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6.9.16

Moneta, Rivoluzione e Filosofia dell'avvenire



Moneta, Rivoluzione e Filosofia dell'avvenire is a book of political philosophy designed for Obsolete Capitalism Free Press. The authors investigate some grey areas of accelerationist politics through the lens of the most visionary philosophers: Deleuze, Foucault, Guattari and Klossowski.



Obsolete Capitalism writes:

'We live projected into an era of instant communication and total monitoring. New forms of control appear unstoppable. The museum of ideologies is filled with dying concepts such as Capitalism, Neoliberalism, Marxism, Keynesianism. Today the system modulates the various forces that innervate our world: Money, Research, Control, Information, Circuit are old names which through acceleration produce a new power.'

'The higher the immanence of the Market, the greater the likelihood that interruptions, viruses, leaks, bifurcations, invisibility will replace conflicts.'

'This anthology begins with the analysis of a fragment written by Friedrich Nietzsche and nestled in a crucial passage of Deleuze and Guattari’s Anti-Oedipus. This fragment of thought is the point of departure of a journey throughout which, perhaps, a different kind of accelerationism can be advanced. One expressed through a new politics of bodies, waves and forces whose relationship with technology is mediated by experimentation, creation and critique, trial and error, do-it-yourself and do-it-together.'





As part of the same project, Obsolete Capitalism also collaborated with the Network Ensemble. A sonic contribution to the book, or more specifically 'sonic writing', was composed using a 1975 speech from Félix Guattari. This resulted in the production of two tracks: 'La Machine Informatique Dub' by Obsolete Capitalism Sound System and on the B-SIDE the 'Urban Sonata Remix' recorded using only sounds produced by the Network Ensemble.

Both tracks are available on Souncloud or as a vinyl record. Get in touch to order a free copy!




3.9.16

OUT NOW ! Obsolete Capitalism :: Accelerazione, rivoluzione, moneta nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari (Rizosfera, 2016) - collana «I forti dell'avvenire» (SF 002 it)



CLICCA QUI PER SCARICARE GRATUITAMENTE IL LIBRO


La ricerca nel cuore di tenebra dell'accelerazionismo, l'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari, è arrivata al suo punto di non-ritorno. Si è palesata una mostruosità concettuale: l'accelerazionismo pulsionale o quantico, una «formazione» che si esprime tramite una nuova politica di corpi, onde oscure e forze il cui rapporto con la tecnologia è mediato dal bricolage pulsionale di singolarità e comunità invisibili e inoperose, a metà strada tra sperimentazione sociale e ricerca individuale. Una nuova via per ripensare concetti quale moneta, rivoluzione e accelerazione e riunire in un'unica trama cospirativa Deleuze, Foucault, Klossowski, Guattari e Nietzsche.

Ecco l'incipit del libro




31.5.16

OUT NOW! - MONETA, RIVOLUZIONE E FILOSOFIA DELL'AVVENIRE (RIZOSFERA/OBSOLETE CAPITALISM FREE PRESS, 2016) - E.book 4 Free Download


E' finalmente disponibile online l'antologia e.book curata dal collettivo Obsolete Capitalism e intitolata «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Edizioni Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016).

Gli autori sono: Algorithmic Committee, Sara Baranzoni, Edmund Berger, Lapo Berti, Paolo Davoli, Ettore Lancellotti, Network Ensemble, Obsolete Capitalism, Obsolete Capitalism Sound System, Letizia Rustichelli, Francesco Tacchini, Paolo Vignola. 


CLICCA QUI PER SCARICARE/ FREE DOWNLOAD


Moneta, rivoluzione e filosofia dell’avvenire
a cura di Obsolete Capitalism


Siamo proiettati a velocità fotonica nella comunicazione istantanea e nel controllo continuo mentre le forme di dominio rapido appaiono inarrestabili. Il museo delle ideologie si riempie di concetti in via di esaurimento quali capitalismo, neoliberismo, marxismo, keynesismo. Ora, con più esattezza, il sistema modula i vari flussi che innervano il pianeta: Moneta, Ricerca, Controllo, Informazione, Circuito sono i vecchi nomi che attraverso una nuova velocità producono potere. Maggiore è l’immanenza del Mercato, maggiore è la probabilità che al conflitto si sostituisca l’interruzione, il virus, la fuga di notizie, l’invisibilità, il fuori-circuito, la biforcazione. Uno squarcio nella «zona grigia» dell’egemonia.


