maggior parte delle persone non raggiunge mai le proprie aspirazioni, ma lotta sempre per ottenerle. Quindi, se non si può diventare ciò che si aspira, l'opzione migliore è quella di continuare a seguire l'esempio. Dove altro si può andare? Il desiderio ha bisogno di un luogo dove andare.
Non che ogni esempio sia irraggiungibile. E’ abbastanza semplice diventare un soldato nell’Essex o almeno fingere di essere in coda, a sostegno dei "nostri" ragazzi, nella buona o nella cattiva sorte, tra guerre legali e illegali. Questa è la minaccia rappresentata dal partito di destra English Defence League, (EDL). Gabriel Tarde avrebbe descritto queste persone come sonnambuli; non soltanto come singoli esseri inconscienti, ma proprio incoscienti per associazione.
Credo che il “gruppo di riflessione” dei Tories abbia  elaborato questa cosa degli esempi molto bene. Con la stampa popolare hanno utilizzato, come portavoce, un aspirante giornalista dell’Essex: Andy Coulson - ora accusato di phone hacking - si è fatto strada, tramite un giornale locale dell’Essex, fino ad arrivare alla direzione dei tabloid velenosi di Rupert Murdoch. E’ stato inserito nella comunicazione dei Tories giusto per contrastare i troppi accenti etoniani (sinonimo di alta società, n.d.r.) con una voce che aspirasse  alla classe operaia. Non avrebbero dovuto preoccuparsi tanto, dato che la classe operaia dell’Essex è stata a lungo innamorata degli atteggiamenti posh dell’alta società inglese. Il recente aumento dell’estrema destra “spaccona” è arrivato dopo un lungo corteggiamento sostenuto da invenzioni tipo la campagna pubblicitaria per Margaret Thatcher organizzata dalla celebre azienda di comunicazione e marketing Saatchi e il più consolidato marchio “Royal”che sembra continuare a immergere il desiderio nella propria repressione.
Come ha detto Wilhelm Reich, la classe lavoratrice non si identifica nel proletariato che lotta. Si percepisce amalgamata con la borghesia. Che non è una brutta cosa. Ogni briciolo di cambiamento richiederebbe il coinvolgimento di tutti. Tuttavia a differenza della Turchia dove, in questo momento,  sono i giovani borghesi a protestare nelle strade, qui in Essex i rilassati borghesi di sinistra si nascondono nelle loro nicchie accoglienti. Hanno troppo da perdere. Anche la crescente instabilità dei loro posti di lavoro nella City non è ancora sufficiente per farli uscire nelle strade, nemmeno a fianco dei loro vicini più poveri. Cosa ci vorrebbe, allora, per scuoterli dalle loro gabbie neoliberiste?

2 In un discorso alla conferenza del partito Conservatore del 10 ottobre 2012 il Primo Ministro britannico David Cameron ha promesso di “diffondere i privilegi”, gli stessi di cui ha goduto crescendo, così come ha  promesso di fare di tali privilegi una delle aspirazioni del Paese.

Sulla “Googlization” della politica; l’aspetto finanziario del populismo digitale
    OC La prima decade del XXI secolo è stata caratterizzata dall'insorgenza del neo-capitalismo definito "cognitive capitalism"; in questo contesto un'azienda come Google si è affermata come la perfetta sintesi del web-business in quanto non retribuisce, se non in minima parte, i contenuti che smista attraverso il proprio motore di ricerca. In Italia, con il successo elettorale del M5S, si è assistito, nella politica, ad una mutazione della categoria del prosumer dei social network: si è creata la nuova figura dell'elettore-prosumer, grazie all'utilizzo del blog di Beppe Grillo da parte degli attivisti - che forniscono anche parte cospicua dei contenuti - come strumento essenziale di informazione del movimento. Questo www.bellegrillo.it è un blog/sito commerciale, alternativo alla tradizione free-copyright del creative commons; ha un numero altissimo di contatti, costantemente incrementato in questo ultimo anno. Questa militanza digitale produce introiti poiché al suo interno vengono venduti prodotti della linea Grillo (dvd, libri e altri prodotti editoriali legati al business del movimento). Tutto ciò porta al rischio di una googlizzazione della politica ovvero ad un radicale cambio delle forme di finanziamento grazie al "plusvalore di rete", termine utilizzato dal ricercatore Matteo Pasquinelli per definire quella porzione di valore estratto dalle pratiche web dei prosumer. Siamo quindi ad un cambio del paradigma finanziario applicato alla politica? Scompariranno i finanziamenti delle lobbies, i finanziamenti pubblici ai partiti e al loro posto si sostituiranno le micro-donazioni via web in stile Obama?  Continuerà e si rafforzerà lo sfruttamento dei prosumer-elettori? Infine che tipo di rischi comporterà la “googlization della politica”?
TS Per molti versi questo è un secondo fronte. I contagi, causati dalle paure perpetuate dai media mainstream, non possono andare così lontano. Hanno bisogno di essere accompagnati da un’intimità simile a quella creata dalla campagna elettorale di Obama. Questa è solo la punta di uno sforzo molto più grande per orientare, spingere e sfruttare i sentimenti attraverso le reti. Si tratta però di un diverso tipo di modello di propaganda. La messa in rete dell’Obama-love ha al proprio centro un progettista con esperienza da utilizzatore della rete. Il rischio è che il contagio sarà così ben progettato che saremo sufficientemente distratti per non notarlo. Le migliori esperienze dell’utente sono quelle invisibili.

