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19.8.15

I forti dell'avvenire: il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari - WM 898 e/o FP VOL.VIII TOMO II (105) 9 [153] Autunno 1887


I forti dell'avvenire: il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari 

- WM 898 e/o FP VOL.VIII TOMO II (105) 9 [153] Autunno 1887


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Com'è noto, il riferimento a Nietzsche nel celebre passo 'accelerazionista' di Deleuze e Guattari presente nell'Anti-Edipo (1972) è decisivo nella chiosa finale del paragrafo 'La macchina capitalistica civilizzata' (III Cap. - 9 Paragrafo - pg. 251 - 272). Fino ad oggi, i vari commentatori che si sono succeduti nel tempo sul passo in questione, hanno in parte tralasciato e oscurato il preciso riferimento al 'Große Prozeß' di Friedrich Nietzsche, altri, invece, hanno accennato alla provenienza dell'oscuro riferimento di 'accelerare il processo', da parte di Deleuze e Guattari, citando esplicitamente il libro di Nietzsche 'La volontà di potenza', non riferendosi però mai ad un preciso frammento, al contesto in cui è inserito e quali tematiche produttive sviluppa. Le citazioni del passo originario di Nietzsche provengono sempre dalla letteratura 'secondaria' e non vengono mai citate le fonti originarie dell'opera nietzschiana (tranne una fuggevole nota in Wikipedia, in lingua inglese, nel lemma 'accelerationism', proveniente però dalla letteratura secondaria). 
A nostro avviso, la chiosa finale di 'La macchina capitalistica civilizzata', essendo controversa, non può essere compresa nel suo senso più profondo se non viene esplicitato il riferimento al processo accelerativo di Nietzsche. 
Il celebre passo di Deleuze e Guattari, vero e proprio punto cruciale per i commentatori, soprattutto di area 'accelerazionista', è il seguente:

"Ma quale via rivoluzionaria, ce n'è forse una? Ritirarsi dal mercato mondiale, come consiglia Samir Amin ai paesi del Terzo Mondo, in un curioso rinnovamento della «soluzione economica» fascista? Oppure, andare in senso contrario? Cioè andare ancor più lontano nel movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti, i flussi non sono ancora abbastanza deterritorializzati, abbastanza decodificati, dal punto di vista di una teoria e di una pratica dei flussi ad alto tenore schizofrenico. Non ritirarsi dal processo, ma andare più lontano, «accelerare il processo», come diceva Nietzsche: in verità, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto nulla."

Le nostre ricerche hanno portato ad individuare con precisione il frammento di Nietzsche citato da Deleuze e Guattari nel passo sopra riportato. Si tratta di un frammento presente in due edizioni diverse delle opere postume di Friedrich Nietzsche. Il frammento si intitola 'I forti dell'avvenire'. E' stato composto nell'autunno del 1887. Nell'edizione del 1906 di 'La volontà di potenza' curata da Gast e dalla sorella di Nietzsche gli è stato attribuito arbitrariamente il numero 898 (tale numero si riferisce esclusivamente ad una numerazione progressiva interna al solo Volontà di potenza). Questa edizione del 1906 prevedeva 1.067 frammenti elencati senza un disegno globale coerente e critico. Questa è una storia ben nota, almeno dagli anni Sessanta del secolo scorso, che ha però causato numerosi fraintendimenti.  Lo stesso frammento, con lo stesso titolo 'I forti dell'avvenire' è presente nell'edizione delle Opere complete di Friedrich Nietzsche, a cura di Colli e Montinari. Il frammento è inserito nel Volume VIII, tomo II, intitolato 'Frammenti postumi 1887-1888', ove sono presentati cronologicamente i 372 frammenti che, per i curatori, erano compresi nell'edizione abortita da Nietzsche stesso e da lui intitolata 'La volontà di potenza'.
Il frammento è numerato come (105) 9 [153]. 
Nel testo originale del frammento, Die Starken der Zukunft, il verbo utilizzato da Nietzsche, tratto dal mondo della fisica, è «beschleunigen» il cui significato è letteralmente «rendere accelerato qualcosa procurandone un corso più veloce». Nella traduzione in inglese del 1967 di Kaufmann, la più classica nel mondo anglosassone, si è scelto di tradurre il verbo «beschleunigen» con il verbo inglese «hasten» anziché «accelerate», sebbene anche in questo idioma il termine «accelerate» si riferisca all'aumento intrinseco di velocità di un processo, mentre il significato di «hasten» prende in considerazione la necessità, non solo fisica, di aumentare la velocità. Anche nella lingua italiana è stato scelto il verbo «affrettare», in tutte e due le traduzioni presentate, anziché «accelerare». A maggior ragione, notiamo la differenza tra i due vocaboli: laddove «accelerare» denota il velocizzare intrinseco e fisico di un evento o di un fatto, «affrettare» indica la prescrizione esterna di un aumento di velocità.
In realtà, l'unico commentatore che ci può essere utile nella comprensione sia del passo di Nietzsche sia della citazione nietzscheana di Deleuze e Guattari è Pierre Klossowski (1905-2001), nella sua opera 'Nietzsche e il circolo vizioso(Adelphi, 1981), libro assai amato da Foucault e Deleuze, al quale in esergo è dedicato (l'opera originale in francese è del 1969). L'utilità-fertilità di Klossowski è duplice, sia per la natura esegetica del testo 'Nietzsche e il circolo vizioso', sia per la fruttificazione operata dalle traduzioni klossowskiane del testo nietzscheano. Quest'ultimo aspetto è estremamente importante ai nostri fini. Cerchiamo di chiarirlo: non solo Klossowski è stato un grande traduttore nell'ambito della cultura francese, un 'classico' nell'editoria francofona del '900, in quanto ha tradotto, dal tedesco, opere di Walter Benjamin, Ludwig Wittgenstein, Martin Heidegger (in particolare, nel 1971, il suo 'Nietzsche'). Klossowski ha il merito di esser stato il miglior interprete di Nietzsche in Francia, già con la sua magistrale resa di 'La gaia scienza' nel 1954; ma, in particolare, ha tradotto i 'Fragments posthumes - Autumn 1887-mars 1888' usciti per Gallimard nel 1976. Il frammento 'Les forts de l'avenir' non ha dovuto attendere il 1976 per essere pubblicato nella traduzione klossowskiana in quanto inserito nell'edizione originale di 'Nietzsche et le cercle vicieux' del 1969. Ed è qui che finalmente troviamo il verbo «beschleunigen» tradotto in «accélérer»; dunque, all'origine dell'utilizzo  del verbo 'accelerare' o dell'espressione 'accelerare il processo' di cui ci si avvale nell'esegesi del frammento nietzscheano, c'è il lavorio interpretativo di Klossowski. Deleuze, e Guattari, quando nel finale di 'La macchina capitalistica civilizzata' pongono le fatidiche domande su quale via rivoluzionaria intraprendere, richiamate all'inizio del nostro scritto - e queste domande sono alla base della strategia di fondo dell'accelerazionismo contemporaneo - si rifanno dunque al lavoro teorico e traduttivo di Pierre Klossowski. 
Proponiamo ora la traduzione integrale di Klossowski del frammento (105) 9 [153] 'Les forts de l'avenir':