Gli autori del libro Moneta, rivoluzione e filosofia dell’avvenire indagano alcune aree poco battute di politica accelerazionista attraverso linee teoriche contagiate dalle filosofie più visionarie: Nietzsche, Klossowski, Deleuze, Guattari, Foucault. Più che analizzare la grande trasformazione culturale in atto, la presente antologia evidenzia i pericoli in cui incorre il pensiero del futuro quando ancora mantiene pratiche, schemi e linguaggi di un’epoca industriale e post-industriale che mostra in tutti i suoi aspetti una crisi perpetua. Siamo tutti coinvolti nel duro intreccio di liberazioni insperate e nuovi asservimenti che ci prospetta la presentificazione del futuro da parte della tecnologia a linguaggio numerico, ma - come afferma Deleuze - «non è il caso né di avere paura, né di sperare, bisogna cercare nuove armi». Sperimentare è dunque il primo impegno politico e filosofico per un futuro differente.

23.12.15

Le lettere di Foucault e la musica di Deleuze di Tòmas Abraham @ Biropress/bironcho, 22 dic. 2015


Le lettere di Foucault e la musica di Deleuze

di Tòmas Abraham @ Biropress/bironcho Leggi QUI

Questo appassionante saggio, analizza il fenomenale corso che Gilles Deleuze ha dedicato nel 1986 alla riflessione di Michel Foucault sul potere, ed è una bozza del suo libro, sul filosofo di “Sorvegliare e Punire”; ci offre così, il beneficio di percorrere, quello che è il processo di sviluppo del suo pensiero, senza fra l’altro nascondere le sue esitazioni agli studenti. È interessante notare, che nei suoi corsi del martedì, presso l’Università di Vincennes, Deleuze si accomoda nella sua scrivania con una pila di libri contrassegnati con divisori e senza appunti. Ognuna delle undici esposizioni del trimestre, ha decine di pagine, dove spesso la parola dell’insegnante cade nel vuoto, tant’è che lui stesso insiste con i suoi studenti, affinché gli facciano delle domande, per rompere così, il suo persistente silenzio. Più di una volta dice di essere esaurito, e allo stesso tempo, ammette che le sue dichiarazioni sono difficili da capire anche per lui, e il grado di astrazione cui arriva il suo pensiero, testimonia questa difficoltà.
Ora, se mettiamo a confronto i testi dei corsi pubblicati da Foucault con quelli da Deleuze, il contrasto non può essere maggiore. Il primo, leggeva lo scritto preparato meticolosamente; concettuale, precisione argomentativa, ordinamento didattico, ma anche eleganza nello stile. Non è il caso di Deleuze che, come dice egli stesso, cerca di sistematizzare al momento, in un corpo teorico, i ragionamenti che Foucault aveva deciso di conservare in uno stato pratico, sulla necessità analitica delle sue ricerche; inoltre, propone un nuovo vocabolario da sovrastampare sul materiale in discussione.