    Sul populismo digitale, sul capitalismo affettivo
    OC James Ballard affermò che, dopo le religioni del Libro, ci saremmo dovuti aspettare le religioni della Rete. Alcuni affermano che, in realtà, una prima techno-religione esiste già: si tratterebbe del Capitalismo Affettivo. Il nucleo di questo culto secolarizzato sarebbe un mix del tutto contemporaneo di tecniche di manipolazione affettiva, politiche del neo-liberalismo e pratiche politiche 2.0. In Italia l'affermazione di M5S ha portato alla ribalta il primo fenomeno di successo del digi-populismo con annessa celebrazione del culto del capo; negli USA, la campagna elettorale di Obama ha visto il perfezionarsi di tecniche di micro-targeting con offerte politiche personalizzate via web. La nuova frontiera di ricerca medica e ricerca economica sta costruendo una convergenza inquietante tra saperi in elaborazione quali: teorie del controllo, neuro-economia e neuro-marketing. Foucault, nel gennaio 1976, all'interno dello schema guerra-repressione, intitolò il proprio corso "Bisogna difendere la società". Ora, di fronte alla friabilità generale di tutti noi, come possiamo difenderci dall'urto del capitalismo affettivo e delle sue pratiche scientifico- digitali ? Riusciremo ad opporre un sapere differenziale che - come scrisse Foucault - deve la sua forza solo alla durezza che oppone a tutti i saperi che lo circondano? Quali sono i pericoli maggiori che corriamo riguardo ai fenomeni e ai saperi di assoggettamento in versione network culture?
TS La politica del sonnambulo di Tarde la si può trovare in due distinte situazioni. La prima è nella forza capricciosa dell’incontro imitativo; nei contagi affettivi che si diffondono nella nebbia. Idee ed emozioni reazionarie possono a volte diffondersi a macchia d'olio nel corpo sociale. Sulla scia dell'assassinio accaduto nell’area di Woolwich ci aspettiamo di vedere molto di più su questo fronte. La seconda situazione richiede un intervento nelle forze vitali che collegano tra di loro gli esempi. E’ necessaria, forse, un’interferenza; non una contro-imitazione, ma una non-imitazione che rompa il flusso di talune invenzioni fasciste: serve una deterritorializzazione. In effetti, il sonnambulo deve svegliarsi!
Molti commentatori hanno sottolineato che si manifestano, nelle culture della Rete, entrambi i tipi di politica. I social media incoraggiano sia l'interventismo che il  sonnambulismo. In questo senso, mi preoccupa molto che le continue ondate di petizioni elettroniche proposte su Facebook e Twitter possano avere un effetto entropico sulla protesta. Mi pare che il desiderio venga di nuovo catturato piuttosto che deterritorializzato. Mi domando pertanto se l’imitazione vitalista di Tarde può sostituire l’energia orgonica di Reich come forza anti-entropica. A differenza di Wilhelm Reich, Gabriel Tarde non era un pensatore binario. Ha collocato l'irrazionalità dei desideri biologici e l’apparentemente razionale in un intra-spazio inscindibile. La microsociologia diventa una miscela di esperienze viscerali e abitudini meccaniche, l'illusione di un sé che non è rinchiuso ma vivamente inciso dalla suggestionabilità con l'Altro. E' in questa cultura multistrato che i desideri vengono fatti propri dall’invenzione sociale. Molto spesso, a quanto pare, queste invenzioni assumono una dimensione fascista: in campagna, nella città, tra la gioventù, in famiglia. Come Deleuze ha rilevato, il microfascismo è ovunque! Abbiamo ancora bisogno di focalizzare meglio le resistenze a tutte le forme di fascismo, attivando però le interferenze non-imitative piuttosto che le comode posizioni anti-fasciste.
Forse una piccola ma significativa interferenza che abbiamo visto di recente è il Railway pub a Southend, in Essex. Un tempo era noto come il pub del BNP (British National Party, storica formazione di destra inglese, n.d.r.). Era il loro luogo di ritrovo.3 Adesso il pub è diventato altro da prima. Recentemente abbiamo visto un buttafuori che ha minacciato di espellere qualcuno per un commento razzista. Ora è un luogo di ritrovo per artisti locali, musicisti e, si spera, le prima vestigia di un tipo differente di popolo dell’Essex. Ospita serate di film apertamente di sinistra e incontri sindacali. Va sottolineato che il pub in questione non è situato in una zona confortevole per la borghesia locale, anche se questo tipo di persone lo sta iniziando a frequentare. Bisogna essere cauti nel rilevare se questo o qualsiasi altro centro culturale possa davvero incidere sul sonnambulismo populista che troviamo in Essex, ma come luogo di non-imitazione necessario alla rimozione del BNP sembra un posto interessante da esplorare. Che tipo di deterritorializzazione si verificano in questi luoghi? Quale nuovo popolo potrebbe emergere?

3 Oggi in città c’è un pub frequentato da membri dell’English Defense League.


Tony D. Sampson, inglese, è Reader di Digital Culture and Communication della School of Arts and Digital Industries alla University of East London (UEL, UK).  Ama lavorare ad eventi artistici sperimentali che coinvolgono musica, video e filosofia. La sua ricerca analizza il "lato oscuro" che si sta realizzando tra sociologia, marketing, cultura digitale e neuroscienze, in particolare la deriva infettiva e virale che si dipana nelle microrelazioni di massa soggette ai New Media. E' co-editore (con Jussi Parikka) del libro Spam Book: On Viruses, Porn, and Other Anomalies From the Dark Side of Digital Culture (Cresskill, NJ: Hampton Press, 2009). Il suo ultimo libro che incrocia la microsociologia di Gabriel Tarde con la filosofia dell'evento di Gilles Deleuze s'intitola Virality: Contagion Theory in the Age of Networks (University of Minnesota Press, Minneapolis) ed è stato pubblicato nel giugno del 2012. Ha un blog personale Virality.