Per quanto riguarda l'aspetto esegetico
Klossowski prende in esame nelle pagine immediatamente successive (pg. 241 e seguenti, edizione originale francese) l'intero frammento di Nietzsche, I forti dell'avvenire', traendone le debite conseguenze; cioè che il pensiero nietzscheano del 1887 da 'inattuale' è divenuto di un'attualità sconcertante, cent'anni dopo, e che in ultima istanza 'il meccanismo economico di sfruttamento si è decomposto da struttura istituzionale a un insieme di mezzi'. Ciò comporta due precisi risultati: da una parte la società non riesce più a modellare i propri membri come «strumenti» dei propri fini, divenendo essa stessa «strumento» di un meccanismo più grande; dall'altra parte c'è un 'surplus' di forze che, eliminate dal meccanismo, sono disponibili per la formazione di un 'nuovo uomo', il forte dell'avvenire. Per ottenere questo nuovo tipo d'uomo, non bisogna allora combattere questo 'große prozeß' irreversibile, ma semplicemente bisogna favorire la sua accelerazione, o non resistere alla sua accelerazione espansiva inarrestabile che appare essere, ma non è, contraria al suo obiettivo: il livellamento - cioè l'omogeneizzazione nella sua veste perpetrata dalla democratizzazione in essere delle società industriali - è precisamente la 'riduzione' dell'uomo, il suo «rimpicciolimento».  E' contro, o a favore, di questa 'legge inesorabile' che agiranno nel futuro i «forti» e i «livellati», in parti curiosamente e paradossalmente rovesciate. Così come, è contro o a favore dell'«inesorabile legge» della caduta tendenziale della legge di profitto, che si combattono i capitalisti e gli operai, in una controversa metastabilizzazione del futuro del profitto, che è l'altro grande tema del paragrafo sopracitato di Deleuze e Guattari. 
Il testo completo, grazie agli editori Adelphi e Bompiani, è presentato nelle tre traduzioni storiche pubblicate nel 1927 (Treves), 1971 (Giametta), e 1981 (Turolla).

Buona lettura.



I forti dell'avvenire (Autunno 1887)

Ciò che in parte il bisogno, in parte il caso hanno qua e là raggiunto, ossia le condizioni per la produzione di una specie più forte: tutto questo possiamo ora comprenderlo e volerlo consapevolmente; possiamo creare le condizioni in cui un tale potenziamento sia possibile. 