Diagramma del modello disciplinare

L’obiettivo del corso, dunque, come dicevamo, è quello di presentare il pensiero di Foucault sul potere, e Deleuze lo fa, partendo dalla lettura di Nietzsche, privilegiando la nozione di “forza“. Nel corso precedente, dedicato a “Sapere” sempre nel lavoro di Foucault, si occupa delle forme sedimentate in strati secondo una procedura “archeologica“, questa volta, tratta sulla molteplicità delle forze in tensione. Queste forze non hanno qualità – Deleuze afferma che il potere è transqualitativo – sono parte di una dinamica, il cui significato è di imporre una carica di energia e dominare le altre forze che a queste resistono. Il modo in cui le forze agiscono è variabile e acquista la sua caratteristica distintiva in ciò che egli chiama “diagramma“. Questo termine appare come decisivo, pur apparendo solo una volta negli scritti di Foucault; per capire come l’atto dei “diagrammi” agiscono, Deleuze ritiene necessario fare alcuni chiarimenti, tornando al suo corso precedente, dove parla di due modi in cui la conoscenza si materializza: visibilità e dichiarazioni. Ora, sappiamo che il pensiero di Foucault, è quello di un filosofo, che ha legato i suoi discorsi, agli spazi d’implementazione: le case di cura, gli ospedali, le carceri, i conventi, le officine, i magazzini, i lebbrosari, mostrando queste istituzioni, in cui l’applicazione delle norme e le razionalità messe in gioco, presuppongono un ordinamento in cui i corpi, occupano posti per un occhio che custodisce, che li separa, li gerarchizza, li discrimina, li potenzia o li elimina. Ecco, Deleuze chiama visibilità, ciò che viene a galla, qualcosa su cui si è fatto luce, prodotti specifici dichiarati, estratti da un magma linguistico. Luce e linguaggio – fattori condizionanti allo stesso modo dei priori kantiani di spazio e tempo – non sono necessariamente simmetrici né analogici, ma, al contrario, sono disposti secondo una serie parallela e divergente, e quando s’incrociano, producono un evento, non attribuibile a una necessità o determinazione storica e nemmeno a una predestinazione di origine. Vediamo dunque, un intervento dell’azzardo, in una concezione della storia, in cui primeggia una contingenza articolata, in un modo reticolare, che darà luogo a dispositivi di sapere-potere. Così è accaduto, ad esempio, con l’asilo e la prigione, dove i discorsi di medicina e del diritto, degli alienisti e i riformatori, hanno seguito le proprie linee argomentative; discussioni interne riguardo alle loro discipline, estranei dunque, a progetti architettonici e alle modificazioni degli spazi di chiusura, che vanno dall’ospedale generale alle cliniche psichiatriche o alle aree di agglomerazione degli emarginati nella galera, divise in celle, destinate alla figura del delinquente.
Deleuze sostiene che l’incrocio tra il livello enunciativo e quello della visibilità, s’intende con l’intervento di un terzo asse, chiamato asse di potere o diagramma. Quest’asse distribuisce le singolarità sparse, e le inserisce in una curva che lui descrive con un lessico importato dal calcolo infinitesimale: derivati, integrali, passaggi al limite, ma che è inutile riportare, perché non aiuterebbero molto, a comprendere un contenuto di questa portata.Non è facile sintetizzare le quattrocento pagine di questo corso che si sommano alla stessa quantità di pagine pubblicate nel precedente trimestre, possiamo solo tentare, di fermarci, nelle principali linee di argomentazione: una forza agisce sempre su un’altra forza. Le forze sono dispari. Bisogna padroneggiare una molteplicità dei”senza nomi”. La nominazione è data dai dispositivi del sapere. Deleuze definisce il sapere come “l’arte di gestire materie formate e funzioni formalizzate“; studenti, detenuti, pazienti, operai, sono la materia, le funzioni formalizzate sono quelle di insegnare, vigilare, curare, controllare. Il potere, perciò, non è una proprietà, né un attributo né una capacità, e non viene identificato con la violenza o la repressione, è qualcosa di molto più sottile e sfuggevole, questo, si esercita secondo strategie mutevoli per imporsi ad una moltitudine, attraverso processi