Bibliografia
1) testi di riferimento alla domanda Sul micro-fascismo
Wu Ming, Yet another right-wing cult coming from Italy, via Wu Ming blog.
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo - Einaudi, 2002 
Gilles Deleuze, Félix Guattari, Mille Piani, Castelvecchi, 2010 
Gilles Deleuze, L’isola deserta e altri scritti, Einaudi, 2007 (cfr. pg. 269, 'Gli Intellettuali e il Potere', conversazione con Michel Foucault del 4 marzo 1972) “Questo sistema in cui viviamo non può sopportare nulla: di qui la sua radicale fragilità in ogni punto e nello stesso tempo la sua forza complessiva di repressione” (intervista a Deleuze e Foucault, pg. 264)

2) testi di riferimento alla domanda Sulla Crisi
Slavoj Zizek, First as Tragedy, then as Farce. Verso, Uk, 2009 (pg. 17) 

3) testi di riferimento alla domanda Sul popolo che manca
Mario Tronti, 'C’è populismo perché non c’è popolo', in Democrazia e Diritto, n.3-4/2010. 
Paul Klee, Diari 1898-1918. La vita, la pittura, l’amore: un maestro del Novecento si racconta - Net, 2004 
Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Millepiani (in '1837. Sul Ritornello' pg. 412-413)

4) testi di riferimento alla domanda Sul controllo
Jacques Ranciere, Disagreement. Politics and Philosophy, UMP, Usa, 2004
Gilles Deleuze, Pourparler, Quodlibet, Ita, 2000 (pg. 234, 'Poscritto sulle società di controllo') 
Saul Newman, 'Politics in the Age of Control', in Deleuze and New Technology, Mark Poster and David Savat, Edinburgh University Press, Uk, 2009, pp. 104-122. 

5) testi di riferimento alla domanda Sulla googlizzazione della politica
Guy Debord, La società dello spettacolo, 1967 - II sezione - Merce come spettacolo, tesi 42,43,44 e seguenti fino alla 53. 
Matteo Pasquinelli Google's Pagerank Algorithm, http://matteopasquinelli.com/docs/Pasquinelli_PageRank.pdf 
Nicholas Carr, The Big Switch: Rewiring the World, from Edison to Google (New York: W.W. Norton, 2008) 

6) testi di riferimento alla domanda Sul populismo digitale e sul capitalismo affettivo
Tony D. Sampson, Virality, UMP, 2012
Michel Foucault, Security, Territory and Population, Palgrave and Macmillan, 2009 
Michel Foucault, Society Must be Defended: Lectures at the Collège de France 1975—76, Saint Martin Press, 2003

Dipinto: Stelios Faitakis

Tony Sampson @ Royal College of Art - 30th Oct, 2013

Academic and writer Tony D. Sampson will host a workshop on Viral Networks at the Royal College of Art, in the Hockney Gallery, on Wednesday morning at 10am. Don't miss out! More information here: viralcontagion.wordpress.com


Oscillate by Daniel Sierra



Video from Daniel Sierra. He writes:

'Oscillate is the title of my thesis animation done at the MFA Computer Art program in the School of Visual Arts located in NY. My goal was to visualise waveform patterns that evolve from the fundamental sine wave to more complex ones, creating a mesmerising AV experience.'

27.10.13

The Velvet Underground & Nico - Sunday Morning - Dedicated to Lou (1942 -2013)

Squarepusher x Z-MACHINES



Machines that remind us of Chris Cunningham 'Monkey Drummer' playing a song by Squarepusher. Beyond human.

25.10.13

Guy Debord: The Game of War (Situationist Cinema)

Class Wargames presents: Guy Debord's 'The Game of War'. For Debord, The Game of War wasn't just a game - it was a guide to how people should live their lives within Fordist society. By playing, revolutionary activists could learn how to fight and win against the oppressors of spectacular society. Find out more: classwargames.net/

24.10.13

William Burroughs: Blade Runner, un film. La sceneggiatura inedita di un grande scrittore di fantascienza - a cura di Riccardo Gramantieri, Mimesis Edizioni, Maggio 2013



Sublimi e deliziose imposture, destrutturazioni del romanzo moderno e postmoderno, tecnica del cut- up portata alle sue letterarie (e perciò definitive nel senso dello stilema borgesiano) estreme conseguenze. Vogliamo sempre sapere tutto di Burroughs, seminatore incessante di affascinanti posture narrative, affastellatore instancabile di definizioni che (ri)vivono incessanti nella leggenda della cultura pop, nella leggenda della cultura underground, angosciosamente vitali come i riflessi dissezionati degli esseri psichici (o psicotici) che popolano la base spaziale di Solaris.
Mimesis dà alle stampe questa sceneggiatura, questa zona letteraria temporaneamente autonoma, paradigma hakimbeyano totalizzante. E così come l’espressione Heavy Metal fu mutuata e lanciata nell’universo fonico proprio da produzioni burroughsiane, così Ridley Scott si innamora del titolo (Blade Runner) di questa manifestazione letteraria del grande beatnik (definizione comunque riduttiva per Burroughs) e ne enuclea il titolo applicandolo con copia incolla geniale (autorizzato, ça va sans dire, dall’Autore delle passate e tragiche esperienze tangerine) a quella che fu la consacrazione filmica di Philip Dick.
Caleidoscopio assoluto di allucinatorie espressività, grembo gravido di tutto ciò che nasce dalle correnti sotterranee della letteratura, congegno assoluto di enunciazioni nascenti dal subliminale e acido universo delle teorie del complotto alla Cointelpro, questa sceneggiatura-romanzo-racconto breve si staglia come una struttura reichiana che tutto comprende.
Molto prima dei postmoderni, molto prima di Leary, molto prima di contenitori clandestini come la Amok Press.
Seduto in una stanza disadorna al numero 9 di rue Gît-le-Coeur, Burroughs ci guarda con la stranita consapevolezza di chi ha conosciuto l’inconoscibile.
Un libro.
Blade Runner, un film. La sceneggiatura inedita di un grande scrittore di fantascienza, di William Burroughs (a cura di Riccardo Gramantieri), (Mimesis Edizioni).