L'«educazione» ha avuto finora di mira l'utile della società, non già il maggior utile possibile dell'avvenire, bensì l'utile della società in quel momento esistente. Si volevano «strumenti» per essa. Posto che ricchezza di energia fosse maggiore, si potrebbe pensare a una DETRAZIONE DI FORZE il cui fine non fosse l'utile della società, ma un utile futuro -
Un tal compito sarebbe tanto più da proporre, quanto più si comprendesse in che misura la forma presente della società è in forte trasformazione, al punto di non poter più esistere, un giorno futuro, per se stessa, ma solo più come mezzo nelle mani di una razza più forte. Il crescente rimpicciolimento dell'uomo è appunto la forza motrice per pensare all'allevamento di una razza più forte, che troverebbe il suo sovrappiù proprio nella sfera in cui la specie rimpicciolita si indebolirebbe sempre di più (volontà, responsabilità, sicurezza di sé, capacità di porsi degli scopi).
I mezzi sarebbero quelli che la storia insegna: l'isolamento attraverso interessi di conservazione opposti a quelli che sono oggi correnti; l'esercitarsi in giudizi di valore opposti; la distanza come pathos; la coscienza libera in ciò che oggi è più sottovalutato e vietato. 
Il livellamento dell'uomo europeo è il grande processo che non si deve ostacolare: bisognerebbe affrettarlo ancora di più.
È così data la necessità dello spalancarsi di un abisso, della distanza, della gerarchia: non la necessità di rallentare quel processo.
Questa specie livellata, appena è raggiunta, abbisogna di una giustificazione, che consiste nel servire un tipo superiore, sovrano, che sta sopra di essa e che solo poggiando su di essa può innalzarsi al suo compito.
Non solo una razza di signori, il cui compito si esaurisca nel governare; ma una razza con una propria sfera di vita, con un sovrappiù di forza per la bellezza, il valore, la cultura, il comportamento, sino a ciò che è più spirituale; una razza affermatrice, che possa concedersi ogni grande lusso..., abbastanza forte per non aver bisogno della tirannia dell'imperativo della virtù, abbastanza ricca per non aver bisogno della parsimonia e della pedanteria, al di là di bene e male; una serra per piante speciali e scelte.

Friedrich Nietzsche - Frammenti postumi 1887-1888
Volume VIII, tomo II delle « Opere di Friedrich Nietzsche »
Edizione italiana condotta sul testo critico stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari.

Titolo del frammento : 
I forti dell'avvenire ( 105 ) 9 [ 153 ]
(Adelphi, 1971) - 
Traduzione: Sossio Giametta

*** Ringraziamo il filosofo Luigi Rustichelli per l'aiuto prezioso nella ricerca del frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche



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I forti dell'avvenire 

Ciò che in parte la necessità, in parte il caso hanno ottenuto sporadicamente, ciò le condizioni per la produzione di una specie più forte, possiamo ora comprenderlo e volerlo scientemente: noi possiamo creare le condizioni in cui una simile elevazione sia possibile.
Finora, l'«educazione» ha mirato all'utile della società: non ciò che è più utile per l'avvenire, ma l'utile della società esistente. Si volevano «strumenti» per questa società. Posto che fossimo più ricchi di energie, si potrebbe pensare a trattenere una quota non destinata a giovare alla società, ma per un'utilità futura. 
Tanto più dovremmo porci un simile compito, quanto più comprendessimo come la forma presente della società si trovi in una fase di forte trasformazione: cioè sulla via che potrà un giorno portarla a non esistere più per se stessa, ma soltanto come un mezzo nelle mani di una razza più forte.
Il crescente rimpicciolimento dell'uomo è precisamente la forza che spinge a pensare all'allevamento di una razza più forte, una razza i cui tratti eccessivi sarebbero proprio quelli in cui la specie rimpicciolita diventerebbe sempre più debole (cioè volontà, responsabilità, sicurezza, facoltà di porsi degli scopi). 
mezzi sarebbero quelli che la storia insegna: l'isolamento mediante interessi di conservazione opposti a quelli che sono oggi gli interessi medi; l'addestramento a produrre valutazioni opposte; la distanza considerata come pathos; la libera coscienza in ciò che oggi è disprezzato e vietato.
Il livellamento dell'uomo europeo è il grande processo che non si deve ostacolare: anzi, lo si dovrebbe affrettare.
Da ciò risulta la necessità di aprire un abisso, di creare distanze e una gerarchia: non la necessità di rallentare quel processo. 
Nel momento in cui la si sia ottenuta, questa specie livellata ha bisogno di una giustificazione: e questa si trova nel servire una specie più alta e sovrana, che si basa su quella e solo basandosi su quella può elevarsi al proprio compito.
Non si avrà soltanto una razza di signori il cui compito si esaurisca nel governare, ma una razza con una propria sfera vitale, energie in eccesso per la bellezza, il coraggio, la cultura, le maniere, giungendo a ciò che c'è di più spirituale: una razza affermatrice che si può concedere ogni grande lusso - abbastanza forte per non avere bisogno della tirannia dell'imperativo della virtù, abbastanza ricca per non avere bisogno della parsimonia e della pedanteria, di là dal bene e dal male; una serra per piante rare ed elette.

Friedrich Nietzsche - La volontà di potenza
Saggio di una trasvalutazione di tutti i valori

Frammenti postumi ordinati da Peter Gast e Elisabeth Förster-Nietzsche. Nuova edizione italiana a cura di Maurizio Ferraris e Pietro Kobau

Titolo del frammento : 
I forti dell'avvenire ( 898 )
(Bompiani, 1992) 
Traduzione: Angelo Treves (1927, per la casa editrice Monanni, Milano, prima edizione italiana autorizzata, Volume 9, La volontà di potenza) 
trad. rivista da Pietro Kobau (1992)