d’istigazione, induzione, persuasione. Gli obiettivi del potere sono la conservazione dei privilegi, l’accumulo dei profitti, l’applicazione di un’autorità statutaria, o l’esercizio di una funzione. Il metodo strumentale del potere si manifesta con la minaccia delle armi, effetti della parola, la disuguaglianza economica o meccanismi di controllo. Le sue forme d’istituzionalizzazione sono la famiglia, la scuola, l’esercito, ecc. e lo scopo di un’istituzione è la riproduzione del potere. Potere che si applica, come una forza nello spazio-tempo, nel quale si racchiude, si fa quadrato, si serializza; può essere implementato secondo il modello della peste, come quello del panopticon, un carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham, dove, un sorvegliante può osservare (opticon) tutti (pan) i soggetti di una istituzione carceraria, senza permettere a questi di capire se sono in quel momento controllati o no. Questo nome si riferisce anche ad Argo Panoptes della mitologia Greca: un gigante con un centinaio di occhi, considerato perciò un ottimo guardiano.
In Foucault, come sottolinea Deleuze, vediamo il diagramma del potere nella modernità, seguire due piste: un meccanismo destinato a piccole parti di popolazioni in spazi limitati, che egli chiama anatomo-política dei corpi, percorsi da un occhio esaminatore, e la bio-politica delle popolazioni, in cui si elabora la gestione della vita di una grande molteplicità in uno spazio aperto, in base alle proiezioni probabilistiche. Deleuze distingue poi, il diagramma di sovranità dell’epoca feudale, in cui una forza estrae energia da altre forze, dal diagramma del modello disciplinare, in cui la costruzione della forza risultante è maggiore della somma delle forze dei suoi componenti. Da un modello estrattivo a un altro produttivo. Inoltre, estende gli esempi diagrammatici al potere pastorale, caratterizzati dalla sua attenzione individualista, in cui, ogni pecora del branco umano, viene identificato e preso in considerazione nella sua unicità, fino alla città greca dove primeggia la rivalità tra i maschi liberi. Le mutazioni che fanno passare da un diagramma ad un’altro, sono dovute a punti di resistenza.
Negli ultimi capitoli del libro, si legge la sorprendente interpretazione della “morte dell’uomo“, in corrispondenza con l’annuncio nietzscheano del superuomo o oltreuomo.
Deleuze rileva che nel XVII secolo, quello che è il periodo classico, gli attributi dell’uomo si mediano secondo un ideale di perfezione, in cui Dio smette di essere un Creatore per identificarsi con l’infinito. Cartesio, Pascal, Spinoza e Leibniz, sono i filosofi che hanno sviluppato sistemi in cui Dio è il garante nominale di un ordine metafisico. Nel XIX secolo, la figura dell’uomo, ripiega, verso la finitezza. Kant nella filosofia, Sade nella letteratura, e le discipline empiriche quali la biologia, la filologia e l’economia politica, illustrano la nuova dispersione in ambiti della conoscenza finita, comparativa, e organizzata secondo criteri di profonda rottura con la serializzazione infinita dello spazio rappresentativo. L’antropologia filosofica e la fenomenologia cercheranno di legittimare a partire dalla figura di “uomo” il fondamento di queste nuove conoscenze. Oltre l’uomo“, si intravede la rivalsa del silicio contro il carbonio con le macchine cibernetiche; nei codici genetici si dissolvono le identità delle specie in eliche e combinatorie, che le modificano attraverso rotture di codici, e in ciò che Deleuze chiama in maniera eclatante: “letteratura, la cui attuale presenza non è ancora molto chiara, a meno che non si tratti di un tentativo forse intempestivo e anacronistico di riscattare il linguaggio.
Le pagine finali del corso sono un perfetto esempio, della portata dell’immaginazione teorica di Deleuze, e la sua libertà di mettere in relazione singolarità teoriche, dissipare luoghi comuni, e percorrere quello che chiama invocando Pierre Boulez, “spazio liscio” della sonorità musicale. Certo che, almeno per alcuni lettori e gli appassionati di filosofia, il pensiero filosofico ha le lettere di Foucault e la musica di Deleuze. Questo libro è un altra delle sue partiture.