21.10.13

Charlie Tweed - The Tricorn (2013)

In The Tricorn (2013) (07:35 minutes) a superimposed machine arrives in the harbour of Gun Wharf and appears to hover above the water. This machine looks like a 3D model of the old Tricorn centre which was demolished in Portsmouth in 2004. The new Tricorn appears to be a piece of software and a bank of computing devices and other technologies, which is attracting other technologies and components to join it in inciting the development of a vast, ever expanding, panspectric mechanism.
See another Tweed's video: The Meadow (2013)

Saul Newman: intervista su Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo @ Obsolete Capitalism



Intervista a Saul Newman su "Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo" a cura dei blog Obsolete Capitalism e Rizomatika. Intervista raccolta il 5 giugno 2013 e tradotta dall'inglese. Qui potete leggere le interviste in lingua inglese precedentemente pubblicate: Jussi Parikka 14 settembreSaul Newman 21 settembreTony D. Sampson 28 settembreSimon Choat 5 ottobreQui invece l'intervista in lingua italiana a Jussi Parikka.


 EDIT: Abbiamo raccolto l'intervista in un PDF che si può scaricare o leggere online. Tutte le interviste sul populismo digitale, in lingua italiana, possono essere scaricate o lette QUI, in un unico file.

Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo


'Fascismo di banda, di gang, di setta, di famiglia, di villaggio, di quartiere, d’automobile, un Fascismo che non risparmia nessuno. Soltanto il micro-Fascismo può fornire una risposta alla domanda globale: “Perchè il desiderio desidera la propria repressione? Come può desiderare la propria repressione?'


—Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Mille Piani, pg. 271

    Sul micro-fascismo
    OC Partiamo dall’analisi di Wu Ming, esposta nel breve saggio per la London Review of Books intitolato 'Yet another right-wing cult coming from Italy', che legge il M5S e il fenomeno Grillo come un nuovo movimento autoritario di destra.  Come è possibile che il desiderio di cambiamento di buona parte del corpo elettorale (nelle elezioni italiane del febbraio 2013) sia stato vanificato e le masse abbiano di nuovo anelato –ancora una volta– la propria repressione ? Siamo fermi nuovamente all’affermazione di Wilhelm Reich: sì, le masse hanno desiderato, in un determinato momento storico, il fascismo. Le masse non sono state ingannate, hanno capito molto bene il pericolo autoritario, ma l’hanno votato lo stesso. E il pensiero doppiamente preoccupante è il seguente: i due movimenti populisti autoritari, M5S e PdL, sommati insieme hanno più del 50% dell’elettorato italiano. Una situazione molto simile si è venuta a creare in UK, nel Maggio 2013, con il successo della formazione populista di destra dello UKIPLe tossine dell’autoritarismo e del micro-fascismo perché e quanto sono presenti nella società europea contemporanea?(1)
Saul Newman Non sono sicuro di essere completamente d'accordo con l'analisi di Wu Ming riguardante Grillo e il M5S. Non direi che è necessariamente una forma di fascismo, neofascismo o persino di autoritarismo di destra. Il M5S è sicuramente populista, e dietro il populismo e la figura del Popolo si trova sempre lo spettro oscuro di un potenziale fascismo. Grillo e il M5S, almeno nella sua forma attuale, mi colpiscono come un fenomeno enigmatico, più difficile da classificare secondo le categorie politiche e ideologiche tradizionali. Lo descriverei come populismo postmoderno; una forma di anti-politica che, prima, cerca di creare una sorta di interruzione del normale processo politico e, successivamente, cerca di destabilizzare le modalità consolidate di rappresentanza politica. La formazione politica di Grillo tenta di generare uno spazio simbolicamente vuoto nel processo politico, per mostrare - o almeno così sostiene - la corruzione e il degrado della classe politica. Tutto ciò non è esattamente uguale al tipico progetto autoritario o fascista di conquista del potere - un vero e proprio movimento fascista avrebbe colto la possibilità di formare il governo, situazione alla quale Grillo e M5S hanno opposto resistenza. Inoltre, il M5S è uno strano, e a volte incoerente, groviglio di politiche e programmi, sia progressivi che regressivi, sia di sinistra che di destra, sia libertari che populisti. Molti dei loro temi - per quanto le loro dichiarazioni possano essere prese sul serio - sono, in realtà, molto interessanti: la democrazia partecipativa, la giustizia sociale, la tutela ecologica. Il M5S è la politica o meglio l'anti-politica come Spettacolo o, meglio ancora, l'anti-Spettacolo come Spettacolo. Funge da significante vuoto o da schermo bianco su cui le persone proiettano la loro frustrazione e la loro rabbia per l'establishment politico. Il M5S è tanto simile ad Occupy Wall Street quanto lo è all'UKIP - un movimento strano, paradossale, eretico, a volte confuso. C'è un aspetto carnevalesco connaturato al Movimento 5 Stelle e la figura di Grillo, nel contesto, è più vicina al Papa dei Folli (1a) che al dittatore fascista. Naturalmente, questo non significa che non dobbiamo diffidare di tutti i populismi - in loro c'è sempre latente un divenire fascista. Deleuze e Guattari, dopotutto, parlano di micro-fascismi immanenti sia alla sinistra che alla destra. Stiamo assistendo, inoltre, all'emersione di veri e propri populismi di destra che prendono le sembianze della politica di protesta anti-establishment. Con l'aggravarsi della crisi economica, e la situazione della disoccupazione in Europa in peggioramento, c'è poco da sorprendersi che i "veri" fascismi e i "veri" razzismi anti-immigrati siano in aumento. Basta solo guardare alla Grecia e ad Alba Dorata, così come alla rinascita di forze di estrema destra in Francia. Questo è il terreno di coltura ideale per i nuovi fascismi. Temo una barbarie a venire... L'analisi di Reich, qui, non ha perso nulla della sua validità. Il Popolo, in certi momenti e a certe condizioni, desidera il fascismo. Non è una questione di falsa coscienza ma, all'ombra del Popolo, c'è sempre una macchina desiderante fascista al lavoro.