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I forti dell'avvenire

   « Ciò che è stato individuato qua e là, in parte dalla necessità, in parte dal caso, e cioè le condizioni propizie al prodursi di una specie più forte : è quanto siamo ormai in grado di capire e di volere consapevolmente : noi possiamo produrre le condizioni che consentono tale innalzamento.
   «Fino ad oggi, l'educazione aveva come obiettivo esclusivo il bene della società : non già il maggior bene possibile per il bene possibile per il futuro, bensì solo quello per la società esistente. Per essa si cercavano solo degli "strumenti".
Ammesso che la ricchezza di forze sia maggiore, si potrebbe concepire una sottrazione di forze il cui scopo fosse il bene non più della società, ma del futuro, - questo sarebbe il compito da porsi, una volta capito in che senso la forma attuale della società si trovi impegnata in una poderosa trasformazione che la condurrà a non poter più esistere per se stessa, bensì soltanto quale mezzo in possesso di una razza più forte.
   « La mediocrità crescente dell'essere umano è appunto la forza che ci induce a pensare all'addestramento di una razza più forte, la quale troverebbe il suo eccedente proprio in ciò che rende più debole la specie già mediocre (volontà, responsabilità, sicurezza di sé, potersi fissare degli scopi).
   « I mezzi sarebbero quelli insegnati dalla storia : l'isolamento mediante interessi di conservazione, all'inverso di quelli che oggi formano la media : l'esercizio dei valori invertiti; la distanza in quanto pathos; la libera coscienza in tutto quanto è oggi meno stimato e più biasimevole.
   « L'ugualizzazione dell'uomo europeo è attualmente il grande processo irreversibile, e si dovrebbe anche accelerarlo.
   « Da ciò, la necessità di scavare una fossa, di creare una distanza, una gerarchia, e non già la necessità di rallentare il processo.
   « Questa specie ugualizzata, una volta che si sia realizzata, esigerà una giustificazione : che è appunto quella di servire a una specie sovrana, la quale si fonda su quella che l'ha preceduta e solo perciò può innalzarsi al proprio compito. Non solo una razza di padroni che si limitino a governare, bensì una razza che abbia la propria sfera di vita, un eccedente di forza per la bellezza, il coraggio, la cultura, le maniere anche in quello che vi è di più spirituale; una razza affermativa che può concedersi qualunque lusso... abbastanza potente da non aver bisogno né della tirannia dell'imperativo di virtù, né della parsimonia, né della pedanteria, al di là del bene e del male : che formi una serra di piante rare e singolari ».

Pierre Klossowski - Nietzsche e il circolo vizioso
(Adelphi, 1981) - 
[ ed. orig. fr. Mercure de France, 1969 ]
Traduzione dal tedesco: Pierre Klossowski (1969)
Traduzione dal francese: Enzo Turolla (1981)

La nota dell'editore (Adelphi), presente nell'edizione originale del 1981 di 'Nietzsche e il circolo vizioso' afferma quanto segue:
" La traduzione klossowskiana dei testi di Nietzsche è legata in modo indissolubile all'interpretazione che di quei testi viene qui proposta. A tali traduzioni ci siamo perciò attenuti. "

Il frammento 'I forti dell'avvenire' è basato sul testo originale nietzscheano, tratto dai quaderni autografi di Nietzsche e presentati nella seguente edizione:
Friedrich Nietzsche - Frammenti postumi 1887-1888
Volume VIII, tomo II delle « Opere di Friedrich Nietzsche »
Edizione italiana condotta sul testo critico stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari.

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Die Starken der Zukunft. - 9 [ 153 ] (105)

Was theils die Noth, theils der Zufall hier und da erreicht hat, die Bedingungen zur Hervorbringung einer stärkeren Art : das können wir jetzt begreifen und wissentlich wollen : wir können die Bedingungen schaffen, unter denen eine solche Erhöhung möglich ist.
Bis jetzt hatte die «Erziehung» den Nutzen der Gesellschaft
im Auge : nicht den möglichsten Nutzen der Zukunft,
sondern den Nutzen der gerade bestehenden Gesellschaft.
«Werkzeuge» für sie wollte man. Gesetzt, der Reichthum an Kraft wäre größer, so ließe sich ein Abzug von Kräften denken, dessen Ziel nicht dem Nutzen der Gesellschaft gälte, sondern einem zukünftigen Nutzen, -
Eine solche Aufgabe wäre zu stellen, je mehr man begriffe, inwiefern die gegenwärtige Form der Gesellschaft in einer starten Verwandlung wäre, um irgendwann einmal nicht mehr um ihrer selber willen existiren zu können : sondern nur noch als Mittel in den Händen einer stärkeren Rasse.
Die zunehmende Verkleinerung des Menschen ist gerade die
treibende Kraft, um an die Züchtung einer stärkeren Rasse zu denken : welche gerade ihren Überschuß darin hätte, worin die verkleinerte Species schwach und schwächer würde (Wille, Verantwortlichkeit, Selbstgewißheit, Ziele-sich-setzen-können).
Die Mittel wären die, welche die Geschichte lehrt : die Isolation durch umgekehrte Erhaltung-Interessen, als die durchschnittlichen heute sind ; die Einübung in umgekehrten  
Werthschätzungen ; die Distanz als Pathos ; das freie Gewissen im heute Unterschätztesten und Verbotensten.
Die Ausgleichung des europäischen Menschen ist der große Prozeß, der nicht zu hemmen ist : man sollte ihn noch beschleunigen. 
Die Notwendigkeit für eine Kluftaufreißung, Distanz, Rangordnung ist damit gegeben : nicht die Notwendigkeit, jenen Prozeß zu verlangsamen.
Diese ausgeglichene Species bedarf, sobald sie erreicht ist, einer Rechtfertigung : sie liegt im Dienste einer höheren souveränen Art, welche auf ihr steht und erst auf ihr sich zu ihrer Aufgabe erheben kann. 
Nicht nur eine Herren-Rasse, deren Aufgabe sich damit erschöptfe, zu regieren : sondern ein Rasse mit eigener Lebenssphäre, mit einem Überschß von Kraft für Schönheit, Tapferkeit, Kultur, Manier bis in's Geistigste ; eine bejahende Rasse, welche sich jeden großen Luxus gönnen darf -, stark genug, um die Tyrannei des Tugend-Imperativs nicht nöthig zu haben, reich genug, um die Sparsamkeit und Pedanterie nicht nöthig zu haben, jenseits von Gut und Böse ; ein Treibhaus für sonderbare und ausgesuchte Pflanzen.