6.3.15

Tim Scott: Organization Philosophy: Gehlen, Foucault, Deleuze @ Palgrave Macmillan, marzo 2010


There should be an affirmative philosophy of organisation that rejects the negative tendency characterising organisation studies, and its failure to grasp the fundamental function of organisation as the oblique means to express and satisfy desires. Organisation and organisation studies should be joyful practices. This book offers a deep and detailed analysis of the problem and its solution. It opens with a definition of the human being as an impossible animal, ill-equipped to survive in any ecological niche, and traces the development of culture, it describes how communities have been built upon metaphors of the body, drawing upon extended examples from the history of pathological anatomy, medical institutions and medical technology.

The central problem is to understand how our thinking, feeling and acting bodies relate to the processes and phenomena of social organisation. The argument then applies Gilles Deleuze's influential early works in the history of philosophy to the problem of organisation. Developing Michael Hardt's groundbreaking work, an extraordinary and rigorous intellectual adventure unfolds into a world of bodies and organisations. Here there are no abstractions and nothing held in reserve. Abstract conceptions of power, dialectics and consciousness are rejected: What matters is the body/organisation and what it can do.

For readers interested in the problems of human bodies and social organisations, including organisational scholars, sociologists, philosophers, anthropologists and human geographers.


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1.1.15

Roberto Ciccarelli: Deleuze-Foucault, così vicini così lontani @ Il Manifesto, 26 luglio 2014


Roberto Ciccarelli:
Deleuze-Foucault, così vicini così lontani
@ Il Manifesto, 26 luglio 2014


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Gilles Deleuze. Pubblicato il primo volume che raccoglie i corsi del filosofo francese dedicati a Michel Foucault. Un’immersione nel labirinto rappresentato dal rapporto tra sapere e potere

Gil­les Deleuze e Michel Fou­cault hanno intrat­te­nuto un’amicizia pro­fonda e distante. Miste­rioso rap­porto, l’ha defi­nita Deleuze nell’intervista a Claire Par­net sull’Abe­ce­daire. Poi suben­trò il ram­ma­rico quando il filo­sofo delle Parole e le cose o di Sor­ve­gliare e punire morì nel 1984. I rap­porti si erano raf­fred­dati dopo una serie di dis­sidi teo­rici e poli­tici. Nel 1976 Fou­cault cri­ticò la nozione di desi­de­rio di Deleuze-Guattari nell’Anti­e­dipo. Poi si allon­ta­na­rono sul caso dell’avvocato della Raf Klaus Crois­sant, estra­dato dalla Fran­cia in Ger­ma­nia nel 1977. Emer­sero diver­genze anche sulla que­stione palestinese. Deleuze con­servò tut­ta­via un enorme rispetto nei con­fronti di Fou­cault. Per lui era una «ven­tata spe­ciale». «Era atmo­sfe­rico», come un’emanazione o un’irradiazione. La si per­ce­piva quando entrava in una stanza. L’aria cam­biava. Ricordo di un gesto di metallo, di legno secco, strano e attraente in cui era pos­si­bile per­ce­pire un grano di fol­lia. Den­tro Fou­cault c’era una pic­cola radice che per­met­teva alle cose di mostrarsi in una luce diversa. Quando la radice ger­mo­glia, pro­duce cono­scenza. Come in ogni atti­vità vivente, la cre­scita è un evento dram­ma­tico. Se la fol­lia è il grano da cui nasce il pen­siero, il trauma è la con­di­zione di un nuovo pensiero. Anche quello di Deleuze è stato un gesto inno­va­tivo. Arti­sta del ritratto, più che com­pi­la­tore di sto­rie della filo­so­fia, il suo è un pen­sare con Fou­cault, non un volerlo spie­gare in quanto autore da col­lo­care in un museo. Il pen­siero è sem­pre con­tem­po­ra­neo, diviene con i suoi pro­blemi. Per que­sto biso­gna cat­tu­rarne l’atmosfera.

TRA MONO­GRA­FIA E RITRATTO

MichelFoucault
Que­sto è il risul­tato di Fou­cault, mono­gra­fia di Deleuze pub­bli­cata nel 1986, due anni dopo la morte dell’amico (ripub­bli­cata da Cro­no­pio). È un libro da leg­gere per capire un per­corso che ancora oggi, gra­zie alla pub­bli­ca­zione dei corsi al Col­lège de France, cono­sce un’inesauribile vita­lità. Per pre­pa­rare i mate­riali di que­sto capo­la­voro della filo­so­fia con­tem­po­ra­nea, Deleuze impartì tra il 1985 e il 1986 un ciclo di lezioni che oggi sono state pub­bli­cate in ita­liano dall’editore Ombre Corte. È da poco in libre­ria il primo volume Il sapere. Corso su Michel Fou­cault (1985–1986)/1, (euro 23, pp. 269). Ne segui­ranno altri due.
Nel 1999, la Biblio­teca Nazio­nale di Fran­cia ha sta­bi­lito un archi­vio delle regi­stra­zioni delle lezioni tenute da Deleuze all’università Parigi VIII tra il 1979 e il 1987. I semi­nari sono stati regi­strati da molti stu­denti, pro­ve­nienti da tutto il mondo, pro­prio come acca­deva a Fou­cault al Col­lège. La Bn ha river­sato le audio-cassette in file digi­tali e così nel 2011 anche le lezioni su Fou­cault sono state rese dispo­ni­bili su Inter­net. È un pia­cere leg­gere, e non solo ascol­tare, i mate­riali densi, la lin­gua com­plessa, il labi­rin­tico argo­men­tare di Deleuze, le ful­mi­nee defi­ni­zioni che col­gono le fasi atmo­sfe­ri­che e i dispo­si­tivi teo­rici con­fluiti nella monografia-ritratto. Filo­so­fi­ca­mente, Deleuze chia­ri­sce l’eredità kan­tiana (e hei­deg­ge­riana) svi­lup­pata da Fou­cault nei primi anni del suo lavoro e spiega come in seguito abbiano pesato sul suo metodo archeo­lo­gico e genea­lo­gico. Ne emerge il ritratto di un filo­sofo nè strut­tu­ra­li­sta, né feno­me­no­logo. Fou­cault è un pen­sa­tore dell’immanenza, un mate­ria­li­sta radi­cale di nuovo genere. Un apprez­za­mento giunto negli anni Ottanta che rispec­chia quello dato da Fou­cault negli anni Ses­santa: il XXI secolo sarebbe stato «deleuziano».