1a) Riferimento a Quasimodo, il personaggio noto come il gobbo di Notre Dame, descritto nel romanzo di Victor Hugo "Notre Dame de Paris" (1831). Quasimodo viene eletto  il 6 gennaio 1482 "le Pape des fous" (The Pope of Fools), il Papa dei Folli, dai cittadini di Parigi durante la festa popolare nota come La fête des fous.

    1919, 1933, 2013. Sulla crisi
    OC Slavoj Zizek ha affermato, già nel 2009,  che quando il corso normale delle cose è traumaticamente interrotto, si apre nella società una competizione ideologica “discorsiva” esattamente come capitò nella Germania dei primi anni ’30 del Novecento quando Hitler indicò nella cospirazione ebraica e nella corruzione del sistema dei partiti i motivi della crisi della repubblica di Weimar. Zizek termina la riflessione affermando che ogni aspettativa della sinistra radicale di ottenere maggiori spazi di azione e quindi consenso risulterà fallace in quanto saranno vittoriose le formazioni populiste e razziste, come abbiamo poi potuto constatare in Grecia con Alba Dorata, in Ungheria con il Fidesz di Orban, in Francia con il Front National di Marine LePen e in Inghilterra con le recentissime vittorie di Ukip. In Italia abbiamo avuto imbarazzanti “misti” come la Lega Nord e ora il M5S, bizzarro rassemblement che pare combinare il Tempio del Popolo del Reverendo Jones e Syriza, “boyscoutismo rivoluzionario” e disciplinarismo delle società del controllo. Come si esce dalla crisi e con quali narrazioni discorsive “competitive e possibilmente vincenti”? Con le politiche neo-keynesiane tipiche del mondo anglosassone e della terza via socialdemocratica nord-europea o all’opposto con i neo populismi autoritari e razzisti ? Pare che tertium non datur... (2)
SN Come ho segnalato in ciò che ho detto sopra, sono in gran parte d'accordo con il punto di Zizek qui. Il campo ideologico è spalancato, e stiamo vedendo tutti i tipi di strane combinazioni e configurazioni che cercano di articolare la rabbia, l’ansia e la paranoia del Popolo. Non sono sicuro che il neo-keynesismo sia in grado di fornire una risposta - e in ogni caso, le politiche economiche perseguite dal Regno Unito (anche se non negli Stati Uniti), non sono keynesiane o neo-keynesiane in alcun modo. No, quello che vediamo con i tagli dell’austerità è semplicemente l' ultimo pretesto del neoliberismo, per cui la maggior parte dei governi, sia di destra e che di sinistra, non riesce a immaginare nessuna alternativa. E chiaramente questo sta rendendo la situazione peggiore. Non credo che dovremmo vedere la situazione come una scelta netta tra uno dei due, o il neo-keynesismo o il populismo autoritario. Queste non sono le uniche possibilità. L’affrontare il problema di un fascismo emergente richiede chiaramente nuove forme collettive di politica e di lotta; abbiamo visto qualcosa di simile nelle occupazioni di piazza e nei movimenti in Europa. Stiamo assistendo in questo momento ad interessanti mobilitazioni di popolo in Turchia. E' difficile sapere che cosa può uscire da questi vari movimenti e occupazioni, ma mi pare essere l'unico modo per fornire una figura alternativa o lo spazio per formazioni politiche collettive. Forse il Popolo può essere confrontato solo con la Moltitudine. 
    Sul popolo che manca
    OC Mario Tronti afferma che “c’è populismo perché non c’è popolo”. Tema eterno, quello del popolo, che Tronti declina in modalità tutte italiane in quanto “le grandi forze politiche erano saldamente poggiate su componenti popolari presenti nella storia sociale: il popolarismo cattolico, la tradizione socialista, la diversità comunista. Siccome c’era popolo, non c’era populismo.” Pure in ambiti di avanguardie artistiche storiche, Paul Klee si lamentava spesso che era “il popolo a mancare”. Ma la critica radicale al populismo - è sempre Tronti che riflette - ha portato a importanti risultati: il primo, in America, alla nascita dell’età matura della democrazia; il secondo, nell’impero zarista, la nascita della teoria e della pratica della rivoluzione in un paese afflitto dalle contraddizioni tipiche dello sviluppo del capitalismo in un paese arretrato (Lenin e il bolscevismo). Ma nell’analisi della situazione italiana ed europea è tranchant: “Nel populismo di oggi, non c’è il popolo e non c’è il principe. E’ necessario battere il populismo perché nasconde il rapporto di potere”. L’abilità del neo-populismo, attraverso l'utilizzo spregiudicato di apparati economici-mediatici-spettacolari-giudiziari, è nel costruire costantemente  "macchine di popoli fidelizzati” più simili al “portafoglio-clienti” del mondo brandizzato dell’economia neo-liberale. Il "popolo" berlusconiano è da vent’anni che segue blindato le gesta del sultano di Arcore; il "popolo" grillino, in costruzione precipitosa, sta seguendo gli stessi processi identificativi totalizzanti del “popolus berlusconiano”, dando forma e topos alle pulsioni più deteriori e confuse degli strati sociali italiani. Con le fragilità istituzionali, le sovranità altalenanti, gli universali della sinistra in soffitta (classe, conflitto, solidarietà, uguaglianza) come si fa popolo oggi? E’ possibile reinventare un popolo anti-autoritario? E’ solo il popolo o la politica stessa a mancare? (3)
SN Dobbiamo radicalmente ripensare la figura del Popolo. Dobbiamo chiederci se esso continua ad avere forza d’emancipazione o se si tratta di quello che è sempre stato nel pensiero politico - la totalità da cui emerge il potere dello stato, il corpo politico che legittima il sovrano. E abbiamo già discusso la pericolosa, violenta, totalitaria e fascista potenzialità del Popolo. Esiste quindi un vero e proprio Popolo - un Popolo genuinamente democratico - al di là delle manipolazioni dei media e della politica? O abbiamo raggiunto il punto in cui questa idea si è completamente esaurita e dobbiamo pensare la collettività politica in nuovi modi? La mia opinione è che abbiamo effettivamente raggiunto questo limite, e che le energie democratiche e di emancipazione, una volta impregnate nelle persone, sono ora completamente dissipate. Ed è forse un sintomo di questa dissipazione che l’ombra del Popolo riappare nelle forme inquietanti, violente e reazionarie di oggi. Nonostante le difficoltà che ho con il concetto, l'idea della Moltitudine nel pensiero “autonomo” e post-autonomo - in cui differenza e singolarità sono pensate insieme alla collettività, in modo tale che una non sussuma l'altra - fissa un terreno alternativo per una radicalità politica. Laddove il Popolo - anche nella sua forma democratica - è associato a totalità, identità e sovranità, la Moltitudine invoca, invece, eterogeneità, singolarità e organizzazione rizomatica. Altre figure teoriche, però, ci permettono di pensare lo stesso termine, in modo simile. Per esempio, sono interessato alla nozione di Max Stirner, in gran parte trascurata (o ingiustamente derisa), dell'“unione degli ego” - in cui le singolarità individuali possono lavorare insieme su progetti collettivi senza essere sacrificate sull’altare degli ideali sacri, così come possono collaborare senza essere incorporate in un'unica struttura totalitaria e trascendente. Ciò ci permette di pensare l'apertura contingente del campo politico in  modo del tutto differente.
    Sul Controllo
    OC Gilles Deleuze nel Poscritto delle Società di Controllo, pubblicato nel maggio del 1990, afferma che, grazie alle illuminanti analisi di Michel Foucault, emerge una nuova diagnosi della società contemporanea occidentale. L’analisi deleuziana è la seguente: le società di controllo hanno sostituito le società disciplinari allo scollinare del XX secolo. Deleuze scrive che “il marketing è ora lo strumento del controllo sociale e forma la razza impudente dei nostri padroni”. Difficile dargli torto se valutiamo l’incontrovertibile fatto che, dietro a due avventure elettorali di strepitoso successo - Forza Italia e Movimento 5 Stelle - si stagliano due società di marketing: la Publitalia 80 di Marcello Dell’Utri e la Casaleggio Asssociati di Gianroberto Casaleggio. Meccanismi di controllo, eventi mediatici quali gli exit polls, sondaggi infiniti, banche dati in/penetrabili, data come commodities, spin-doctoring continuo, consensi in rete guidati da influencer, bot, social network opachi, digi-squadrismo, echo-chambering dominante, tracciabilità dei percorsi in rete tramite cookies: queste sono le determinazioni della società post-ideologica (post-democratica?) neoliberale. La miseria delle nuove tecniche di controllo rivaleggia solo con la miseria della “casa di vetro” della trasparenza grillina (il web- control, of course). Siamo nell’epoca della post-politica, afferma Jacques Ranciere: Come uscire dalla gabbia neo-liberale e liberarci dal consenso ideologico dei suoi prodotti elettorali? Quale sarà la riconfigurazione della politica - per un nuovo popolo liberato - dopo l’esaurimento dell’egemonia marxista nella sinistra? 