Friedrich Nietzsche - Sämtliche Werke
Kritische Studienausgabe - Band 12
DTV de Gruyter

Nachgelassene Fragmente 1885 - 1889 
1. Teil : 1885 - 1887

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WM 898 (Spring-Fall 1887) The strong of the future.-

That which partly necessity, partly chance has achieved here and there, the conditions for the production of a stronger type, we are now able to comprehend and consciously will: we are able to create the conditions under which such an elevation is possible. 
Until now, "education" has had in view the needs of society: not the possible needs of the future, but the needs of the society of the day. One desired to produce "tools" for it. Assuming the wealth of force were greater, one could imagine forces being subtracted, not to serve the needs of society but some future need. 
Such a task would have to be posed the more it was grasped to what extent the contemporary form of society was being so powerfully transformed that at some future time it would be unable to exist for its own sake alone, but only as a tool in the hands of a stronger race. 
The increasing dwarfing of man is precisely the driving force that brings to mind the breeding of a stronger race—a race that would be excessive precisely where the dwarfed species was weak and growing weaker (in will, responsibility, self-assurance, ability to posit goals for oneself ). 
The means would be those history teaches: isolation through interests in preservation that are the reverse of those which are average today; habituation to reverse evaluations; distance as a pathos; a free conscience in those things that today are most undervalued and prohibited. 
The homogenizing of European man is the great process that cannot be obstructed: one should even hasten it. 
The necessity to create a gulf, distance, order of rank, is given eo ipso--not the necessity to retard the process. 
As soon as it is established, this homogenizing species reguires a justification: it lies in serving a higher sovereign species that stands upon the former and can raise itself to its task only by doing this. 
Not merely a master race whose sole task is to rule, but a race with its own sphere of life, with an excess of strength for beauty, bravery, culture, manners to the highest peak of the spirit; an affirming race that may grant itself every great luxury — strong enough to have no need of the tyranny of the virtue-imperative, rich enough to have no need of thrift and pedantry, beyond good and evil; a hothouse for strange and choice plants .

Friedrich Nietzsche - The Will of Power

Translated by Walter Kaufmann and R.J. Hollingdale
Edited by Walter Kaufmann (Copyright, 1967)
Random House, New York, 1967
or Vintage Books Edition (September 1968) 
or Knopf Doubleday Publishing Group (2011, pg. 478)

Picblog: Anthony p. Iannini 'Nietzsche' (2005)

5.9.13

Gilles Deleuze + Fèlix Guattari : Anti-Oedipus: Capitalism and Schizophrenia (Bloomsbury Revelations, Paperback) - 25 - 04 - 2013


The collaboration of the philosopher Gilles Deleuze and the psychoanalyst Felix Guattari has been one of the most profoundly influential partnerships in contemporary thought.Anti-Oedipus is the first part of their masterpiece, Capitalism and Schizophrenia. Ranging widely across the radical tradition of 20th Century thought and culture that preceeded them - from Foucault, Lacan and Jung to Samuel Beckett and Henry Miller - this revolutionary analysis of the intertwining of desire, reality and capitalist society is an essential read for anyone interested in postwar continental thought.