Oltre le linee del potere 
Al cen­tro delle lezioni c’è l’interrogazione sul potere. Con una dif­fe­renza rispetto al 1972 quando, in un dia­logo sulla rivi­sta «L’Arc», Deleuze osservò che il potere di Fou­cault era un con­cetto tota­liz­zante e non spie­gava il motivo per cui gli uomini lo desi­de­rano, pre­fe­rendo essere domi­nati piut­to­sto che man­te­nere la pro­pria libertà. Negli anni suc­ces­sivi, Deleuze avvertì un cam­bia­mento in Fou­cault. Cita una frase da La vita degli uomini infami dove Fou­cault avverte un limite e pro­pone un rime­dio: «Qual­cuno obiet­terà – scrive – riec­coci, sem­pre con la stessa inca­pa­cità di oltre­pas­sare il con­fine, di pas­sare dall’altra parte, di ascol­tare e far com­pren­dere il lin­guag­gio che viene da altrove o dal basso; sem­pre la stessa scelta di col­lo­carsi dalla parte del potere, di quello che esso dice o fa dire». Supe­rare la linea del potere signi­fica rag­giun­gere un ter­reno dove l’esistenza è già data, ma non il modo in cui essa è deter­mi­na­bileNon lo può essere dal potere che non tutto può cat­tu­rare. Biso­gna, al con­tra­rio, par­lare del potere par­tendo da un ter­reno che non è di nes­suno, ma è di tutti. Con la sto­ria della ses­sua­lità e quella della verità in Gre­cia, a Roma e nel primo Cri­stia­ne­simo, Fou­cault cam­biò impo­sta­zione e, invece del potere in quanto tale, ini­ziò a inter­ro­gare l’etica e il suo rap­porto con la politica. L’oggetto di que­sta rifles­sione era uno spa­zio dove il sog­getto è impe­gnato a defi­nire il pro­prio sé attra­verso la media­zione delle norme da rispet­tare e le azioni da com­piere. Tale spa­zio assume una dimen­sione costi­tuente («eto­po­ie­tica» scrive Fou­cault) quando il sog­getto matura la forza di tra­sfor­mare il pro­prio modo di vita, crendo pra­ti­che e modelli giu­di­ca­bili dove emerge un’autonomia dal potere. Que­sto è tanto più vero nelle società neo-liberali dove il potere col­tiva la libertà, men­tre i sog­getti pos­sono svi­lup­pare un’autonomia che è anche il luogo di una con­te­sta­zione possibile. Nelle lezioni, Deleuze insi­ste molto sul rap­porto tra il sapere e il potere, pro­fonda «anti­no­mia» e com­plesso dua­li­smo che carat­te­rizzò la rifles­sione di Fou­cault negli anni Ses­santa. Vent’anni dopo, in corsi come Il governo dei viventi (Fel­tri­nelli) o Sub­jec­ti­vité et vérité, in con­fe­renze rive­la­trici come Sull’origine dell’ermeneutica di sé (Cro­no­pio) o Mal fare, dire vero (Einaudi), Fou­cault inter­roga sem­pre il «sapere», ma da un punto di vista poli­tico e affer­ma­tivo: la verità non è l’espressione di una cono­scenza pura ma è un «sovrap­più di forza» che eccede il potere. Il «sapere» non è più un discorso filosofico-giuridico, ma si pro­ietta sulle pra­ti­che e spinge il sog­getto al supe­ra­mento dei suoi limiti.

