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2.12.11

03.12.2011 - "'Il mormorio della sragione…' Michel Foucault e la 'Storia della follia' cinquant'anni dopo" - Presentazione a Reggio Emilia del numero 351 della rivista Aut Aut dedicata a Foucault


03.12.2011 - "'Il mormorio della sragione…' Michel Foucault e la 'Storia della follia' cinquant'anni dopo"


Incontro con Philippe Artières (storico, presidente dell'Association Michel Foucault di Parig)i, Mario Colucci (psichiatra, Trieste), Giovanna Procacci (Sociologa, Milano), Pier Aldo Rovatti (Filosofo, Trieste). Coordina Mauro Bertani.
In collaborazione col Centro di documentazione di storia della psichiatria di Reggio Emilia.



Sabato 3 dicembre, ore 17.30

Biblioteca Panizzi - Reggio Emilia


Sala del Planisfero 2° piano

 



13.11.11

L'altra scena della pittura - Daniel Defert (Aut Aut n. 351)



La presenza della pittura nell’opera di Foucault ha suscitato interesse, soprattutto a partire dall’esegesi tanto estetica quanto filosofica di Las Meninas che apre Le parole e le cose. Si tende però a dimenticare che anche Storia della follia si apre con la descrizione della Nave dei folli di Hieronymus Bosch. L’edizione principale del 1961, poco tradotta, tranne che in Italia e in Giappone, e in Inghilterra solo nel giugno 2006, dunque scarsamente conosciuta, contiene lunghe digressioni su quadri di Bosch, Brueghel, Thierry Bouts, Dürer, Goya e Van Gogh. Tutto si svolge come se nell’opera di Foucault esistessero due modalità di discorso sulla pittura, una rottura a partire dal testo su Velázquez e il passaggio da una semantica esistenziale a un’analitica del significante, un significante di cui egli si libera a partire dagli anni settanta.
Foucault introduce la presenza della follia nella società occidentale del XV secolo a partire dal quadro di Bosch che a sua volta illustra il canto XXVII del Narrenschiff di Brandt del 1492, e che esprime “la situazione liminare del folle all’orizzonte dell’inquietudine dell’uomo medievale”. La pittura e la letteratura “simbolizzano tutta un’inquietudine, apparsa improvvisamente all’orizzonte della cultura europea verso la fine del Medioevo”. Foucault sviluppa ampiamente l’argomento: “Fino alla seconda metà del XV  secolo, o ancora un po’ oltre, il tema della morte è il solo a regnare sovrano. La fine dell’uomo, la fine dei tempi, prendono l’aspetto delle pesti e delle guerre. Ed ecco che, negli ultimi anni del secolo, questa grande inquietudine gira su se stessa; la derisione della follia prende il posto della morte e della sua serietà. Il terrore di fronte a questo limite assoluto della morte si interiorizza in una continua ironia, la vita stessa non è altro che fatuità, la follia è la morte già presente”. E ancora: “La sostituzione del tema della follia a quello della morte non segna una rottura ma piuttosto una torsione all’interno della stessa inquietudine. È sempre in causa il nulla dell’esistenza, ma questo nulla non è più considerato come termine esterno e finale ma è riconosciuto dall’interno, come la forma continua e costante dell’esistenza”. (...)

Tratto parzialmente da Daniel Defert - L'altra scena della pittura - pg. 17-18 (Aut Aut n.351)


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11.11.11

Nota sulla “Storia della follia” - FRÉDÉRIC GROS (Aut Aut n. 351)



Nel 1961 appare la Storia della follia, che costituisce la tesi di dottorato di Michel Foucault. L’opera si presenta come un’“anti-storia” della psichiatria prima di essere riconosciuta, qualche anno più tardi, come un classico dell’antipsichiatria. Le storie classiche della psichiatria descrivevano, infatti, l’emergere di questa nuova scienza basandosi sul modello della rottura e della rivelazione scientifica. Alla fine del XVIII secolo, l’alienista Pinel avrebbe scoperto che i folli, considerati fino a quel momento dei criminali, delle persone possedute dal demonio, oppure delle bestie selvagge, e sottoposti ai trattamenti più degradanti (rinchiusi, incatenati), in realtà non erano altro che malati, ed era quindi necessario trattarli con umanità e dolcezza. In seguito all’introduzione di questo sguardo compassionevole e obiettivo (comprensivo) sulla follia, la psichiatria sarebbe passata di conquista in conquista, stabilendo dei quadri clinici definitivi e precisi, che descrivevano in maniera scientifica le forme, i tipi e le evoluzioni della malattia mentale.
Foucault rifiuta per diverse ragioni questa visione da conquistatrice della psichiatria. Innanzitutto perché la follia non costituisce per lui, di primo acchito, un oggetto medico. La follia è originariamente una decisione culturale complessiva, un modo di definirci come uomini di ragione, rigettando i folli dall’altra parte della separazione. Il che significa immediatamente che l’impresa di conoscenza sulla follia poggia su questo primo gesto di esclusione, e ne sarebbe l’ultimo prolungamento. (...)

