25.11.11

De Kerckhove Derrick, Dall'alfabeto a Internet. L’homme “littéré”: Alfabetizzazione, cultura, tecnologia (Mimesis, 2008)




C’è una differenza radicale fra le culture orali e le culture della scrittura? Ci sono differenze specifiche fra i diversi tipi di scrittura? I diversi tipi di scrittura possono favorire l’emergere di specifiche attitudini culturali? Domande di questo tipo, che derivano direttamente dall’elaborazione di McLuhan sul tema della comunicazione e dei media, sono affrontate da Derrick de Kerckhove in questo libro, con l’usuale piglio antiaccademico ma senza alcuna concessione alla “mediatizzazione” dei problemi. Sappiamo bene che la comparsa dell’alfabeto fonetico greco-romano ha favorito l’emergere, dapprima in occidente e poi anche nel resto del mondo, di un nuovo modo di pensare la realtà, la persona e la società – e naturalmente di vivere l’esperienza umana: l’uomo alfabetico, o “littéré”, come dice de Kerckhove con un arguto neologismo. Ma quali passaggi sono stati necessari, attraverso quali modalità queste trasformazioni sono emerse? E, per esempio, come si è evoluto il primo nucleo di autorappresentazione nato nel teatro greco fino a diventare il soggetto moderno? Se l’uomo non ha mai cessato di sperimentare su se stesso, sulla propria psiche, gli effetti di ritorno delle proprie invenzioni, questa sperimentazione ha assunto forme diverse a seconda degli strumenti di comunicazione di volta in volta fondamentali nelle varie civiltà. Dall’alfabeto a Internet, dunque, ci sono continuità e discontinuità. Ma se oggi siamo al tramonto dell’uomo alfabetico e all’emergere di una nuova formazione culturale e antropologica (il che dimostra che la cosiddetta “natura umana” non ha nulla di stabile né di permanente), ciò avviene perché è il linguaggio, lo strumento e l’ambito di mediazione fondamentale tra noi e il mondo, che sta cambiando con l’avvento della società in rete. De Kerckhove ci aiuta ancora una volta a comprendere questo passaggio e ad orientarci nella complessità dell’esperienza contemporanea.
Derrick de Kerckhove, nato in Belgio nel 1944 e naturalizzato canadese, considerato l’erede intellettuale di Marshall McLuhan, di cui è stato assistente dal 1972 al 1980, è direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia dell’Università di Toronto. Con lui le tradizionali impostazioni della cosiddetta “Toronto Communication School” si aprono alle neuroscienze e all’analisi dei media digitali. I suoi concetti di “brainframes” e di “intelligenza connettiva” sono al centro del dibattito contemporaneo sulla cultura e sull’arte. Ordinario alla University of Toronto in Canada e all’Università Federico Secondo di Napoli, è anche titolare della ricerca in Educazione e Tecnologia presso la Biblioteca del Congresso di Washington, e supervisor del Programma di ricerca PhD Planetary-Collegium/M-Node a Milano. Fra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo La Civilizzazione videocristiana (1990), Brainframes: Tecnologia, Mente e Business (1991), La Pelle della Cultura (1995), Connected Intelligence: The Arrival of The Web Society (1997), The architecture of Intelligence (2001) e La conquista del Tempo (2002).