Così vicini, così lontani
L’etica viene intesa come una forza che, da un lato, per­mette la matu­ra­zione della volontà di non essere ecces­si­va­mente gover­nati e, dall’altro lato, isti­tui­sce la «poli­tica di noi stessi», cioè «il prin­ci­pale pro­blema poli­tico dei nostri giorni» scrive Fou­cault. Il per­corso seguito da Fou­cault rien­tra in quello che Deleuze ha defi­nito il momento spi­no­zi­sta del pen­siero politico. Più che imporre i valori dell’«uomo», rispet­tando così i prin­cipi della «morale», la poli­tica è l’espressione di una potenza che si mani­fe­sta secondo infi­nite moda­lità e gra­da­zioni. Nasce da qui l’esigenza di spe­ri­men­tare i ruoli, allon­ta­nan­dosi dall’idea che la distin­zione tra chi comanda e chi obbe­di­sce sia irre­ver­si­bile. Tale distin­zione è mute­vole. La poli­tica non è un gioco fis­sato per sem­pre dalla deci­sione di un sovrano o dal con­tratto tra le parti. Essa è una per­ma­nente nego­zia­zione sulle leggi, sul potere e sulle norme. Fou­cault ha affron­tato la sfida dal punto di vista dell’individuo e del suo rap­porto con il governo. Deleuze è invece par­tito da una mol­te­pli­cità, di cui l’individuo e il governo sono espres­sione, cer­cando di arti­co­lare la potenza dei molti e non il potere dei pochi. Due filo­sofi: così lon­tani, così vicini. Uniti dall’idea che l’etica sia l’espressione della potenza, men­tre la poli­tica è una spe­ri­men­ta­zione oltre la linea delle iden­tità pre­sta­bi­lite, dove i molti che obbe­di­scono ai pochi lo fanno in base a cer­tezze infon­date e rine­go­zia­bili. Qual­cosa che il potere, e i suoi custodi, tro­vano intol­le­ra­bile e inaccettabile.




13.12.14

A Weekend of Schizo-Culture @ NY, 12-13-14Dec2014


A Weekend of Schizo-Culture


The closing Schizo-Culture Weekend will activate many of the subjects touched on by SPACE’s current exhibition: Schizo-Culture: Cracks In The Street.
Discussions ranging across themes such as anti-psychiatry, philosophy and disciplinary rationalities (and their intersection with artistic practice today) will be programmed alongside performances, screenings and more impromptu interventions. Musical performances from Saturday afternoon will re-visit the bristling energy of 70′s Schizo-anarchy and its legacies and will run into the late evening. There will be a bar throughout at SPACE and the entire weekend is free and open to all.
The event includes contributions from activists, artists, philosophers, filmmakers and musicians including (amongst others) : Sylvere Lotringer, Susan Stenger, Kodwo Eshun (The Otolith Group), Colin Gordon,Vivienne Dick, Patrick Staff, Plastique Fantastique (David Burrows & Simon O’Sullivan and collaborators), Maggie Roberts & Lendl Barcelos, Ciaran Smyth (Vagabond Reviews), Anna Hickey Moody, Hester Reeve, Sidsel Meineche Hansen, Josephine Wikstrøm, Mischa Twitchin and Empty Cages Collective with additional surprise guests and contributors.
Friday 12th
3pm Talk and discussion with Sidsel Meineche Hansen and Josephine Wikstrøm
6pm Film screening and talk with Imogen Stidworthy on her practice and the work of Fernand Deligny
Saturday 13th
1pm until late: A day-long series of discussions, performances, interventions, workshops, screenings ranging from anti-psychiatry and philosophy to prison reform and music, and featuring amongst many others Sylvere Lotringer, Susan Stenger, Colin Gordon, Kodwo Eshun, Vivienne Dick, Plastique Fantastique, Maggie Roberts, Lendl Barcelos ,Hester Reeve, Mischa Twitchin, Ciaran Smyth (Vagabond Reviews), Anna Hickey Moody and Empty Cages Collective. The gallery will remain open late into the evening.
Sunday 14th
12pm-6pm: An afternoon of projections, informal drop-in and schizo-screenings including work by Terminal Beach, Sylvere Lotringer, Vivienne Dick and material from the Semiotext(e) archive.