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18.11.12

Massimo Recalcati: L’epoca senza Edipo @ La Repubblica 17 novembre 2012



L’epoca senza Edipo
Il desiderio onnipotente di Deleuze e Guattari

Quest’anno ricorre il quarantennale dell’uscita di un libro che fece epoca: l’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari che uscì a Parigi nel1972. Si tratta della più potente critica alla pratica e alla teoria della psicoanalisi mossa da “sinistra”. Oggi, come sappiamo, imperversa la critica conservatrice: contro la psicoanalisi vengono invocati la psicologia scientifica, il potere chimico dello psicofarmaco, l’autorità esclusiva della psichiatria nel trattamento del disagio mentale. Invece gli autori dell’Anti-Edipo (un filosofo già molto noto e un brillante psichiatra analizzante di Lacan con il quale ruppe bruscamente) non rimproverano affatto alla psicoanalisi di non essere sufficientemente scientifica nella sue affermazioni teoriche e nella sua pratica clinica, ma qualcosa di assai più radicale. Le rimproverano di essere al servizio del potere e dell’ordine stabilito. La loro accusa è che la psicoanalisi dopo aver scoperto il “desiderio inconscio” ha volutamente ridotto la portata rivoluzionaria di questa scoperta mettendosi al servizio del padrone. Su cosa si reggerebbe il culto psicoanalitico dell’Edipo se non sull’obbedienza cieca alla Legge repressiva e mortificante del padre?
Nonostante la violenza spietata degli Anti-Edipo gli psicoanalisti dovrebbero leggere e rileggere ancora oggi la loro opera come un grande vento di primavera. Sotto la retorica rivoluzionaria della liberazione del corpo schizo, fuori-Legge, del “corpo senza organi” come macchina desiderante, come fabbrica produttiva del godimento pulsionale, questo libro contiene una serie di rilievi alla psicoanalisi che non si possono accantonare: la critica relativa all’uso paranoico e violento dell’interpretazione (se un paziente dice X vuole dire Y), una rappresentazione dell’inconscio come teatrino familaristico, chiuso su se stesso, che perderebbe di vista il suo carattere sociale e i suoi infiniti concatenamenti collettivi, una apologia conformista e moralista del principio di realtà e dell’adattamento come fine ultimo della pratica analitica, l’uso tutto politico del denaro che seleziona i pazienti in base al loro reddito, una valorizzazione dell’Io e del suo principio di prestazione, eccetera.
Eppure questo libro va molto al di là di questo, perché ha mobilitato alla rivolta una intera generazione, quella del ’77. Quest’opera è una critica politica alla psicoanalisi che non promuove tanto una improbabile teoria alternativa a quella psicoanalitica (la schizoanalisi) ma una vera e propria teoria della rivoluzione dove “tutto è possibile”. A questa teoria si sono abbeverati con entusiasmo i giovani della mia generazione.
Foucault aveva dichiarato che il nostro secolo forse sarebbe stato deleuziano. Aveva ragione ma in un senso probabilmente molto diverso da quello che auspicava. Il deleuzismo è sfuggito dalle mani di Deleuze (come spesso accade per tutti gli “ismi”). L’Anti-Edipo ha dato involontariamente la stura ad un elogio incondizionato del carattere rivoluzionario del desiderio contro la Legge che ha finito paradossalmente per colludere con l’orgia dissipativa che ha caratterizzato i flussi – non delle macchine desideranti come si auspicavano Deleuze e Guattari – ma di denaro e di godimento che hanno alimentato la macchina impazzita del discorso del capitalista. Lacan aveva provato a segnalare ai due questo pericolo. In una intervista rilasciata a Rinascita nel maggio del 1977 a chi gli chiedeva un parere sull’Anti-Edipo rispose che «L’Edipo costituisce di per se stesso un tale problema per me che non penso che ciò che Deluze e Guattari hanno voluto intitolare l’Anti-Edipo possa avere il minimo interesse». Lacan avverte che non bisogna premere il grilletto troppo rapidamente sul padre. La contrapposizione rivoluzionaria tra le macchine desideranti e la Legge, tra la spinta impersonale e de-territorializzante della potenza del desiderio e la tendenza conservatrice alla territorializzazione 
rigida del potere e delle sue istituzioni (Chiesa, Esercito, famiglia, psicoanalisi… ) rischiava di dissolvere il senso etico della responsabilità soggettiva. Per Deleuze e Guattari la parola soggetto è infatti una parola da mettere al bando, così come Legge, castrazione, mancanza. L’Anti-Edipo compie un elogio a senso unico della forza della pulsione che lo fa scivolare fatalmente in una prospettiva di naturalizzazione vitalistica dell’umano. La liberazione dei flussi del desiderio reagisce giustamente al culto rassegnato del principio di realtà al quale sembra votarsi la psicoanalisi, senza accorgersi di generare un nuovo mostro: il mito della schizofrenia come nome della vita che rigetta ogni forma di limite. Il mito del corpo schizo come corpo anarchico, a pezzi, pieno, senza organi, costruito come una macchina pulsionale che gode ovunque, antagonista alla gerarchia dell’Edipo, si è tradotto nei flussi della macchina cinica e perversa del discorso capitalista.
Eppure l’Anti-Edipo a rileggerlo oggi è anche molto più di questo. Non è solo la celebrazione di un desiderio che non riesce a fare i conti con la Legge della castrazione. C’è una linea più sottile che attraversa questo libro e che la nostra generazione non è riuscita probabilmente a cogliere sino in fondo. È un grande tema dell’Anti-Edipo se non il tema centrale. Deleuze e Guattari lo ripropongono attraverso le parole dello psicoanalista Reich: «perché le masse hanno desiderato il fascismo?». Problema che ritroviamo intatto già in Spinoza: perchè gli uomini combattono per la loro servitù come se si trattasse della loro libertà?
In Millepiani Deleuze e Guattari, quasi dieci anni dopo l’Anti-Edipo, devono ritornare sull’opposizione tra desiderio e Legge con una precisazione che avrebbe dovuto essere presa più sul serio. Attenzioni ai micro-fascismi, ai micro-edipi che s’insediano proprio là dove pensavamo ci fosse il flusso liberatorio del desiderio. «La madre – scrivono i due – può credersi autorizzata a masturbare il figlio, il padre può diventare mamma». Un’autocritica che suona anticipatrice dei nostri tempi. Come Nietzsche avvertiva gli uomini che vivevano nell’annuncio liberatorio della morte di Dio del rischio di generare nuovi idoli (lo scientismo, il fanatismo ideologico, l’ateismo stesso, ogni specie di fondamentalismo), allo stesso modo Deleuze e Guattari avvertono che esiste un pericolo insidioso inscritto nella stessa teoria del desiderio come flusso infinito, come “linea di fuga” che oltrepassa costantemente il limite. Attenzione, sembrano dirci, che questa linea «non si converta in distruzione, abolizione pura e semplice, passione d’abolizione». Attenzione che questa “linea di fuga” che rigetta il limite non diventi una “linea di Morte”.
Painting: [Hieronymus Bosch (attr. a), Il concerto nell’uovo/Le concert dans l’œuf, XVI sec., Olio su tela, Musée de Beaux-Arts, Lille]