SN Non c'è dubbio che la politica democratica, così come è praticata sotto l'egemonia neoliberista, sia stata del tutto corrotta e degradata nei modi che descrivete. La trasparenza e la responsabilità che queste forme di democrazia mediata presumibilmente permettono, producono solo un’opacità diversa, la politica come spettacolo mediatico impenetrabile, un gigantesco ' reality ' show televisivo. E, naturalmente, vi è la proliferazione di queste modalità neoliberiste di controllo e di soggettivazione attraverso internet e i social media, in cui, nello specchio narcisistico del blog o della pagina Facebook, costruiamo noi stessi e le nostre relazioni con gli altri in modi altamente mercificati e normalizzati, sostenendo al tempo stesso l'illusione che stiamo esprimendo sia la nostra individualità che l’intenzione di cambiare direttamente il mondo. Questo non significa negare l'importanza di tali reti come strumento di comunicazione, organizzazione e mobilitazione, ma c'è un problema molto più ampio da sviscerare. In un'intervista a Toni Negri, Deleuze afferma:

 'Lei mi chiede se le società di controllo o di comunicazione non scateneranno forme   di resistenza capaci di ridare una chance a un comunismo inteso come "organizzazione trasversale di individui liberi ". Non lo so, forse. Ma non nella misura in cui le minoranze potranno riprendere la parola. Forse la parola e la comunicazione sono fradice. Sono interamente penetrate dal denaro: non accidentalmente ma essenzialmente. E’ necessario un dirottamento della parola. Creare è sempre stato altro dal comunicare. L’importante sarà forse creare dei vacuoli di non-comunicazione, degli interruttori, per sfuggire al controllo'. (1b)

Quindi, se la comunicazione è stata corrotta - e lo vediamo oggi, in particolare con le tecnologie ubique di comunicazione dove la connessione istantanea diventa un imperativo categorico - allora dobbiamo pensare a come questi circuiti possano essere ricostituiti, come possano essere introdotti interruttori, nel senso inteso da Deleuze.  Anonimato e invisibilità - così come li troviamo, ad esempio, nei collettivi di hacker anonimi - sono elementi importanti nella rottura dei circuiti di sorveglianza e controllo che operano attraverso la comunicazione moderna .