Frédéric Gros - Nota sulla Storia della Follia - Aut Aut n.351 pg. 10

6.11.11

Trieste, 8 novembre 2011 - Foucault e la “Storia della follia” (1961-2011)


Foucault e la “Storia della follia” (1961-2011)

Trieste, 8 novembre 2011. Alle ore 17.00, presso lo spazio Villas, Sala B, si terrà la presentazione del numero monografico di Aut Aut Luglio-Settembre 2011 nr. 351 (Giovanna Gallio, Mario Colucci, Franco Roteli, Pier Aldo Rovatti). Una evento promosso da Associazione di volontariato Club Zyp e Conferenza Permanente Franco Basaglia per la Salute Mentale nel mondo. 

29.10.11

Sulla verità - Michel Foucault


(...) Adotterò un punto di vista che probabilmente vi sembrerà troppo lontano, e che non è nemmeno storico, bensì quasi etnologico. Comincerò dicendo quanto segue: credo che, in realtà, l’idea secondo cui la verità sarebbe universale, eterna, che vi sia verità ovunque e sempre, e che dappertutto attorno a noi la verità incomba, ci attenda, sia presente in silenzio, passiva e addormentata, aspettando il momento in cui getteremo lo sguardo su di essa e infine la risveglieremo, l’idea che la verità e l’universale coincidano, sia un’idea da filosofi, dunque un’idea da studiosi che ha avuto corso lungo l’intera storia di quello che potremmo chiamare il nostro imperialismo culturale.
E tuttavia se consideriamo la trama, la fibra della nostra società, della nostra civiltà, delle nostre istituzioni, ci accorgiamo che in fondo abbiamo sempre, anche in uno stadio avanzato, delle tecniche, dei rituali, delle istituzioni che hanno la funzione di determinare, di isolare momenti specifici o luoghi differenziati, a partire dai quali la verità potrebbe infine rifulgere: come se, alla fin fine, la verità non fosse propria di ogni luogo, né di ogni tempo, ma dovessero esserci luoghi in cui la verità esplode e appare, momenti in cui la verità può essere colta, momenti in cui viene alla luce.
Esiste dunque tutta una geografia culturale della verità. E c’è nelle nostre società, o per lo meno c’è stata, nella società, una geografia delle sedi profetiche. I filosofi greci si chiedevano perché, appunto, si ritenesse che la verità dovesse parlare a Delfi e, dopotutto, noi abbiamo ancora, nelle chiese e nelle università, dei luoghi che chiamiamo “cattedre”, da cui si suppone che la verità parli. Anche la cella del monaco, l’isolamento monastico, costituivano a loro volta una modalità di predisporre un determinato luogo geografico in cui la verità avrebbe potuto prodursi. C’è stata inoltre una sorta di cronologia della verità.(...) - Michel Foucault

Tratto da Aut Aut n.351, 2011, pg. 91-92: Trascrizione (parziale)della conferenza tenuta da Foucault a Montréal il 9 maggio 1973, nel quadro del colloquio organizzato da Henri F. Ellenberger dal titolo “Faut-il interner les psychiatres?”. Si tratta della trascrizione della registrazione della conferenza, di cui non esiste una versione scritta. La prima versione del testo francese è recentemente apparsa in “Cités”, fuori serie, 2010; una seconda versione è apparsa nel recente “Cahier de l’Herne” dedicato a Foucault e pubblicato nel febbraio 2011.