28.10.12

Félix Guattari: UNA TOMBA PER EDIPO PSICOANALISI E TRASVERSALITÀ - MIMESIS, ITA, 2012


Félix Guattari

UNA TOMBA PER EDIPO

PSICOANALISI E TRASVERSALITÀ


Guattari segna una rottura epistemologica con la psicoanalisi attaccando frontalmente il complesso di Edipo. L’inconscio non è più un teatro del desiderio familiare ma lo spazio di produzione sociale del desiderio. L’autore, attraverso uno studio approfondito delle famose pagine di Freud dedicate al complesso di Edipo, rintraccia i meccanismi sottili della prevaricazione autoritaria e gerarchica in difesa dello status quo; l’inconscio, con il padre della psicoanalisi, diventa un insieme di credenze e di rappresentazioni indotte. In questo modo il testo di Guattari affronta i limiti dei tradizionali discorsi teorici sulla psicoanalisi e propone una chiave interpretativa originale e tutt’ora ineguagliata. Il nodo principale su cui si sofferma Guattari è un modo di rileggere la schizofrenia non solo come malattia mortale, ma come tentativo disperato di comunicazione di un malessere individuale, che come tale potrebbe trasformarsi in una possibilità di accoglimento dei molteplici esseri che convivono in ognuno. Scritte nei primi anni Settanta, ben prima della attuali crisi che attraversano la psicoanalisi sia come pratica che come disciplina scientifica, le pagine di Guattari si sono dimostrate profetiche. Questo volume aiuta anche a meglio comprendere L’antiedipo, altra opera composta da Guattari assieme a Gilles Deleuze. I due testi sono forse le opere più significative dell’antipsichiatria.

Félix Guattari (1930-1992) è stato non solo filosofo, ma anche medico e psicoanalista. Aderisce alla scuola freudiana di Parigi sotto la guida di Jacques Lacan. Riconosciuto universalmente come uno dei padri dell’antipsichiatria, Guattari poté elaborare le sue teorie all’ospedale di La Borde, uno dei principali centri psichiatrici francesi che diresse fino alla prematura scomparsa. Guattari fu anche uno dei fondatori in Francia del movimento ecologista, cui contribuì sia sul versante organizzativo che teorico. Dopo il Sessantotto Guattari intraprese una attiva e straordinaria collaborazione con il grande filosofo Gilles Deleuze con il quale pubblicò opere decisive come: L’antiedipo, 1972;Kafka. Per una letteratura minore, 1975; Millepiani, 1980; Che cos’è la filosofia?,1991.

28.8.12

Daniel Paul Schreber - Memorie di un malato di nervi (Adelphi, Ita, 1974)


Daniel Paul Schreber, presidente della Corte d’Appello di Dresda, figlio di un illustre educatore dalle idee ferocemente rigide, ebbe nel 1893, a cinquantun anni, una grave crisi nervosa ed entrò nella clinica psichiatrica di Lipsia, affidandosi all’autorità del suo direttore, l’anatomista P.E. Flechsig. La crisi aveva avuto inizio quando un giorno, nel dormiveglia, il presidente Schreber si era trovato a pensare che «dovesse essere davvero molto bello essere una donna che soggiace alla copula». A partire da questo punto si sviluppò in lui un prodigioso delirio, che lo fece passare per tutti gli estremi della tortura e della voluttà, coinvolgendo dèi, astri, demiurghi, complotti, «assassinii dell’anima», catastrofi cosmiche, rivolgimenti politici. Al centro di tutto erano la convinzione, in Schreber, di trovarsi vicino a essere trasformato in donna, e la sua lotta stremante contro un Dio doppio e persecutore. È comunque difficile dare un’idea in poche parole della sconvolgente architettura di immagini, nessi, illuminazioni tragiche e comiche che il lettore incontrerà in questo libro, scritto da Schreber dopo sei anni di malattia, con lo scrupolo di uno specchiato magistrato prussiano, con fermo rigore logico, con sprazzi di paurosa intelligenza, con la cupa determinazione di un trattatista gnostico, allineando pacatamente la sequenza di enormità che aveva vissuto e ragionandoci sopra. Con queste Memorie egli voleva, fra l’altro, dimostrare di non essere pazzo – e incredibilmente ci riuscì, sicché il suo ricorso in appello contro la sentenza di interdizione venne accolto, permettendogli di tornare a vivere per qualche tempo nella società. Della eccezionale importanza di questo testo si accorse per primo Jung, che lo citava già nel 1907 e lo fece leggere a Freud nel 1910. Anche Freud ne fu subito molto impressionato, e scrisse a Jung che Schreber «avrebbe dovuto essere fatto professore di psichiatria». La lettura di queste Memorie fece cristallizzare in Freud la teoria della paranoia, e così nacque il suo famoso saggio universalmente noto come «il caso Schreber», che sarà una delle occasioni su cui scoppierà il dissenso con Jung. Ben meno conosciute – fra l’altro perché la famiglia di Schreber sequestrò gran parte dell’edizione originale – sono le Memorie, che invece meritano di essere considerate uno dei libri-chiave della nostra epoca. E infatti nel corso degli anni, e soprattutto in questi ultimissimi tempi, un nugolo di interpretazioni si è addensato intorno a esse, sicché questo testo è diventato una sorta di prova del fuoco della teoria psicoanalitica, come ha visto Lacan nel lungo saggio che gli ha dedicato. Ma, anche al di fuori del contesto psicoanalitico, le Memorie di Schreber agiscono come una provocazione potente: basterà ricordare le memorabili pagine su Schreber in Massa e potere di Elias Canetti, che illuminano il rapporto fra paranoia e potere politico. Alla fine del volume, nella Nota sui lettori di Schreber di Roberto Calasso, il lettore troverà una analisi dei più importanti studi che su questo libro sono stati scritti negli ultimi ottant’anni. Le Memorie sono apparse per la prima volta nel 1903. 
(Note scritte da Roberto Calasso)
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11.6.12