Le elezioni, come preesistenti modalità dominanti di comunicazione e di rappresentanza, hanno ovviamente raggiunto il loro limite. Si tratta di una sorta di rituale quasi religioso finalizzato alla legittimazione simbolica del potere. Di volta in volta, e in determinate circostanze, potrebbe essere strategicamente utile partecipare alle elezioni locali e regionali; non vorrei diminuire interamente la loro importanza. Ma la politica elettorale non dovrebbe essere feticista, e non può essere l'orizzonte, oggi, delle lotte politiche radicali. Mentre alcuni commentatori vedono il calo di interesse e di partecipazione alla politica elettorale come segno di un malessere post-politico, io non sono poi così pessimista. Potrebbe essere l'inizio e non la fine della politica. In ogni caso, non dobbiamo piangere la rottura del modello elettorale della democrazia o immaginare che questo modello sia l'unico luogo vero della politica.

(1b) Gilles Deleuze - Pourparler - Quodlibet, Macerata, 2000, pg. 231
    Sulla “Googlization” della politica; l’aspetto finanziario del populismo digitale
    OC La prima decade del XXI secolo è stata caratterizzata dall'insorgenza del neo-capitalismo definito "cognitive capitalism"; in questo contesto un'azienda come Google si è affermata come la perfetta sintesi del web-business in quanto non retribuisce, se non in minima parte, i contenuti che smista attraverso il proprio motore di ricerca. In Italia, con il successo elettorale del M5S, si è assistito, nella politica, ad una mutazione della categoria del prosumer dei social network: si è creata la nuova figura dell'elettore-prosumer, grazie all'utilizzo del blog di Beppe Grillo da parte degli attivisti - che forniscono anche parte cospicua dei contenuti - come strumento essenziale di informazione del movimento. Questo www.bellegrillo.it è un blog/sito commerciale, alternativo alla tradizione free-copyright del creative commons; ha un numero altissimo di contatti, costantemente incrementato in questo ultimo anno. Questa militanza digitale produce introiti poiché al suo interno vengono venduti prodotti della linea Grillo (dvd, libri e altri prodotti editoriali legati al business del movimento). Tutto ciò porta al rischio di una googlizzazione della politica ovvero ad un radicale cambio delle forme di finanziamento grazie al "plusvalore di rete", termine utilizzato dal ricercatore Matteo Pasquinelli per definire quella porzione di valore estratto dalle pratiche web dei prosumer. Siamo quindi ad un cambio del paradigma finanziario applicato alla politica? Scompariranno i finanziamenti delle lobbies, i finanziamenti pubblici ai partiti e al loro posto si sostituiranno le micro-donazioni via web in stile Obama?  Continuerà e si rafforzerà lo sfruttamento dei prosumer-elettori? Infine che tipo di rischi comporterà la “googlization della politica”? 

SN Come ho suggerito nella risposta precedente, il proliferare di queste nuove tecnologie democratiche di trasparenza e comunicazione non hanno reso la politica più democratica. Niente di più falso. E le nuove forme di blogocrazia, di micro-donazioni via web e altre pratiche apparentemente orizzontali e partecipative - che sono in qualche modo fenomeni interessanti - potrebbero essere viste come una nuova forma di tecnologia democratica neoliberista. Superato il controllo delle élites politiche, questi fenomeni appaiono come feticci democratici, favoriti dall'illusione che il Popolo sia realmente partecipante al processo politico in modo inedito. Dobbiamo essere estremamente scettici riguardo a ciò. Così si sancisce definitivamente il modello di mercato della democrazia, il quale poi riproduce il soggetto come cittadino-consumatore, un selettore di politica razionale. E' davvero, come si allude nella domanda, una forma di attività politica completamente modellata intorno al neoliberismo ed è, dopo tutto, e in un modo alquanto perverso, una forma di orizzontalismo nella quale possiamo diventare tutti imprenditori di noi stessi. Ciò che è chiaramente necessario è un’alternativa politica orizzontale dove questo governo neoliberista razionale - che riproduce solo il dominio del capitale sulla vita politica e sociale - sia contestato direttamente. Anche in questo caso, mi sembra che la soluzione non sia tornare a un principio idealizzato, sociale e democratico, ma di inventare forme genuinamente autonome di vita politica, sociale ed economica.
    Sul populismo digitale, sul capitalismo affettivo
    OC James Ballard affermò che, dopo le religioni del Libro, ci saremmo dovuti aspettare le religioni della Rete. Alcuni affermano che, in realtà, una prima techno-religione esiste già: si tratterebbe del Capitalismo Affettivo. Il nucleo di questo culto secolarizzato sarebbe un mix del tutto contemporaneo di tecniche di manipolazione affettiva, politiche del neo-liberalismo e pratiche politiche 2.0. In Italia l'affermazione di M5S ha portato alla ribalta il primo fenomeno di successo del digi-populismo con annessa celebrazione del culto del capo; negli USA, la campagna elettorale di Obama ha visto il perfezionarsi di tecniche di micro-targeting con offerte politiche personalizzate via web. La nuova frontiera di ricerca medica e ricerca economica sta costruendo una convergenza inquietante tra saperi in elaborazione quali: teorie del controllo, neuro-economia e neuro-marketing. Foucault, nel gennaio 1976, all'interno dello schema guerra-repressione, intitolò il proprio corso "Bisogna difendere la società". Ora, di fronte alla friabilità generale di tutti noi, come possiamo difenderci dall'urto del capitalismo affettivo e delle sue pratiche scientifico- digitali ? Riusciremo ad opporre un sapere differenziale che - come scrisse Foucault - "deve la sua forza solo alla durezza che oppone a tutti i saperi che lo circondano"? Quali sono i pericoli maggiori che corriamo riguardo ai fenomeni e ai saperi di assoggettamento in versione network culture?
SN Il riferimento effettuato a Foucault è interessante, e forse parla del modo in cui dietro il neoliberismo e le reti di regolazione e controllo, ci sia la guerra; guerra alla vita sociale, all'ambiente, alle eventuali ultime vestigia dei beni comuni;  una guerra che si combatte contro tutti noi. Come possiamo difenderci contro questo attacco? Parte della risposta è, come direbbe Foucault, un'insurrezione dei discorsi e dei saperi marginali, adottando un punto di vista partigiano in cui la neutralità e l'universalismo sono respinti in favore della rivelazione e della intensificazione di questo campo di combattimento. Si tratta anche di riconoscere che, paradossalmente, ogni potere, anche quello che sembra insormontabile e che ci cattura con una tale forza, è solo il nostro potere in una forma alienata. È un potere che sosteniamo e riproduciamo attraverso le nostre pratiche quotidiane. Sono i legami che rinnoviamo ogni giorno. Questa è la tesi della servitù volontaria del filosofo francese La Boetie, il quale sosteneva che volontariamente ci conformiamo alla dominazione del potere, in gran parte per abitudine. La soluzione - ciò che produce un capovolgimento radicale nei rapporti di potere - è dunque nel riconoscimento che abbiamo avuto il potere per tutto il tempo, che siamo già da sempre liberi e che abbiamo bisogno di togliere al potere i veli delle sue illusioni e delle sue astrazioni per disconoscerlo e per non prendervi più parte. Ciò si tradurrebbe in un cambiamento  delle nostre abitudini o, come ha detto Sorel, nell’apprendimento di ‘abitudini di libertà'.