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11.10.11

Mauro Bertani - Aut Aut n.351 - Un'opera morale (e la storia della psichiatria)


compito del pensiero, ha detto una volta Michel Foucault, è rendere difficili i gesti troppo facili. Compito tanto più complicato e drammatico quando si ha a che fare con le cose che, a loro volta, sono le più difficili. E occuparsi della follia è di certo una di quelle, forse la più difficile di tutte. Il lavoro instancabile compiuto da Foucault nella forma del dissodamento e della ricostruzione delle modulazioni molteplici, variabili, eterogenee, della complicata trama di discorsi e di pratiche a partire da cui gli uomini si sono curati della follia – anche se in genere di quella degli altri – può essere ricondotto, forse persino ridotto, al tentativo di rompere le evidenze accecanti e le certezze troppo sicure di sé affinché gesti appunto troppo facili – internare un uomo, soffocarne o sequestrarne la parola, sospenderne i diritti, somministrargli un farmaco, fissarne l’identità, poco importa se definita come patologica – ritornino a essere difficili. Tutte le conoscenze che sull’enigma della follia si sono costruite, tutti i saperi che sul tentativo di ridurre, se non di abolire, il rapporto “tra l’uomo e i suoi fantasmi, il suo impossibile, il suo dolore senza corpo, la sua carcassa durante la notte” si sono formati, tutti i discorsi che sullo sforzo di rischiarare, se non di cancellare, l’oscura appartenenza dell’uomo alla sragione, si sono edificati, prima e più radicalmente di quanto essi fossero già in grado di fare da soli, Foucault li ha costretti a interrogarsi su di sé – ovvero a compiere quell’esercizio critico, e autocritico, che rappresenta, da almeno due secoli a questa parte, ciò che è più proprio della riflessività e della coscienza di sé di una modernità che si è venuta sviluppando contemporaneamente alla costituzione di un sapere psicologico e psicopatologico. (...)


(cfr. Aut Aut n. 351, pg. 71-72)

Mauro Bertani - Aut Aut n. 351 - Introduzione al cinquantesimo anniversario della pubblicazione di Storia della Follia di Michel Foucault


Sono trascorsi cinquant’anni dal giorno di maggio 1961 in cui Michel Foucault, dopo molte peripezie, disavventure e smarrimenti, che avevano condotto il manoscritto dagli uffici di Gallimard al tavolo di Philippe Ariès presso le edizioni Plon, era riuscito finalmente a pubblicare la sua thèse. Un lasso di tempo sufficiente, crediamo, per cominciare a interrogarci sui destini di un libro iniziato nella lunga “notte svedese” a Uppsala, proseguito “al grande sole ostinato della libertà polacca” a Varsavia e concluso nella quiete indifferente di Amburgo, e per chiederci in particolare come mai questo libro, dalle vicende editoriali tormentate anche in seguito (solo di recente i lettori di lingua inglese hanno finalmente potuto leggere l’edizione integrale del testo, e solo nel 2011 il lettore italiano potrà finalmente disporre di un’edizione senza tagli e omissioni) si sia a sua volta registrato in maniera tanto controversa e contraddittoria nello spazio della nostra cultura e del nostro pensiero. Un lasso di tempo che ha scavato comunque la necessaria distanza storica a partire dalla quale ripensare criticamente la straordinaria inventività e produttività di un libro che, come ha scritto Georges Canguilhem, dovrà essere giudicato essenzialmente come “evento”, in ragione degli “effetti” che avrà prodotto. Effetti (o loro mancata produzione) che abbiamo voluto cominciare a cartografare con questo numero di “aut aut”.

(cfr. Aut Aut n. 351 - Pg. 3)

9.10.11

Foucault e la Storia della Follia (1961-2011) - Aut Aut n. 351

AUT AUT 351 luglio-settembre 2011 Foucault e la “Storia della follia” (1961-2011) Premessa (Mauro Bertani) MATERIALI 1 Michel Foucault “Non esiste cultura senza follia” [1961] Frédéric Gros Nota sulla “Storia della follia” Daniel Defert L’altra scena della pittura Pier Aldo Rovatti “Sarai un malato di mente” (una risposta ai detrattori di Foucault) Mario Colucci La storia negata Pierangelo Di Vittorio Togliersi la corona. Foucault e Basaglia, storia di una ricezione “minore” Mauro Bertani Un’opera morale (e la storia della psichiatria) MATERIALI 2 Michel Foucault Storia della follia e antipsichiatria [1973] Jean-François Bert, Philippe Artières Foucault 1970. “Storia della follia”, atto III Colin Gordon La “Storia della follia” in Inghilterra Alain Beaulieu Foucault e la “Storia della follia” in Nord America Valentín Galván La ricezione della “Storia della follia” in Spagna Cesar Candiotto, Vera Portocarrero Effetti della “Storia della follia” in Brasile

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