13.4.13

Video Recordings @ Between Deleuze and Foucault Conference at Purdue University November 30 – December 1, 2012


Conference Schedule

Between Deleuze and Foucault
Conference at Purdue University
November 30 – December 1, 2012
List of Presentations (20 min presentation + 20min Q&A per paper)
All regular sessions will be held at the West Faculty Lounge in the Purdue Memorial Union.
Continental breakfast and lunch will be provided.
The plenary address on Friday afternoon will take place in Krannert Auditorium in Krannert Hall.
[Click on links below to view video recordings of proceedings]
We would like to thank Andrew J. Iliadis for his help in recording the presentations at the conference.

Friday  - Nov 30th 
8:45 am – 9:15 am: Continental Breakfast (provided)
9:15 am – 9:30 am Opening Remarks: Daniel Smith 
9:30 am - 10:50 am Session 1 - Method and Critique 
    Moderator: Nicolae Morar
    9:30 am – 10:10 am Colin Koopman - Critical Problematization in F & D: The Force of Critique w/out Judgment
    10:10 am – 10:50 am Alain Beaulieu – Foucault and Deleuze as Symptomatologists
    10:50 am -11:10 am Coffee Break

11:10 am - 12:30 pm Session 2 – Philosophy as an Activity: From Difference to the Present
    Moderator: Ladelle McWhorter
    11:10 am – 11:50 am L. Lawlor & J. Scholtz - Speaking Out For Others: Philosophy’s Activity in D&F (& H)
Q&A Session
    11:50 am – 12:30 pm Dianna Taylor – Ontology of Difference, Ontology of the Present
Q&A Session
12:30 pm - 2:00 pm: Lunch (provided)
2:00 pm – 3:20 pm Session 3 – Archeology, Genealogy, and Politics      Moderator: Thomas Nail
    2:00 pm – 2:40 pm Kevin Thompson – Foucault & The Image of Thought
Q&A Session

    2:40 pm – 3:20 pm Chris Penfield - D & F’s Block of Becoming: toward a Theory of Transversal Politics
Q&A Session
    3:20 pm – 3:40 pm Coffee Break
3:40 pm - 5:00 pm Session 4 – Desire, Pleasure, and Power     Moderator: Daniel Smith
    3:40 pm – 4:20 pm Thomas Nail – Biopower and Control Societies
Q&A Session
    4:20 pm – 5:00 pm Nicolae Morar – The Pleasure-Desire Problem
Q&A Session 
5:00 pm - 5:30 pm Break
5:30 pm - 7:00 pm Plenary Session: Krannert Auditorium, Krannert Hall    Introduction: Arkady Plotnitsky, Purdue University
    Plenary Address: William Connolly, Johns Hopkins University
Q&A Session 
7:30 pm - 10:00 pm Dinner at Bistro 501 restaurant 

Saturday (Dec 1st) 8:45 am – 9:30 pm: Continental Breakfast (provided)
9:30 am - 10:50 pm Session 5 - The Legacy of Hegel and Marx     Moderator: Todd May
    9:30 am – 10:10 am Tom Flynn - Specialized Reasoning versus the French Hegel: Foucault and Deleuze
    10:10 am – 10:50 am Roberto Nigro - Marx' Legacy in Foucault and Deleuze.
    10:50 am -11:10 am Coffee Break
11:10 am - 12:30 pm Session 6 – Method and Critique    Moderator: Alan Schrift
    11:10 am – 11:50 am Anne Sauvagnargues – Conditions, Diagrams, and Forms
Q&A Session
    11:50 am – 12:30 pm John Protevi - Foucault’s Deleuzean Methodology of the Late 1970s
Q&A Session 
12:30 pm - 2:00 pm Lunch (provided)
2:00 pm – 3:20 pm Session 7 – Time, Technology, and Resistance    Moderator: William McBride
    2:00 pm – 2:40 pm Marco Altamirano –Deleuze and Foucault on Time and Technology
Q&A Session
    2:40 pm – 3:20 pm Daniel Smith – Two Concepts of Resistance
Q&A Session 
3:20 pm – 3:45 pm Coffee Break
Closing Remarks: William McBride

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