Saul Newmanaustraliano, vive e lavora a Londra. E' Professor di Political Theory al Goldsmiths College, University of London (UK). E' un teorico della politica, in particolare del pensiero definito "post-anarchico"Newman stesso ha coniato il termine "post-anarchism" come termine generale indicante quelle filosofie che filtrano il pensiero anarchico del XIX secolo attraverso le lenti del post-strutturalismo continentale del XX secolo. A questo proposito, il testo base del pensiero post-anarchico è il suo libro del 2001 intitolato From Bakunin to LacanTra i libri pubblicati, citiamoFrom Bakunin to Lacan. Anti-Authoritarianism and the Dislocation of Power (Lanham MD: Lexington Books 2001); Power and Politics in Poststructuralist Thought: New Theories of the Political. (London: Routledge 2005); Unstable Universalities: Postmodernity and Radical Politics. (Manchester: Manchester University Press 2007); Politics Most Unusual: Violence, Sovereignty and Democracy in the 'War on Terror'. - Co-autore con Michael Levine and Damian Cox- (New York: Palgrave Macmillan 2009); The Politics of Post Anarchism. (Edinburgh: University of Edinburgh Press: 2010 ); editor di Max Stirner (Houndmills, Basingstoke, Hampshire, UK; New York: Palgrave Macmillan 2011). Ultimo libro pubblicato, nel giugno del 2013, per la Edinburgh University Press: Agamben and the Politics of Human Rights (di cui è co-autore con John Lechte)

Bibliografia
1) testi di riferimento alla domanda Sul micro-fascismo
Wu MingYet another right-wing cult coming from Italy, via Wu Ming blog.
Wilhelm ReichPsicologia di massa del fascismo - Einaudi, 2002 
Gilles Deleuze, Félix GuattariMille Piani, Castelvecchi, 2010 
Gilles Deleuze, L’isola deserta e altri scritti, Einaudi, 2007 (cfr. pg. 269, 'Gli Intellettuali e il Potere', conversazione con Michel Foucault del 4 marzo 1972) “Questo sistema in cui viviamo non può sopportare nulla: di qui la sua radicale fragilità in ogni punto e nello stesso tempo la sua forza complessiva di repressione” (intervista a Deleuze e Foucault, pg. 264)

2) testi di riferimento alla domanda Sulla Crisi
Slavoj Zizek, First as Tragedy, then as Farce. Verso, Uk, 2009 (pg. 17) 

3) testi di riferimento alla domanda Sul popolo che manca
Mario Tronti, 'C’è populismo perché non c’è popolo', in Democrazia e Diritto, n.3-4/2010. 
Paul Klee, Diari 1898-1918. La vita, la pittura, l’amore: un maestro del Novecento si racconta - Net, 2004 
Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Millepiani (in '1837. Sul Ritornello' pg. 412-413)


4) testi di riferimento alla domanda Sul controllo
Jacques RanciereDisagreement. Politics and Philosophy, UMP, Usa, 2004
Gilles Deleuze, Pourparler, Quodlibet, Ita, 2000 (pg. 234, 'Poscritto sulle società di controllo') 
Saul Newman, 'Politics in the Age of Control', in Deleuze and New Technology, Mark Poster and David Savat, Edinburgh University Press, Uk, 2009, pp. 104-122. 


5) testi di riferimento alla domanda Sulla googlizzazione della politica
Guy DebordLa società dello spettacolo, 1967 - II sezione - Merce come spettacolo, tesi 42,43,44 e seguenti fino alla 53. 
Matteo Pasquinelli, Google's Pagerank Algorithm, http://matteopasquinelli.com/docs/Pasquinelli_PageRank.pdf 
Nicholas CarrThe Big Switch: Rewiring the World, from Edison to Google (New York: W.W. Norton, 2008) 


6) testi di riferimento alla domanda Sul populismo digitale e sul capitalismo affettivo
Tony D. SampsonVirality, UMP, 2012
Michel Foucault, Security, Territory and Population, Palgrave and Macmillan, 2009 
Michel Foucault, Society Must be Defended: Lectures at the Collège de France 1975—76, Saint Martin Press, 2003


Dipinto: Stelios Faitakis "The Mob" (2013)