Gilles Deleuze - Derrames entre el capitalismo y la esquizofrenia (Cactus, Argentina, 2005)



Gilles Deleuze Derrames entre el capitalismo y la esquizofrenia 


Cómo se lee esto? Hay que hacer una experimentación e ir obteniendo un método. "Siempre se trata de flujos", dice Deleuze. ¿Qué hacer con ese enunciado para que no se vuelva de sujeto a sujeto? Una especie de retroactiva, de rebote inmediato, de líquido que reviente contra el punto después de la palabra "flujos" y retorne como una ola sobre el enunciado manteniéndolo líquido. No es tan fácil leer. No es preguntarse quién lo dice, cuál su sentido, qué significará ese concepto. No es tan fácil leer un experimento de escritura. Se requiere un experimento de lectura, que es una cosa mucho más rara. Derrames entre el capitalismo y la esquizofrenia es la primera edición castellana de clases de Gilles Deleuze en torno a los problemas, los conceptos y las tesis que constituyen la serie El Anti-Edipo/Mil Mesetas. Desde su singular interpretación del modo en que funciona el capitalismo y su ensamble histórico con el psicoanálisis en el terreno de la producción deseante y la producción de enunciados; a través del recorrido de experiencias concretas -cotidianas, clínicas, biológicas, musicales, literarias- y la producción conceptual para pensarlas, Deleuze se lanza sobre aquello que da continuidad a la serie Capitalismo y Esquizofrenia, y quizás a toda su obra: la búsqueda de modos y conceptos para un pensamiento materialista e intensivo que acompañe las experimentaciones inconscientes, sociales y políticas de nuestra época.



INDICE 
Prólogo. Leer, escuchar, escribir (8)
Parte 1
Capitalismo, psicoanálisis esquizoanálisis. (17)
Clase I. Capitalismo y esquizofrenia. Introducción al esquizoanálisis. 19
Clase II. Los flujos: codificación y descodificación 37
Clase III. La reducción edípica. Capitalismo y flujos diferenciales. 49
Clase IV. Tareas del esquizoanálisis. 71
Clase V. Economía política y psicoanálisis. Inconsciente maquínico e intensidades. 83
Clase VI. Estado de los flujos en el capitalismo: axiomática. 97
Clase VII. Diferencia entre Código y Axiomática 117
Clase VIII. Economía política y psicoanálisis. Más allá del paralelismo 139
Anexos a la Parte 1. 151
Parte 2
Deseo y producción de enunciados. (163)
Clase IX. Masa, manada, edipo y contra-edipo sobre el cuerpo sin órganos. 165
Clase X. Sobre la producción de enunciados y la concepción del deseo. El cogito. 179
Clase XI. Estratos y desestratificación sobre el cuerpo sin órganos 199
Clase XII. Deseo, producción de enunciados e intercambio. Sobre Baudrillard. 221
Clase XIII. Flujos y relaciones entre flujos en la producción de enunciados. Sobre Faye. 247
Parte 3Elementos para una filosofía materialista
de las intensidades (271)
Clase XIV. Los afectos y la operación psicoanalítica en el caso del pequeño Hans. 273
Clase XV. La univocidad del Ser y la diferencia como grados de potencia. Sobre Spinoza. 281
Clase XVI. Tres direcciones de búsqueda en torno al carácter intensivo de los agenciamientos maquínicos. 293
Clase XVII. Elementos para una cartografía. Longitud y latitud de un cuerpo. 303
Parte 4Música (317)
Clase XVIII. El plano de consistencia sonoro. 319
Clase XIX. Tiempo pulsado y tiempo no pulsado. 345
Clase XX . Música y metalurgia. 361

1.5.12

Fritz Kahn: Der Mensch als Industriepalast (1926) + Henning Lenderer (animation, 2010)

In 1926 German physician, artist and writer Fritz Kahn created this fascinating chromolithograph of the human body and it’s imaginary inner workings. Conceived at a time when Germany was a world leader in the chemicals industry, Der Mensch als Industriepalast (Man as Industrial Palace) compartmentalized the body, creating rooms where workers diligently carried out the circulatory, digestive, metabolic and respiratory work of the body. In this modernist view of anatomy each input, be it air or food, was broken down into it’s individual elements. After being forgotten for many years, Henning Lenderer, a German visual communication and animation student, has recently breathed new life into the classic poster. Illustrating 6 different cycles within the “human factory,” he created a captivating and highly detailed animation of the poster as it has never been seen before. Be sure to check out the video at the bottom of this post and his full presentation of the project at industriepalast.com. (Read more on Visualnews website)